Nel panorama dell'usato italiano, le cosiddette “nonnine” diesel rappresentano la maggioranza assoluta. Secondo i dati raccolti da Unrae, ad agosto 2026 il 52,1% dei trasferimenti di proprietà riguarda veicoli con più di dieci anni di vita, con un incremento di 1,1 punti rispetto al periodo precedente. La fascia di età compresa tra 6 e 10 anni si attesta al 16%, mentre quelle da 4 a 6 anni e da 2 a 4 anni rappresentano rispettivamente il 10,2% e l'11,5%. Le auto più recenti, inferiori a un anno, costituiscono il 6% del mercato.
Distribuzione d'età e tipologia del parco usato
Il diesel rimane il carburante predominante, con una quota del 40,7% dei veicoli usati, in lieve calo rispetto al 43,1% di agosto 2025. Il benzina è al 37,3% e gli ibridi al 11,8%; le auto elettriche e le plug-in hybrid (PHEV) rimangono nicchie marginali, rispettivamente all'1,2% e all'1,6%. Nel mese registriamo una leggera flessione del 1,4% nei trasferimenti, con 293.924 passaggi di proprietà.
Fascia di età e classe ambientale
Le vetture con più di dieci anni appartengono quasi esclusivamente a classi Euro basse (Euro 0-4). Questi modelli, privi di sistemi avanzati di assistenza alla guida, emettono quantità significative di particolato fine (PM10, PM2,5) e ossidi di azoto (NOx), aggravando la qualità dell'aria, soprattutto nelle aree urbane del Sud e della Pianura Padana.
Conseguenze ambientali e sui costi assicurativi
L'alta presenza di veicoli invecchiati si traduce in un maggiore rischio di incidenti gravi: l'assenza di tecnologie come la frenata automatica d'emergenza o il mantenimento della corsia aumenta la probabilità di collisioni, con un impatto diretto su mortalità e lesioni. Questo, a sua volta, porta a un rialzo dei premi RC auto, fenomeno più marcato al Sud, dove le restrizioni di circolazione sono meno presenti rispetto al Nord.
Pressioni economiche sulle famiglie
Il ricorso prolungato all' usato datato è sintomo di una perdita di potere d'acquisto. Se l'acquisto iniziale di un'auto vecchia richiede un investimento contenuto, i costi di manutenzione, riparazione e consumo aumentano nel tempo, erodendo ulteriormente il bilancio familiare. L'assenza di incentivi più incisivi per il ricambio del parco circolante accentua queste difficoltà.
Prospettive normative e rischi di sanzioni
Regioni della Pianura Padana e Roma rinviano annualmente i blocchi per i diesel più vecchi (Euro 5 e Euro 4), tentando di tutelare il potere d'acquisto. Tuttavia, tale approccio crea un cortocircuito normativo ed ecologico che espone l'Italia a possibili sanzioni pecuniarie da parte dell'Unione Europea per il mancato rispetto dei limiti di qualità dell'aria. Senza un piano di sostegno mirato al ricambio, la dominanza delle “nonnine” diesel continuerà a rallentare la modernizzazione del parco veicolare, con costi sociali, ambientali ed economici sempre più gravosi.
