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Fine dello sconto diesel: perché il prezzo del gasolio torna a salire

Il governo ha lasciato scadere lo sconto sul diesel e ha rinviato le accise mobili, facendo risalire il prezzo del gasolio a 2,25 € al litro.

Il sconto fiscale sul gasolio introdotto a partire dal 16 settembre con una riduzione di 12,2 centesimi al litro, è scaduto alla mezzanotte del 5 ottobre. Nel frattempo, il governo non ha ancora pubblicato il decreto necessario per attivare le accise mobili il meccanismo che avrebbe dovuto compensare la perdita di entrate attraverso l’extragettito IVA sul prezzo del greggio. L’assenza di questo provvedimento ha lasciato il mercato senza alcun ausilio, facendo risalire il prezzo medio del diesel a 2,25 €/l secondo gli ultimi dati delle pompe autostradali.

Alla fine di settembre si era sperato in una transizione verso una riduzione più mirata dei costi carburanti, ma il provvedimento finanziario è stato sospeso per mancanza di un decreto ministeriale. Le accise mobili sono state concepite come uno strumento autosufficiente il taglio dell’imposta sui carburanti sarebbe stato finanziato dall’extra-IVA generato dalla vendita del greggio a prezzi più alti. Con il recente calo del Brent sotto i 100 $, la proposta è stata rimandata, mentre il governo “sta ragionando” e non ha ancora preso una decisione definitiva.

Fine dello sconto fiscale e assenza delle accise mobili

Con la scadenza dello sconto, il prezzo medio del diesel è passato da 2,19 €/l – valore fissato da Eni con il price cap dal 28 settembre – a 2,25 €/l, facendo aumentare di circa 3 euro il costo di un pieno da 50 litri. Le compagnie energetiche hanno incrementato il tetto di 2,19 a 2,25 €/l per coprire la perdita dei 6,1 centesimi di sconto fiscale, mentre la benzina è rimasta stabile intorno a 1,99 €/l grazie a un tetto di prezzo separato.

All’interno del partito di maggioranza si stanno valutando ipotesi alternative, tra cui una revisione della tassazione indiretta su altri beni di consumo per reperire le risorse necessarie al rinnovo dello sconto. Si tratta però ancora di proposte preliminari da verificare con l’Unione europea e con il bilancio nazionale, senza alcuna garanzia di attuazione a breve termine.

Tensioni politiche e dibattito europeo

Il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, ha dichiarato al quotidiano Transatlantico che il governo “si sta ragionando” e che non esiste ancora una decisione definitiva. Nel frattempo, il ministro delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, ha promesso di portare alla prossima riunione di Eurogruppo e Ecofin le “grave conseguenze economiche” dell’inflazione sulle finanze pubbliche, chiedendo un intervento europeo sui extraprofitti energetici.

Le forze di opposizione hanno colto l’occasione per accusare il governo di “tradire la promessa” e di trasformare la Eni in “strumento di propaganda”. Angelo Bonelli (AVS) ha definito la mossa una “propaganda di regime”, mentre Luca Pirondini (M5S) ha sostenuto che “i soldi per lo sconto sono finiti e finiscono per le armi”. Anche il Consiglio dell’Unione europea, pur non inserendo il dossier inflazione all’ordine del giorno, ha indicato che la questione sarà valutata “in dovuta considerazione” nei prossimi incontri.

Il mercato alla pompa: price cap e differenze tra grandi e piccole stazioni

Il price cap introdotto da Eni il 28 settembre, seguito da Ip, Q8, Socar e Tamoil, ha temporaneamente ridotto i prezzi alla pompa, ma solo nei grandi distributori. L’Osservatorio prezzi carburanti del Ministero delle Imprese registra che, al 3 ottobre, appena il 51,7 % delle stazioni ha praticato una benzina sotto i 2 €/l e il 52,2 % del diesel sotto i 2,20 €/l, contro circa 20 140 punti vendita totali. I piccoli rivenditori, spesso definiti “pompe bianche”, hanno lamentato una concorrenza sleale poiché non hanno i volumi necessari per applicare lo price cap e rischiano di perdere quote di mercato.

Per capire se è possibile aumentare la produzione nazionale e contenere i prezzi, i ministri della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, e delle Imprese, Adolfo Urso, hanno convocato le raffinerie operanti in Italia. La riunione, prevista per giovedì 8 ottobre, dovrebbe fornire un quadro più chiaro sui margini di profitto e sulle potenziali misure di sostegno, tra cui l’eventuale utilizzo di ulteriori risorse fiscali per mitigare l’impatto sui consumatori.

Scritto da Ilaria Mauri