Ad aprile il mercato auto italiano ha segnato un rialzo evidente: sono state targate 155.210 vetture, pari a un aumento del 11,6% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nel primo quadrimestre i volumi complessivi raggiungono le 640.083 immatricolazioni, con un incremento del 9,8% sul 2026. Questi numeri raccontano una fase di ripresa ma, allo stesso tempo, evidenziano una dipendenza dagli incentivi e la fragilità del contesto macroeconomico che spingono gli operatori a rivedere le previsioni.
Chi sta guidando la ripresa: canali e dinamiche
Il quadro degli utilizzatori mostra segnali differenti: i privati rappresentano ora il 50,3% del mercato, mentre le autoimmatricolazioni recuperano terreno arrivando al 10,3% di quota. Il noleggio a lungo termine arretra al 21,2% per una flessione delle captive, mentre il noleggio a breve termine sale al 13,1%. Le società aziendali, nel complesso, si fermano a una quota del 5,2%. Queste variazioni riflettono sia cambiamenti strategici nei gruppi che una domanda ancora sensibile a incentivi e condizioni fiscali.
Il ruolo degli incentivi
Un elemento chiave è l’onda lunga degli incentivi che ha sostenuto in modo particolare le auto elettriche. Le immatricolazioni BEV ad aprile raggiungono una quota dell’8,5%, in netto aumento rispetto all’anno precedente. È utile ricordare che il termine BEV indica i veicoli a batteria esclusiva, mentre PHEV indica le plug-in hybrid. Senza misure di sostegno immediate e prevedibili, la domanda può essere volatile: per questo molti attori sottolineano la necessità di interventi stabili sulla fiscalità delle flotte.
Alimentazioni: la predominanza delle ibride e il calo dei tradizionali
Nel mix per alimentazione le ibride confermano il loro primato con una quota complessiva del 49,1%. All’interno di questa voce, le full hybrid pesano per il 16,5% mentre le mild hybrid contribuiscono per il 32,6%. Le PHEV salgono al 9,1%, mentre le BEV crescono fino all’8,5%. Al contrario, le alimentazioni tradizionali arretrano: la benzina scende al 20,4%, il diesel si riduce al 6,9% e il GPL cala al 6,1%. Questa trasformazione del parco circolante riflette sia l’ampliamento dell’offerta che i cambiamenti fiscali e normativi.
Impatto sulle scelte d’acquisto
La forte presenza delle ibride è il risultato di un duplice fattore: l’estensione dell’offerta da parte dei costruttori e la convenienza per le flotte aziendali, dove la normativa sul fringe benefit favorisce determinati modelli. Le elettriche, pur crescendo rapidamente, mostrano ancora una penetrazione limitata e sensibile agli incentivi pubblici, elemento che le rende meno stabili in assenza di politiche di lungo termine.
Le performance dei gruppi e le prospettive
A livello di gruppo, Stellantis mantiene la leadership con 48.778 immatricolazioni e una crescita del 13,65%. Tra i marchi del gruppo si evidenziano Fiat (+31,02%) e Opel (+19,63%), mentre alcuni brand come Alfa Romeo e Maserati registrano cali significativi. Il Gruppo Volkswagen si conferma secondo con 24.610 targhe (+7,35%), seguito da Renault con una performance complessiva in equilibrio e Alpine in forte crescita percentuale. Spiccano poi i progressi dei costruttori cinesi, con Leapmotor passata da 321 a 4.496 immatricolazioni, a testimonianza della competizione sul segmento elettrico e urbano.
Nonostante il buon avvio d’anno, UNRAE ha rivisto al ribasso le stime per il 2026, fissando un target intorno a 1,53 milioni di immatricolazioni. Le associazioni di settore chiedono ora interventi sulla fiscalità delle flotte — come maggiore deducibilità e una revisione del periodo di ammortamento — per favorire il rinnovo e accelerare l’adozione di veicoli a basse e zero emissioni. La sfida per i prossimi mesi resta collegata alla fiducia di famiglie e imprese in un contesto economico ancora incerto.

