Il Casale di Santa Maria Nova inserito nel complesso della Villa dei Quintili e situato nel cuore del Parco Archeologico dell’Appia Antica, si trasforma da ottobre a novembre in un vero e proprio tempio della storia dei motori. L’evento, intitolato “L’Ingegnere Volante. Taruffi torna sulla Via Appia Antica”, raccoglie per la prima volta l’intero archivio privato di Piero Taruffi offrendo al pubblico una panoramica completa delle sue imprese su due e quattro ruote.
Il ritorno di Taruffi sulla Via Appia
Scelto come scenario dell’esposizione, il Casale rimanda direttamente alle tracce percorse dal leggendario pilota negli anni ’50. Tra il 1951 e il 1954 Taruffi sfruttò la Regina Viarum la vecchia via romana costruita nel 312 a.C., come laboratorio a cielo aperto per testare le proprie intuizioni tecniche. Il tratto noto oggi come “Fettuccia di Terracina”, parte della SS7 che collega Cisterna di Latina a Terracina, divenne il palcoscenico di prove di velocità che avrebbero segnato la storia dell’automobilismo.
La Regina Viarum come banco di prova per il record
Il 20 marzo 1951, alla guida del bisiluro Tarf II equipaggiato con un motore Maserati 1.720 cm³ sovralimentato da due compressori, Taruffi raggiunse la velocità di punta di 313 km/h segnando un nuovo record mondiale di velocità su chilometro lanciato. La configurazione a due corpi affusolati, collegati da elementi alari, ridusse drasticamente la resistenza aerodinamica, dimostrando quanto la scienza dell’aerodinamica fosse cruciale tanto quanto la potenza del motore.
L’archivio Taruffi: documenti, progetti e il bisiluro Tarf II
L’esposizione presenta oltre 200 pezzi provenienti dall’archivio privato, ora di proprietà del collezionista Corrado Lopresto acquistato dalla famiglia Taruffi. Tra i reperti spiccano modelli per la galleria del vento, contratti originali, corrispondenza postale e numerosi oggetti personali del pilota. Ogni elemento è stato sistematicamente catalogato per ricostruire il percorso di un ingegnere-pilota che vedeva nelle gare un banco di prova per innovazioni tecniche.
Il Tarf II e i suoi dettagli tecnici
Il Tarf II era una macchina a forma di bisiluro: due corpi stretti ospitavano rispettivamente pilota e serbatoi, e motore e cambio. Il motore, derivato da una unità da Gran Premio, erogava circa 240 CV. Il sistema di trasmissione prevedeva una campana di collegamento, un albero ausiliario e due catene indipendenti per le ruote posteriori, mentre la guida avveniva tramite due leve invece del tradizionale volante, richiamando l’esperienza motociclistica di Taruffi.
Il retaggio familiare e le iniziative contemporanee
Il nome di Taruffi continua a vivere grazie all’impegno della figlia Prisca Taruffi pilota, giornalista e autrice. Lei coordina ogni anno “La Volpe Argentata” una manifestazione dedicata al padre, patrocinata da Aci Storico, che celebra la sua astuzia al volante e i primi capelli grigi, soprannome storico. Inoltre, la mostra è frutto della collaborazione tra il Parco Archeologico dell’Appia Antica e GranMotori il nuovo festival internazionale di motori che avrà la sua prima edizione a Roma dal 19 al 21 marzo 2027 nella Tenuta di Fiorano.
