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Pagani Huayra, tecnica e varianti: perché vale tanto

Motore V12, telaio in carbotitanio e versioni rarissime: ecco perché Pagani Huayra è un’icona tecnica e un cult da collezione.

La Pagani Huayra è la hypercar che ha ridefinito l’idea di artigianalità ad alte prestazioni, fondendo design scultoreo e ingegneria estrema. Nata come progetto C9 e prodotta a partire dal 2011 prende il nome da Huayra-tata divinità del vento della mitologia sudamericana, un chiaro indizio dell’ossessione aerodinamica che guida ogni sua scelta.

Il percorso che porta alla Huayra affonda le radici nel 2003 quando l’obiettivo era andare oltre la Zonda con una piattaforma completamente nuova. In quegli anni vengono collaudate soluzioni poi divenute firma tecnica del marchio: dal carbotitanio alla raffinata gestione dei flussi d’aria, fino alla centralità di un V12 biturbo capace di potenze da riferimento.

Progetto C9 e design ispirato all’aria

Fin dal primo schizzo, la Huayra nasce per interagire con il fluido che l’avvolge: l’aria. Dopo anni di prove e centinaia di bozzetti, le superfici finali combinano richiami alla Zonda – come i doppi fari e i quattro scarichi centrali – con elementi originali, tra cui specchietti dal profilo ispirato all’occhio femminile e prese superiori che rimandano ai jet militari. Nel 2013 al Salone di Ginevra, la collaborazione con Sonus Faber introduce un impianto audio da 1.200 watt, con coni in fibra di carbonio per contenere la massa, a testimonianza della cura maniacale anche per l’esperienza acustica in abitacolo.

Sotto la pelle, ogni dettaglio serve alla funzione: i quattro flap attivi integrati nella carrozzeria lavorano con una centralina che legge parametri come velocità, accelerazione e angolo di sterzo. L’obiettivo è modulare deportanza e resistenza in tempo reale, così da mantenere la vettura neutra e stabile, come se l’intero corpo fosse una ala a incidenza variabile.

Meccanica AMG V12 e trasmissione Xtrac

Cuore della Huayra è il Mercedes-AMG V12 M158 da 5.980 cm³ con doppia sovralimentazione. Nella versione standard eroga 700 CV e arriva a 730 CV in configurazione hi-power con una coppia di 1.000 Nm (fino a 1.100 Nm). La velocità massima dichiarata raggiunge i 370 km/h un risultato supportato da un impianto di scarico in titanio e Inconel che pesa meno di 10 kg. La scelta del cambio sequenziale a 7 marce Xtrac montato trasversalmente, privilegia leggerezza e robustezza: niente doppia frizione, scartata per l’extra peso, ma massima affidabilità nella gestione della coppia monstre.

Raffreddamento intelligente e carter secco

La lubrificazione a carter secco consente di abbassare il motore, riducendo il baricentro e migliorando l’assetto. Il circuito a bassa temperatura con due radiatori laterali mantiene efficienti gli intercooler anche con oltre 50 °C esterni. Per ridurre massa e complessità, il serbatoio di espansione è integrato nel motore e le paratie degli intercooler fungono da serbatoi del refrigerante. L’alimentazione è gestita da microprocessori dedicati su ogni pompa, che dosano il carburante richiesto nell’istante, riducendo sprechi ed energia assorbita.

Telaio in carbotitanio, sospensioni e aerodinamica attiva

La struttura monoscocca in carbotitanio riprende e supera l’esperienza maturata con la Zonda R: a parità di peso, la resistenza aumenta sensibilmente rispetto al solo carbonio. La cellula è rinforzata con kevlar balistico carbonio e poliestere; le sezioni anteriore e posteriore adottano paratie anti-intrusione per innalzare la sicurezza. Le sospensioni a doppi bracci in Avional con ammortizzatori Öhlins regolabili, sono collegate a quattro semitelai in cromo-molibdeno: una soluzione che massimizza rigidità e precisione, aiutando al contempo a dissipare energia in caso d’urto.

L’aerodinamica attiva è il vero marchio di fabbrica: i quattro flap mobili – due anteriori e due posteriori – modulano il flusso e il carico dove serve, quando serve. Il risultato è un comportamento che trasmette fiducia, con inserimenti rapidi e stabilità in velocità, pur mantenendo l’efficienza necessaria per raggiungere i picchi prestazionali dichiarati.

Serie speciali: dalla Codalunga alla Codalunga Speedster

Tra le interpretazioni più ricercate spicca la Codalunga del che reinterpreta la Huayra con una coda estesa ispirata alle sport-prototipo degli anni Sessanta. Su questa scia nasce, alla fine del 2025 la rarissima Pagani Huayra Codalunga Speedster firmata dalla divisione Grandi Complicazioni. Non è una semplice Huayra senza tetto: la struttura in fibra di carbonio e titanio è stata riprogettata per mantenere elevata la rigidità, mentre il posteriore guadagna 360 mm e il cofano raggiunge 3,7 m² di superficie. Gli iconici quattro scarichi centrali sono affiancati da ulteriori uscite occultate vicino al diffusore e da un piccolo fendinebbia posteriore centrale.

Dieci esemplari, 11 milioni, 852 CV e cambio manuale

Prodotta in 10 esemplari a circa 11 milioni di euro l’uno, la Codalunga Speedster adotta il V12 biturbo AMG da 6,0 litri portato a 852 CV 24 in più rispetto alla coupé. La vera particolarità è il cambio manuale a 7 marce con leveraggi a vista: una scelta quasi unica nel panorama delle hypercar moderne, che restituisce pieno coinvolgimento al pilota. L’abitacolo è un manifesto di artigianalità, tra alluminio lavorato, pelle e legno, con un lavoro di tappezzeria che conta milioni di punti di cucitura: tecnologia e tradizione si incontrano in un ambiente dal carattere inconfondibile.

Valore da collezione: cosa incide sul prezzo

Il valore collezionistico della Pagani Huayra nasce dall’equilibrio tra produzione ultra-limitata, contenuti tecnici d’avanguardia e un’estetica che non invecchia. Le versioni più rare – come le Codalunga e in particolare la Codalunga Speedster – sommano numeri di telaio esigui, specifiche irripetibili e lavorazioni su misura. A pesare sono anche la provenienza (esemplari con storia documentata), la configurazione (materiali, colori, personalizzazioni) e lo stato di conservazione. Su questo sfondo, la combinazione di V12carbotitanio e aerodinamica attiva consolida la Huayra come una delle icone più ambite, destinata a mantenere nel tempo un appeal raro nel mondo delle supercar.

Scritto da Francesca Lombardi