Negli ultimi anni Polestar ha conseguito risultati che meritano attenzione: il Sustainability Report 2026 riporta una riduzione pari al 31% delle emissioni di gas serra per auto venduta rispetto al 2026, mentre le vendite annuali hanno superato le 60.000 unità. Questo bilancio unisce dati di mercato e scelte industriali, dimostrando come sia possibile crescere senza aumentare proporzionalmente l’impatto climatico. In questo articolo spieghiamo le leve operative e tecnologiche dietro il calo, il ruolo dei modelli più efficienti e le ambizioni a lungo termine del marchio.
Il risultato non è frutto di un singolo intervento ma di una strategia che combina produzione, materiali e ricerca. Polestar si presenta come una realtà ancora focalizzata sulle vetture 100% elettriche e, nella sua narrativa, la transizione verso fonti energetiche pulite e componenti a basso contenuto di carbonio gioca un ruolo centrale. Per comprendere la portata del traguardo è utile esaminare i numeri, le tecnologie adottate e il progetto di innovazione che mira a un’automobile a emissioni nette zero senza compensazioni.
Numeri chiave e contesto industriale
Secondo il report, la riduzione del 31% si registra su base per auto venduta, un indicatore che mette in relazione emissioni complessive e volumi commerciali. Nel medesimo arco temporale Polestar ha ampliato la propria presenza in 28 mercati, lanciato tre nuovi modelli e avviato la produzione in stabilimenti distribuiti su tre Paesi. Questi elementi rendono il taglio delle emissioni più significativo: non è semplicemente una diminuzione assoluta, ma una contrazione dell’impronta media nonostante la crescita commerciale e produttiva.
Cosa significa il -31% nella pratica
La cifra del 31% riflette miglioramenti lungo l’intera filiera: dalla produzione delle batterie alle fasi industriali, fino all’uso del veicolo. Misurare le emissioni in relazione alle vendite aiuta a valutare la sostenibilità in termini proporzionali, evitando trappole come riduzioni ottenute solo con calo della produzione. In un settore che vede alcuni concorrenti ridimensionare gli obiettivi climatici, il dato di Polestar si pone come elemento di controtendenza e prova che la decarbonizzazione può procedere in parallelo all’espansione commerciale.
Le leve operative della riduzione
Dietro il miglioramento ci sono scelte concrete: maggiore impiego di energia rinnovabile nelle linee di assemblaggio e nella produzione delle batterie, oltre all’adozione di materiali a basso contenuto di carbonio per componenti e interni. L’uso di elettricità pulita nei mercati chiave, specialmente in Europa dove Polestar concentra buona parte delle vendite, ha inciso anche sulle emissioni di esercizio dei veicoli durante la loro vita utile. Queste misure, integrate, hanno contribuito a ridurre l’impronta complessiva per vettura.
Il contributo della Polestar 4 e dei volumi
Un fattore determinante è stato l’aumento dei volumi del modello Polestar 4, indicato come il veicolo con la impronta di carbonio più bassa nel portafoglio del marchio. La diffusione di modelli a intensità emissiva inferiore abbassa la media aziendale: è l’effetto combinato di prodotti più puliti e della loro quota sulle vendite totali. Inoltre, la localizzazione della produzione in più Paesi ha permesso di sfruttare fornitori e fonti energetiche locali più virtuose, ottimizzando la catena di fornitura.
Polestar 0 e il percorso verso lo zero netto
Lo sguardo è rivolto al futuro con il progetto Polestar 0, che punta a realizzare un’auto a emissioni nette zero senza compensazioni entro il 2035. Per raggiungere questo obiettivo la ricerca è essenziale: si lavora su acciaio a bassissime emissioni, materiali tessili bio-based e tecnologie per convertire la CO₂ in nuove materie prime. Questi sviluppi non solo abbassano l’impronta dei singoli componenti, ma possono ridefinire intere filiere industriali.
Mission 0 House e collaborazioni
La Mission 0 House di Göteborg funge da hub per ricerca e sperimentazione, mettendo insieme università, aziende e finanziamenti dedicati. Il programma coinvolge istituzioni accademiche e partner industriali per testare soluzioni scalabili: dall’acciaio a emissioni ultra-ridotte a pilot di materiali alternativi per gli interni. Secondo il report, le collaborazioni e i finanziamenti mirati sono parte integrante della strategia per trasformare gli esiti della ricerca in processi produttivi reali e ripetibili.
In sintesi, il caso di Polestar dimostra che ridurre l’impatto climatico mentre si cresce è possibile con una strategia coordinata: prodotti più efficienti, fonti energetiche rinnovabili, materiali a basso carbonio e una forte spinta alla ricerca. Come osserva il CEO Michael Lohscheller nel report, scegliere di non ridurre le emissioni mentre si espande equivale a rinunciare alla sfida della sostenibilità; per Polestar l’elettrificazione non è solo un vantaggio ambientale, ma anche una fonte di valore per il cliente, tra costi d’uso più bassi e maggiore affidabilità.

