Il settore automotive italiano sta affrontando una crisi profonda, che sta colpendo duramente lavoratori e territori. La Fiom Cgil, sindacato storico del settore, ha deciso di alzare la voce contro le politiche aziendali che stanno portando a una riduzione drastica dell’occupazione e a una produzione insufficiente.
In particolare, la Fiom Cgil ha criticato duramente le uscite incentivate proposte da aziende come Denso e Stellantis che stanno portando a una riduzione significativa del personale. Secondo il segretario Giuseppe Morsa, queste politiche non sono la soluzione alla crisi, ma piuttosto una ricetta pericolosa che rischia di compromettere la capacità produttiva e industriale del settore.
La crisi del settore automotive in Italia e in provincia di Avellino
La crisi del settore automotive è particolarmente evidente in provincia di Avellino, dove molte fabbriche dell’indotto stanno subendo pesanti contraccolpi. A Pratola Serra, circa 350 lavoratori hanno già lasciato Stellantis attraverso strumenti di incentivazione all’uscita. Alla Denso, invece, si contano già circa 170 uscite, alle quali potrebbero aggiungersi altre 75 previste dall’ultimo accordo, che la Fiom non ha sottoscritto.
La Fiom Cgil sostiene che queste uscite incentivate non sono la soluzione alla crisi. Secondo il sindacato, le uscite incentivate sono come le ciliegie: una tira l’altra. Alla fine, quando le ciliegie sono finite, rischiamo di non avere più lavoratori, competenze e capacità produttiva da mettere al servizio della transizione industriale.
Le proposte della Fiom per un futuro diverso
La Fiom Cgil ha proposto strumenti diversi e conservativi dell’occupazione: una riduzione dell’orario di lavoro, un percorso di turn over e un utilizzo delle uscite collegato a un contestuale ricambio generazionale, così da accompagnare la trasformazione senza impoverire ulteriormente lo stabilimento.
Secondo la Fiom, la transizione industriale deve significare nuove tecnologie, formazione, ricerca e sviluppo, innovazione, nuove produzioni e lavoro di qualità. Non può significare semplicemente riduzione degli organici. Per questo, il sindacato continua la sua battaglia, sia nei confronti delle aziende sia nei confronti delle istituzioni pubbliche, chiedendo un piano straordinario per la transizione industriale dell’automotive, capace di mettere insieme investimenti, formazione, ricerca e sviluppo e salvaguardia dell’occupazione.
La situazione a Mirafiori: produzione sotto le attese
La crisi del settore automotive non riguarda solo la provincia di Avellino, ma anche altri importanti centri produttivi come Mirafiori. Secondo Edi Lazzi, segretario generale della Fiom Cgil Torino, la produzione a Mirafiori è sotto le attese. Nel 2026 sono state prodotte finora 41 mila autovetture, un numero significativamente inferiore alle 100mila unità previste.
Lazzi ha lanciato un allarme: se non si interviene subito, Mirafiori e la carrozzeria potrebbero spegnersi fra sei o sette anni per consunzione. Il segretario generale della Fiom Torino ha sottolineato la necessità di diversificare il portafoglio produttivo e di rilanciare lo stabilimento con persone nuove e giovani, che possano contribuire ad aumentare la produttività.
La Fiom Cgil ha anche criticato il Governo per la mancanza di politiche industriali. Secondo Lazzi, l’Italia è un Paese che si sta impoverendo e non può vivere solamente su servizi e turismo. È necessario un cambio di rotta per rilanciare l’industria dell’auto in Italia.
