Accise carburanti in scadenza: cosa cambia per benzina e diesel

Lo sconto sulle accise di 5 centesimi per benzina e diesel termina il 3 luglio; il Codacons stima un aumento di 3,05 euro per un pieno, mentre il Brent è sceso del 25,5% dal 5 giugno.

Il taglio temporaneo delle accise sui carburanti, pari a 5 centesimi al litro per benzina e gasolio, arriva al termine previsto e rischia di tradursi in aumenti istantanei alla pompa. La proroga contenuta nell’ultimo decreto del 5 giugno non verrà rinnovata oltre il termine fissato: il provvedimento scade il 3 luglio e, senza misure aggiuntive, i consumatori si troveranno a pagare prezzi più alti.

Nel contesto si inserisce il contrasto tra l’andamento delle quotazioni internazionali del greggio e la dinamica dei listini italiani: il Brent è passato dai circa 95 dollari al barile di inizio giugno a circa 70,8-71 dollari con una flessione del 25,5% ma la riduzione alla pompa è stata molto più contenuta.

Impatto immediato sul costo del pieno e prezzi medi stimati

Secondo i calcoli del Codacons l’abolizione dello sconto si tradurrà in un incremento netto per gli automobilisti: tenendo conto dell’Iva al 22% applicata anche sulle accise, un pieno standard può costare circa 3,05 euro in più rispetto al periodo con sconto. I listini medi ipotizzati dall’associazione indicano un prezzo della benzina a circa 1,86 euro al litro sulla rete ordinaria e a 1,95 euro al litro in autostrada, mentre il gasolio salirebbe a 1,94 euro al litro nei distributori tradizionali e a 2,02 euro al litro lungo le tratte autostradali.

Perché il rincaro è più vistoso in autostrada

La differenza di prezzo tra rete ordinaria e autostradale è una componente consolidata della filiera distributiva: margini e costi operativi più elevati sulle tratte a scorrimento si traducono in scostamenti che, con la fine dello sconto sulle accise, diventano più evidenti al momento del rifornimento. Il risultato è che l’impatto sui bilanci delle famiglie e delle imprese che percorrono lunghe distanze può risultare più significativo rispetto a chi rifornisce in città.

Disallineamento tra mercato internazionale e prezzi alla pompa

Il calo del Brent del 25,5% nelle ultime settimane non si è tradotto in una diminuzione equivalente dei prezzi al dettaglio: le vendite registrano complessivamente una riduzione stimata intorno al 6%. Questa asimmetria alimenta critiche e richieste di intervento da parte delle associazioni dei consumatori, che denunciano la lentezza nella trasmissione dei ribassi dalla materia prima al prezzo finale.

Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso ha sollecitato le compagnie a trasferire più rapidamente i ribassi ai consumatori, esercitando pressione diplomatica e richiesta di adeguamenti immediati dei listini. Tuttavia, secondo le associazioni, l’effetto è stato limitato e il risultato pratico rimane una correzione dei prezzi al consumo ben al di sotto della caduta delle quotazioni internazionali.

Denunce e richieste delle associazioni consumatori

La Unione Nazionale Consumatori e altri soggetti del settore hanno criticato l’operato del governo definendo necessarie misure più incisive per contrastare fenomeni speculativi. Il presidente Massimiliano Dona ha chiesto il ripristino dello sconto fiscale e ha evocato la necessità di modifiche normative per permettere interventi più efficaci da parte dell’Antitrust e dell’azione penale in casi estremi. Nelle richieste è compresa la proposta di almeno mantenere il taglio minimo di 5 centesimi per attutire l’impatto sui consumatori.

Il dibattito si innesta su questioni concrete, come la persistenza di differenziali di prezzo rispetto ai livelli antecedenti alla crisi: alcuni segmenti della rete distributiva mostrano ancora valori più alti rispetto ai prezzi osservati prima del 27 febbraio con un effetto che grava soprattutto sui consumatori più esposti ai rifornimenti frequenti.

La scadenza del 3 luglio riporta quindi al centro del confronto la scelta politica tra ulteriori interventi a sostegno dei consumatori e la necessità di contenere l’impatto sui conti pubblici. Fino a quella data e nelle ore immediatamente successive, i guidatori vedranno materializzarsi gli effetti di una decisione che incide in modo diretto sui costi quotidiani della mobilità.

Scritto da Francesca Lombardi