Le principali case automobilistiche hanno intensificato gli investimenti negli e‑fuel, carburanti sintetici che mirano a ridurre l’impatto climatico del trasporto su strada. Questi progetti prevedono la sintesi di combustibili impiegando idrogeno verde e CO₂ catturata, con l’obiettivo di ottenere una benzina a bilancio di CO₂ neutro fruibile nei motori a combustione esistenti.
Porsche figura tra i protagonisti più visibili della sperimentazione. L’azienda tedesca ha avviato impianti pilota e partecipa a consorzi internazionali per industrializzare la produzione di e‑fuel. Dal punto di vista ESG, la sfida principale resta la riduzione dei costi e dell’intensità energetica dei processi, condizioni necessarie per rendere la soluzione praticabile su larga scala.
Da dove nasce il problema dei costi
La riduzione dei costi e dell’intensità energetica resta la condizione necessaria per rendere gli e‑fuel praticabili su larga scala. Il nodo principale è energetico: estrarre e trasformare CO₂ dall’atmosfera e produrre idrogeno tramite elettrolisi richiedono grandi quantità di energia elettrica. Anche utilizzando fonti rinnovabili, le spese operative e le complesse fasi chimiche fanno lievitare i costi.
Un esempio operativo segnala che l’e‑fuel prodotto in un impianto pilota in Cile ha raggiunto un prezzo fino a circa 9 euro al litro. Tale soglia risulta incompatibile con la diffusione commerciale nei mercati automobilistici tradizionali.
Necessità di innovare
Per abbattere i costi è necessario intervenire su due fronti complementari. Innanzitutto va ottimizzata la cattura della CO₂, aumentando efficienza e riducendo consumi energetici per tonnellata di CO₂ rimossa. In secondo luogo occorre semplificare i processi chimici che portano a combustibili sintetici come e‑metanolo o e‑benzina.
Ridurre il numero di passaggi, abbassare le temperature operative e minimizzare le perdite energetiche può avvicinare i prezzi a livelli competitivi. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede innovazione tecnologica e economie di scala per diventare remunerativa.
Le aziende leader hanno capito che l’integrazione verticale delle filiere e l’ottimizzazione delle infrastrutture energetiche sono strade praticabili. Il prossimo sviluppo atteso riguarda dimostrazioni su scala industriale e riduzioni significative dei costi unitari mediante processi più diretti e materiali catalitici migliorati.
La via insolita: dal carbonato di calcio all’acetato
Dopo le valutazioni sui costi energetici, il brevetto depositato in Germania propone un percorso chimico alternativo per la rigenerazione degli assorbenti di CO₂. L’approccio evita la calcinedizione ad alte temperature favorendo una reazione acido-base per liberare anidride carbonica.
Il processo in breve
La sequenza descritta prevede l’uso di calce spenta come materiale assorbente che reagisce con la CO₂ formando carbonato di calcio. Successivamente l’aggiunta di acido acetico converte il carbonato in acetato di calcio, acqua e CO₂ liberata. L’acetato ottenuto viene quindi riscaldato a temperature moderate per produrre acetone e rigenerare il carbonato, chiudendo così il ciclo chimico.
Dal punto di vista tecnico, la soluzione riduce la domanda energetica rispetto ai metodi tradizionali basati su temperature prossime a 870 °C. La sostenibilità è un business case quando un processo abbassa consumi e costi operativi senza compromettere la resa del recupero della CO₂.
Resta da verificare la scalabilità industriale e l’equilibrio economico della filiera chimica proposta. Sono attesi test pilota e analisi LCA per confermare risparmi energetici e impatti ambientali rispetto alle tecnologie esistenti.
Vantaggi e potenziali applicazioni industriali
Dopo i test pilota e le analisi LCA attesi, la tecnologia promette vantaggi operativi e di filiera. Offre temperature di rigenerazione inferiori e quindi consumi energetici ridotti. Inoltre consente la produzione di intermedi chimici valorizzabili in altri cicli produttivi. L’acetone ottenuto può essere convertito in CO₂ o riconvertito in acido acetico, favorendo un circuito che limita scarti e rilavorazioni.
Oltre l’automotive
La concessione in licenza della tecnologia amplierebbe le opportunità di mercato. Intermedi come il metanolo sono impiegati in numerose filiere chimiche e petrolchimiche. Dal punto di vista ESG, la riduzione dei passaggi e il miglioramento dell’efficienza possono rappresentare un vantaggio competitivo per le aziende. La sostenibilità è un business case che può tradursi in economie di scala e riduzione del costo per litro degli e‑fuel.
Prospettive realistiche e limiti
La sostenibilità è un business case che può tradursi in economie di scala e riduzione del costo per litro degli e‑fuel. Tuttavia, permangono vincoli tecnici e finanziari che ne rallentano la diffusione su scala commerciale.
In passato Porsche ha stimato possibili riduzioni del prezzo fino a circa 1,60 euro al litro. Si tratta di un obiettivo ambizioso che richiede impianti su larga scala, elevati capitali e una rete di infrastrutture rinnovabili adeguata.
Per ottenere un impatto climatico significativo sarebbero necessari numerosi siti produttivi in grado di trattare grandi volumi di CO₂. Restano aperte questioni economiche, logistiche e politiche, oltre al confronto con la crescente diffusione dell’elettrificazione nei trasporti.
Dal punto di vista ESG, le aziende leader hanno capito che la tecnologia può rappresentare un’opportunità, ma la sua realizzazione pratica dipenderà da investimenti pubblici e privati e da regolamentazioni chiare. Il prossimo passo atteso è la valutazione degli impatti LCA su scala estesa e la definizione di modelli di finanziamento per gli impianti pilota che superino la fase sperimentale.
Dopo la valutazione degli impatti LCA su scala estesa e la necessità di modelli di finanziamento per impianti pilota, lo sviluppo degli e‑fuel resta strategico per la mobilità a combustione e per settori difficili da elettrificare. E‑fuel indica carburanti sintetici prodotti con energia rinnovabile e CO2 catturata. Le competizioni motoristiche hanno già rappresentato un banco di prova a livello agonistico, con test condotti da Porsche in contesti di gara. Dal punto di vista ESG, gli e‑fuel possono offrire opzioni di decarbonizzazione per l’aviazione e per il trasporto marittimo, dove l’elettrificazione incontra limiti tecnici e logistici. La sostenibilità è un business case che richiede economie di scala, certificazione delle emissioni lungo tutta la catena del valore e trasparenza sui costi. Per passare dalla fase sperimentale alla diffusione commerciale servono investimenti mirati, politiche di supporto e standard di certificazione condivisi. Uno sviluppo atteso riguarda l’aumento degli impianti pilota integrate con reti di energia rinnovabile e meccanismi di mercato che valorizzino il minor impatto climatico.

