Il 3 novembre la Sala stampa della Camera dei deputati ha ospitato un incontro promosso dalla Rete Italiana Mobilità Equa (RIME), una coalizione di quarantadue associazioni attive in ambito di sicurezza stradale, trasporto pubblico e mobilità attiva. Dall’ora 11.30 alle 12.30 si è discusso della bozza di riforma del Codice della strada, ancora in fase di valutazione da parte del Consiglio di Stato, della Conferenza unificata e delle commissioni parlamentari.
L’evento è stato caratterizzato da una partecipazione trasversale: hanno pronunciato saluti istituzionali il deputato Andrea Casu (Partito Democratico, vicepresidente della IX Commissione Trasporti) e il deputato Roberto Pella (Forza Italia, membro della V Commissione Bilancio). La loro presenza, a cavallo tra maggioranza e opposizione, intendeva sottolineare che sicurezza stradale non è una questione di partito, ma di interesse nazionale.
Le proposte di RIME al centro della discussione parlamentare
Nel suo intervento, la portavoce di RIME, Francesca Chiodi, ha illustrato il ruolo della rete come nuova voce nazionale sulla mobilità. Ha evidenziato che la bozza di legge, nata dalla delega della legge 177/2024, prevede la sostituzione del Codice del 1992 ma, a suo avviso, riserva ancora la circolazione e la velocità dei veicoli al di sopra della salute pubblica. Tra le richieste più incisive: introdurre un limite ordinario di 30 km/h su strade di quartiere, garantire maggiori risorse al trasporto pubblico e alla mobilità attiva, e dare ai Comuni ampie autonomie nella gestione della viabilità locale.
Le associazioni aderenti a RIME, tra cui FIAB, Bike4City, Legambiente e Clean Cities Italia, hanno sottolineato che il nuovo testo mantiene le attuali fasce di multa per eccesso di velocità, mentre la rete propone di calcolare le sanzioni proporzionalmente a ogni chilometro in più rispetto al limite. Altre novità desiderate includono l’eliminazione dell’adeguamento automatico delle multe all’inflazione, il dimezzamento dei tempi di notifica delle infrazioni rilevate a distanza, e l’estensione del rinnovo decennale della patente fino a 65 anni.
Obiettivo Safe System: proteggere i più vulnerabili
RIME fa riferimento al modello Safe System contenuto nel Piano nazionale della sicurezza stradale 2030, che ambisce a dimezzare le vittime di incidenti entro il 2030. I dati ACI-Istat mostrano che nel 2025 le morti su strada sono state 2.868, una diminuzione di appena il 9% rispetto al 2019, e l’Italia è scesa al 21° posto nell’UE per mortalità stradale. Per la rete, la risposta passa da limitare la velocità in aree urbane e potenziare i controlli, non solo in seguito a incidenti ma in via preventiva.
Calendario e contenuti della riforma del Codice
Il provvedimento, strutturato come schema di decreto legislativo, prevede una scadenza ben definita: entro il 13 novembre i pareri di Consiglio di Stato e della Conferenza unificata, il 12 gennaio 2027 le commissioni di Camera e Senato, e l’approvazione definitiva a marzo 2027. Le nuove norme dovrebbero entrare in vigore il 1° gennaio 2028. Oltre alle modifiche di cui sopra, la bozza contempla la riduzione di alcune sanzioni minime e il rinnovo della patente, ma non affronta in modo esaustivo le implicazioni per i veicoli a guida autonoma.
L’impatto della bozza sulla guida autonoma
Parallelamente al dibattito di RIME, la bozza di Codice ha suscitato critiche da parte del settore dell’automotive e della ricerca. La norma prevede infatti che il controllore debba essere presente a bordo di ogni veicolo a guida automatizzata, almeno per i primi tre anni di esercizio, pur riconoscendo la possibilità di supervisione da remoto, ma senza definire il decreto attuativo necessario. Questo requisito, secondo l’associazione Motus-E, rende economicamente gravoso l’utilizzo di robotaxi, navette senza conducente e auto elettriche che dovrebbero raggiungere autonomamente il passeggero.
Un secondo nodo critico riguarda la responsabilità: la bozza attribuisce la responsabilità di circolazione al controllore anche quando il veicolo opera in modalità totalmente autonoma, equiparandolo al conducente tradizionale. Le organizzazioni chiedono che la responsabilità sia limitata agli interventi diretti del controllore, non all’intero funzionamento dell’IA.
Sperimentazione bloccata: il caso Niulinx
La startup spin-off del Politecnico di Milano, Niulinx, che ha raccolto 38 milioni di euro nel 2026, ha annunciato la sospensione dei test a causa dell’obbligo del controllore a bordo. Il CEO Luca Foresti ha denunciato che, sebbene il nuovo Codice riconosca per la prima volta i veicoli a guida autonoma, lo rende praticamente inutilizzabile per servizi di trasporto, poiché impone la presenza di un autista anche quando il sistema è in grado di guidare in maniera indipendente.
Le critiche di Motus-E e di Niulinx saranno presentate nella prossima udienza parlamentare, con la speranza di ottenere un decreto attuativo più flessibile che consenta la supervisione da remoto e una responsabilità più proporzionale. L’obiettivo è garantire che l’Italia non perda terreno rispetto ad altri Paesi europei già avviati nella sperimentazione di flotte autonome.
Il mese di novembre vedrà ulteriori appuntamenti della Rete RIME, con mobilitazioni nazionali in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime della strada, il 14-15 novembre. L’iniziativa vuole trasformare il dibattito tecnico in una reale pressione sociale, chiedendo al Parlamento di considerare la sicurezza delle persone al di sopra di interessi economici o di settore.
