La presentazione della Renault Dauphine nel 1956 segnò un cambio di passo per la casa francese: progettata per sostituire la 4CV, doveva consentire a Renault di competere su scala internazionale, in particolare nel mercato statunitense. Il lancio avvenne davanti a un pubblico numeroso al Palais de Chaillot, e il nome stesso — che in Francia indica la principessa erede — sintetizzava l’ambizione di succedere a un modello di grande successo.
Dietro la nascita della vettura c’era una strategia industriale chiara: creare una compatta più confortevole e adatta a mercati lontani. La Dauphine risultò così essere una vettura dal design riconoscibile, con varianti di colore vivaci e una praticità pensata per la famiglia, oltre a soluzioni meccaniche consolidate per l’epoca.
Contesto e genesi del progetto
La decisione di puntare su una nuova compatta partì dall’esperienza della 4CV e dall’intuizione di dirigenti come Pierre Lefaucheux, che nel dopoguerra volle orientare Renault verso l’automobile di massa. Lo sviluppo ufficiale del nuovo modello fu autorizzato nel luglio del 1951 come Progetto 109, anche se alcuni ingegneri lavoravano già da tempo su soluzioni per un’auto più grande. Per ospitare la produzione fu ampliato lo stabilimento di Flins-sur-Seine, destinato a diventare il fulcro dell’assemblaggio.
L’eredità di Lefaucheux e il cambio di guida
Pierre Lefaucheux non vide il modello concluso: la sua morte l’11 febbraio 1955 interruppe il suo percorso, ma il progetto fu portato avanti dal successore Pierre Dreyfus con lo stesso slancio. Il nome «Dauphine» nacque quasi informalmente durante un banchetto, quando la 4CV venne definita la «regina» della gamma e il nuovo modello la naturale «erede».
Design esterno, abitacolo e linee tecniche
Sotto la carrozzeria la Dauphine adottava lo schema molto diffuso all’epoca del motore posteriore con trazione alle ruote posteriori, una soluzione che offriva benefici su strade non perfette e in caso di carichi ridotti. Il look era moderno e pulito: quattro porte di serie, interni ampi per la categoria e una gamma cromatica vivace contribuivano a renderla immediatamente riconoscibile nei contesti urbani e suburbani del boom economico.
Motore, prestazioni e versioni
La meccanica prevedeva un quattro cilindri posteriore di 845 cm³ che sviluppava circa 30 cavalli, con un motore raffreddato ad acqua che lo rendeva più silenzioso rispetto ad alcuni concorrenti. La velocità massima era intorno ai 115 km/h e i consumi erano contenuti, attorno ai 6 litri/100 km secondo i riferimenti dell’epoca. Nel corso degli anni emersero vari allestimenti: la elegante Ondine, la sportiva 1093 con 55 cavalli e cambio a quattro marce e persino una versione con cambio automatico presentata nel 1964.
Successo commerciale, esportazioni e chiusura del ciclo
La Renault Dauphine divenne rapidamente un modello d’esportazione: le prime vetture furono inviate negli Stati Uniti e le vendite lì crebbero fino a superare le 100.000 unità nel 1959. Per gestire i trasporti Renault arrivò a costituire una propria compagnia marittima. La produzione si diffuse anche all’estero, con assemblaggi in paesi come l’Italia, dove fu venduta come Dauphine Alfa Romeo, e in America Latina.
Tuttavia, l’avventura americana si rivelò complessa: nuovi concorrenti locali e le pressioni sulle reti di vendita lasciarono sul mercato ingenti scorte invendute, e l’esperienza terminò nel giro di pochi anni. In Europa la Dauphine continuò a essere fondamentale per Renault: nel 1961 la produzione superò 1,5 milioni di esemplari e alla fine del ciclo, nel 1968, erano stati prodotti più di 2,15 milioni di veicoli. La gamma sportiva sviluppata da Amédée Gordini le diede anche successi in gare come il Rallye Monte Carlo e la Mille Miglia, mostrando l’adattabilità della base meccanica alle competizioni.
L’uscita di scena fu graduale: la Renault 8, lanciata nel 1962, prese progressivamente il posto della Dauphine, che rimase però in listino in varie versioni fino al 1965 e con le ultime varianti Gordini fino a dicembre 1967. La storia della Dauphine resta significativa perché segna il passaggio di Renault da costruttore nazionale a marchio con visibilità internazionale.

