Morte di Varenne: la carriera e il legame con la Campania del trottatore leggendario

Addio a Varenne, il trottatore che ha trasformato il trotto in uno spettacolo mondiale. Morto a 31 anni a Eboli, lascia dietro di sé vittorie internazionali, record e un legame profondo con la Campania e con Enzo Giordano.

Si è spento a 31 anni il cavallo che ha segnato un’epoca del trotto italiano e mondiale. Varenne è morto nell’allevamento LJ di Eboli in provincia di Salerno: il decesso è stato causato da un infarto mentre il campione si trovava nel box, assistito dai suoi custodi.

La notizia ha riacceso ricordi e immagini di corse leggendarie: da Parigi a New York, passando per Agnano, Varenne ha elevato il profilo dell’ippica italiana con performance che sono entrate nel patrimonio sportivo del paese.

Morte a Eboli: le circostanze e le ultime cure

Secondo quanto reso noto dallo staff dell’allevamento, Varenne è stato colto da un malore notturno: intorno alle due il cavallo si è improvvisamente accasciato dopo essere rientrato da una passeggiata nel parco. Era seguito quotidianamente da due veterinari e da un nutrizionista, viveva in un box ampio e climatizzato e riceveva pasti differenziati più volte al giorno. L’allevatore Dario De Angelis ha ricordato come il cavallo, nonostante gli acciacchi dell’età, stesse «discretamente bene» fino al momento dell’evento.

La scena della sua fine, nel luogo che lo aveva accolto nell’ultimo periodo di vita, rinforza il legame tra il campione e la Campania: Varenne era considerato ormai napoletano d’adozione, curato giorno e notte da collaboratori come Giovanni e Sara che l’hanno accudito nelle sue passeggiate serali.

Carriera e palmarès internazionale

Nato il 19 maggio 1995 a Copparo nell’allevamento di Zenzalino, Varenne è figlio dello stallone americano Waikiki Beach e della fattrice italiana Ialmaz. La sua carriera sportiva lo ha portato a correre sulle piste più prestigiose: tra i trionfi che hanno definito la sua leggenda figurano il Prix d’Amérique la Lotteria di Agnano l’Elitloppet a Stoccolma e la Breeders Crown negli Stati Uniti.

Il bilancio agonistico è impressionante: Varenne ha disputato le principali corse mondiali accumulando oltre sei milioni di euro di premi. La stagione del 2001 resta il vertice della sua epopea sportiva, quando vinse in tre nazioni diverse e stabilì record di livello internazionale, tra cui una prestazione memorabile a Meadowlands con un cronometro che ancora oggi viene evocato come prova di superiorità tecnica.

Triumphs that defined a year

Nel 2001 Varenne conquistò il Prix d’Amérique a Parigi, bissò il successo nella Lotteria di Agnano e vinse l’Elitloppet a Stoccolma: tre appuntamenti di altissimo profilo in tre nazioni diverse nello stesso anno. Di quella annata fa parte anche la vittoria negli Stati Uniti, con un tempo sul miglio che elevò la sua fama a livello globale.

Proprietà, team e rapporto con Enzo Giordano

La storia personale del cavallo è indissolubilmente legata a Enzo Giordano il proprietario che trasformò Varenne in un simbolo nazionale. Acquistato dopo il debutto, Varenne costruì la sua leggenda sotto la guida dell’allenatore Jori Turja e del driver Giampaolo Minnucci con cui instaurò un rapporto tecnico e umano duraturo. Nella sua carriera professionale ha cambiato la vita di molte persone legate alla scuderia e all’ippica nazionale.

Nel corso degli anni Giordano sottolineò più volte come il cavallo fosse «un patrimonio dell’Italia», non solo di un singolo proprietario. Il ritorno definitivo in Campania avvenne un anno e mezzo prima della sua morte, per volontà della famiglia Giordano, che volle affidarlo all’allevamento LJ per garantirgli cura e tranquillità nella vecchiaia.

Impatto culturale e memoria collettiva

Oltre ai record sportivi, Varenne ha incarnato un’idea di eccellenza nazionale: le sue corse richiamavano folle e attenzione mediatica, facendo del trotto uno spettacolo seguito anche da chi normalmente non segue l’ippica. Molti addetti ai lavori e appassionati lo ricordano come un animale dotato di una particolare intelligenza e di un carattere che andava oltre la natura degli equidi comuni.

La sua figura è stata celebrata da istituzioni, allevatori e tecnici che ne hanno riconosciuto il valore sportivo e simbolico. Il sentimento comune tra chi lo ha conosciuto è quello di una perdita doppia: la scomparsa di un cavallo e quella di un simbolo che ha fatto sognare generazioni di tifosi italiani.

Ricordi recenti: celebrazioni e rientri in pista

Tra gli ultimi gesti pubblici che hanno ricordato la sua carriera c’è stato il ritorno sul circuito di Agnano in occasione del Gran Premio a lui intitolato, dove venne celebrato il suo trentennale. I ricordi delle vittorie e gli aneddoti sul suo temperamento restano impressi nei racconti di chi lo ha seguito da vicino: dall’allevatore che curava il box al direttore sportivo che ne ha salutato la carriera in manifestazioni pubbliche.

Varenne lascia una discendenza e un’eredità genetica che molti allevatori considerano preziosa: il suo nome continuerà a vivere nelle linee di sangue che hanno cercato di replicare la sua velocità e la sua tenacia in pista.

Scritto da Francesca Lombardi