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Daytona 500 2026: Reddick trionfa in un finale da brivido
La Daytona 500 ha regalato emozioni fino all’ultimo rettilineo: Tyler Reddick ha beffato Chase Elliott negli ultimi metri, firmando una vittoria sudata dopo una gara costellata di incidenti, ripartenze e scelte tattiche che hanno continuamente riscritto la classifica. La Toyota #45 del 23XI Racing ha chiuso la rimonta con un ritmo incisivo nel momento decisivo, approfittando di una finestra strategica nell’ultimo pit stop che le ha consentito di ricucire il gap con i leader.
Fasi chiave e strategie che hanno cambiato la corsa
La corsa è stata segnata da almeno tre ripartenze determinate, ciascuna in grado di rimescolare le carte. Nei primi giri si sono susseguiti contatti e problemi di assetto che hanno impattato sulle soluzioni di set-up di molti team. William Byron, vincitore delle ultime due edizioni, è stato coinvolto in un incidente con BJ McLeod in curva 3-4: le riparazioni hanno vanificato gran parte della sua rimonta. Kyle Busch, partito dalla pole con la #8, ha mostrato un approccio aggressivo ma poi ha perso terreno, mentre le Toyota di Joe Gibbs Racing hanno cominciato a scalare posizioni già nella Stage 1.
La gestione delle soste e degli pneumatici si è rivelata cruciale: alcuni team hanno anticipato i pit per sfruttare meno traffico e proteggere le vetture dai contatti, altri hanno invece giocato il tutto per tutto evitando la seconda sosta quando la caution non è arrivata. Proprio questa mancanza di neutralizzazioni nelle fasi iniziali ha dato slancio a strategie alternative: Zane Smith, con la Ford #38 del Front Row Motorsports, ha vinto la Stage 1 sfruttando una finestra di pit anticipata dai rivali e conservando posizioni importanti.
Il “big one” e le eliminazioni eccellenti
La Stage 2 è degenerata in un incidente di grande portata: circa 115 giri dalla fine un contatto vicino alla linea del traguardo ha innescato una collisione multipla. Più tardi, a 76 giri dalla bandiera, il temuto “big one” è esploso dopo un contatto tra Justin Allgaier e Denny Hamlin, coinvolgendo diciassette vetture. Tra i piloti costretti al ritiro o rallentati ci sono nomi di peso come Kyle Larson, Ross Chastain, Kyle Busch, Brad Blaney e William Byron, oltre a Chase Briscoe, il rookie Connor Zilisch, Austin Dillon, Ty Gibbs e Corey Heim. I danni hanno ridisegnato la gerarchia di gara e obbligato molti team a rivedere piani e risorse per i prossimi appuntamenti.
Le telemetrie e i filmati a disposizione della direzione gara verranno esaminati per chiarire responsabilità e possibili sanzioni; diverse squadre hanno già presentato relazioni tecniche sui danni subiti.
Gli ultimi giri: caos e il duello che ha deciso tutto
La fase finale si è compressa in una ripartenza concitata: otto tornate prima della fine un contatto che ha coinvolto Christopher Bell ha drasticamente ridotto il gruppo in lotta, aprendo la porta a una volata ristretta. Al restart Michael McDowell ha preso la testa, poi sono seguiti sorpassi e contatti che hanno fatto precipitare la situazione; senza una neutralizzazione, Chase Elliott è rimasto davanti per pochi metri prima di essere infilato. Nel tratto conclusivo Hocevar ha tenuto la posizione fino alla curva 1-2, dove Erik Jones lo ha passato provocando ulteriori uscite.
Sull’onda di quel caos, Reddick ha trovato uno spiraglio in uscita dalla curva 4: sfruttando la scia e una traiettoria più efficace, ha superato prima Zane Smith e poi Elliott, tagliando la linea in testa e conquistando la Daytona 500. Alle sue spalle Ricky Stenhouse Jr. ha chiuso al secondo posto, seguito da Joey Logano, Elliott, Brad Keselowski, Zane Smith e Chris Buescher. Le immagini ufficiali e la telemetria finora non mostrano anomalie regolamentari evidenti nella manovra vincente.
Chi ha inciso sulla giornata
I protagonisti diretti della volata e degli episodi chiave includono, oltre a Reddick ed Elliott, Michael McDowell, Carson Hocevar, Erik Jones, Christopher Bell, Denny Hamlin, Corey Heim, Zane Smith e Ricky Stenhouse Jr. Le scelte di assetto, le strategie sui restart e il gioco delle scie hanno giocato un ruolo fondamentale: nei box si discuterà a lungo di set-up e tempistiche dei pit stop, soprattutto alla luce di come si sono comportate le gomme sotto stress nelle fasi senza caution.
Cosa aspettarsi ora
La direzione gara proseguirà l’istruttoria analizzando filmati, dati telemetrici e le radio dei team. Potranno arrivare sanzioni o rettifiche se emergeranno responsabilità precise, ma al momento l’ordine d’arrivo resta confermato. Sul fronte sportivo, la vittoria di Reddick dà slancio al 23XI Racing — che ottiene il suo successo simbolico dopo la recente chiusura della disputa sui charter — e rimette in gioco la gerarchia alla partenza della stagione.
Prossimo appuntamento: Atlanta
Con la classifica rivoluzionata da incidenti e strategie azzardate, la Cup Series si sposta ora ad Atlanta, seconda prova su 36. I team torneranno a lavorare su assetti e tattiche: la Daytona 500 sarà ricordata per l’ultimo giro spettacolare e per il primo, storico successo di Tyler Reddick a Daytona, ottenuto tra tempismo, scelte coraggiose e un pizzico di caos.





