Nicolò Bulega ha dettato legge nel primo turno del Mondiale Superbike a Phillip Island, imponendo un ritmo costante su un circuito che premia velocità di punta e percorrenze filanti. La Panigale V4 R si è confermata incisiva dove conta la stabilità in rettilineo e l’efficienza aerodinamica: cronometri regolari su più passaggi e sensazioni di gestione gomme particolarmente positive hanno tracciato un quadro chiaro della competitività Ducati su questa pista.
Il confronto in pista ha messo in evidenza una gerarchia piuttosto definita. Ducati si è mostrata solida e ben bilanciata; gli avversari, invece, hanno alternato sprazzi interessanti a momenti di indecisione nei curvoni veloci. Phillip Island, con i suoi lunghi settori da scia, ha amplificato le differenze di assetto e i rapporti di trasmissione: in alcune aree sono emersi punti di forza netti, in altre i limiti delle diverse soluzioni tecniche.
Sviluppo aerodinamico e set-up delle sospensioni restano le due chiavi su cui lavorare per chi vorrà contendere la leadership. Le prossime sessioni diranno se le scelte tattiche e l’adattamento alle condizioni del tracciato saranno sufficienti a smuovere la classifica: ogni modifica ai dettagli potrebbe tradursi in decimi preziosi.
Bimota KB998: la sorpresa del weekend
Tra le note più interessanti del fine settimana c’è la Bimota KB998, che ha guadagnato senza clamore posizioni di vertice. L’interpretazione della moto motorizzata Ducati, guidata con continuità da Axel Bassani e messa alla prova anche da Alex Lowes, ha dimostrato come equilibrio tra telaio e propulsore possa fare la differenza sui tracciati veloci. Bassani in particolare ha mostrato ritmo regolare e gestione efficace delle gomme, elementi che pongono la squadra riminese come antagonista credibile della casa di Borgo Panigale.
Lowes ha faticato qualche volta nei sorpassi senza scia, ma resta una mina vagante: quando le condizioni lo favoriranno potrebbe diventare determinante. In generale, la KB998 ha fatto vedere stabilità nelle percorrenze e buone sensazioni nei cambi di direzione, due qualità che potrebbero tradursi in risultati concreti se confermate nelle gare.
Incidenti, strategie e variabili del tracciato
Il contesto naturale di Phillip Island non è stato neutro: oltre a influenzare assetti e scelte di gomma, ha giocato ruoli inattesi—dalla gestione della safety car fino all’episodio curioso della sospensione di una sessione per la presenza di un canguro vicino alla pista. Questi fattori rendono il weekend ancora più imprevedibile e sottolineano quanto sia importante la flessibilità di squadra nel reagire a imprevisti.
Le scelte di assetto e la strategia di gestione pneumatici hanno creato margini ridotti tra le prime posizioni. In condizioni così tirate, la posizione sulla griglia e la capacità di sfruttare la scia diventano elementi decisivi: pochi decimi possono cambiare i piani di gara e la lotta per il podio.
Yamaha, BMW e Honda: giorni complicati
Non sono mancate difficoltà per alcuni marchi tradizionalmente in lotta per il vertice. Yamaha ha avuto un venerdì contratto: la squadra sta ancora cercando il set-up giusto per ottenere regolarità. Xavi Vierge è stato l’unico a emergere con costanza, mentre Andrea Locatelli, pur avendo un passato solido su questa pista, non è riuscito a esprimersi ai livelli attesi. Serve trovare coerenza per trasformare il potenziale in risultati.
BMW non è riuscita a infilarsi nella top ten: Danilo Petrucci e Miguel Oliveira devono ancora adattarsi pienamente alla M 1000 RR. Sul piatto restano lavoro su assetto e feeling, elementi che richiedono tempo in pista e ulteriori sviluppi tecnici.
La situazione più critica è quella della Honda, penalizzata anche dagli infortuni che hanno costretto il team a ricorrere a piloti sostitutivi. La perdita di continuità nella guida complica la raccolta dati e rallenta il processo di ottimizzazione della ciclistica.
Il confronto in pista ha messo in evidenza una gerarchia piuttosto definita. Ducati si è mostrata solida e ben bilanciata; gli avversari, invece, hanno alternato sprazzi interessanti a momenti di indecisione nei curvoni veloci. Phillip Island, con i suoi lunghi settori da scia, ha amplificato le differenze di assetto e i rapporti di trasmissione: in alcune aree sono emersi punti di forza netti, in altre i limiti delle diverse soluzioni tecniche.0
Il confronto in pista ha messo in evidenza una gerarchia piuttosto definita. Ducati si è mostrata solida e ben bilanciata; gli avversari, invece, hanno alternato sprazzi interessanti a momenti di indecisione nei curvoni veloci. Phillip Island, con i suoi lunghi settori da scia, ha amplificato le differenze di assetto e i rapporti di trasmissione: in alcune aree sono emersi punti di forza netti, in altre i limiti delle diverse soluzioni tecniche.1
Il confronto in pista ha messo in evidenza una gerarchia piuttosto definita. Ducati si è mostrata solida e ben bilanciata; gli avversari, invece, hanno alternato sprazzi interessanti a momenti di indecisione nei curvoni veloci. Phillip Island, con i suoi lunghi settori da scia, ha amplificato le differenze di assetto e i rapporti di trasmissione: in alcune aree sono emersi punti di forza netti, in altre i limiti delle diverse soluzioni tecniche.2





