Celeste Cavaciuti, nato a Piacenza nel 1910 e scomparso prematuramente a Genova nel 1953, è stato un pilota motociclistico che ha saputo farsi notare per le sue straordinarie doti di guida e il suo spirito competitivo. La sua carriera, iniziata a soli sedici anni, è stata segnata da trionfi e sfide, rendendolo una figura iconica nel mondo delle moto.
Inizio della carriera e primi successi
La passione di Cavaciuti per le moto si manifestò fin da giovane. Nel 1926, all’età di sedici anni, partecipò alla gara del circuito di Stradella, eludendo le normative che richiedevano il compimento dei diciotto anni. Utilizzando la patente di un amico, riuscì a conquistare la vittoria, segnando l’inizio di una carriera che prometteva bene.
Riconoscimenti nazionali
Il suo primo successo di grande rilevanza arrivò nel 1932, quando si impose nella prestigiosa corsa Milano-Taranto nella categoria 175cc, a bordo di una moto CM. Quell’anno, Cavaciuti si fece notare anche al Circuito di Bra, dove si aggiudicò il primo posto. Le vittorie continuarono a susseguirsi, con trionfi nei circuiti di Alessandria, Asti, Pesaro e Livorno, che lo resero uno dei piloti più promettenti dell’epoca.
Il culmine della carriera e la gestione dell’officina
Nel 1936, dopo un anno di inattività a causa di un incidente, Cavaciuti tornò in pista e ottenne un’importante vittoria alla Coppa Acerbo di Pescara, correndo su una Benelli. Questo successo gli permise di essere incoronato Campione Italiano nella categoria 250cc, un traguardo che sottolineava la sua costanza e il suo talento. Ma la vita da pilota non era l’unico suo impegno; Cavaciuti decise di ridurre la sua attività agonistica per dedicarsi alla gestione della propria officina meccanica a Piacenza.
Il ritorno dopo la guerra
Con la fine della Seconda Guerra Mondiale, la passione di Cavaciuti per le moto riemerse con forza. Nel 1949, si unì al neonato Motomondiale nella classe 125, correndo su una FB Mondial. Sorprendentemente, conquistò il terzo posto nel Gran Premio di Svizzera a Ginevra, un risultato che riaccese l’entusiasmo tra i suoi sostenitori.
Un nuovo capitolo e la tragedia
Nel 1952, dopo vent’anni dal suo primo trionfo, Cavaciuti tornò a vincere la Milano-Taranto nella categoria 250cc, questa volta a bordo di una Parilla. Il suo spirito indomito lo portò a intraprendere una nuova avventura nel mondo delle competizioni di sidecar, partecipando al Trofeo Nazionale su una Norton, in coppia con il passeggero Capodieci. Con una vittoria nella gara di apertura a Mestre, Cavaciuti si presentava come uno dei favoriti per il titolo nazionale.
La tragica fine
Tuttavia, il 13 giugno 1953, durante le prove del Trofeo Internazionale del Mare sul circuito cittadino di Lido d’Albaro a Genova, la sua carriera subì una brusca interruzione. Cavaciuti perse il controllo del mezzo in prossimità della curva di Punta Vagno, e l’impatto contro le protezioni lo proiettò sull’asfalto. Nonostante il tempestivo ricovero all’Ospedale San Martino, il pilota non sopravvisse. La sua morte rappresentò una grande perdita per il motociclismo italiano e per tutti i suoi ammiratori.
Celeste Cavaciuti è ricordato non solo per i suoi successi e la sua audacia, ma anche per la passione che ha dimostrato nel corso di tutta la sua carriera. I suoi risultati nelle competizioni nazionali e internazionali rimarranno per sempre impressi nella storia delle corse motociclistiche.





