Salta al contenuto
5 Novembre 2026

Italiani al vertice: Ascari 1953 e il nuovo podio di Antonelli

Un tricolore di ritorno: dalla leggenda di Ascari al podio di Antonelli, 73 anni di attesa nella Formula 1.

Italiani al vertice: Ascari 1953 e il nuovo podio di Antonelli

Il motorsport italiano ha vissuto due momenti di gloria separati da più di sette decadi. Nel 1953, Alberto Ascari aggiunse il suo secondo scudetto al capitolo delle vittorie della Ferrari, mentre quest’anno il giovane Kimi Antonelli ha spezzato il lungo digiuno con un podio al Gran Premio del Messico. Il filo conduttore tra le due imprese è la stessa passione per la velocità e la capacità di trasmettere il tricolore alle vette più alte del Formula 1.

Alberto Ascari e il dominio italiano del 1953

Nel settembre del 1953, sul circuito di Bremgarten, Ascari conquistò il suo secondo titolo mondiale consecutivo, battendo tutti gli avversari a bordo della Ferrari 500. La sua vittoria rappresentò il culmine di una stagione in cui il pilota milanese vinse sei delle otto gare disputate nel 1952 e cinque delle nove del 1953, dimostrando un stile di guida pulito e preciso che lo rese quasi imbatibile quando partiva in testa. La fama di Ascari crebbe ulteriormente grazie a citazioni come quelle di Enzo Ferrari, che descriveva il pilota come una macchina inarrivabile in testa e nervosa in inseguimento. La sua impresa contribuì a cementare il mito del Cavallino Rampante nella psiche collettiva dell’Italia del dopoguerra.

Il Motomondiale del 1953: un panorama a quattro classi

Quell’anno, il Campionato del Mondo di MotoGP celebrava la sua quinta edizione, articolandosi in nove Gran Premi tra giugno e ottobre. Il calendario comprendeva circuiti leggendari come il Tourist Trophy dell’Isola di Man, Spa-Francorchamps, Dundrod, Bremgarten e il Monza. Quattro categorie – 125 cc, 250 cc, 350 cc e 500 cc – accoglievano le case più importanti dell’epoca, da NSU a Moto Guzzi, passando per Norton e Gilera.

Dominio di Werner Haas nelle piccole cilindrate

Il tedesco Werner Haas, pilota della NSU, fu il protagonista indiscusso delle due categorie inferiori. Conquistò il titolo in 125 cc davanti a Cecil Sandford e Carlo Ubbiali, entrambi su MV Agusta, e replicò l’impresa in 250 cc, superando Reg Armstrong (NSU) e Enrico Lorenzetti (Moto Guzzi). Il doppio trionfo di Haas rafforzò la reputazione della NSU, dimostrando la sua capacità di competere su più fronti contemporaneamente.

Geoff Duke nella classe regina

La categoria più prestigiosa, la 500 cc, vide la vittoria del britannico Geoff Duke a bordo di una Gilera. Duke, già campione nel 1951, superò i compagni Reg Armstrong e Alfredo Milani, confermando il suo status di leggenda del motociclismo. Nella classe intermedia, la 350 cc, il titolo andò a Fergus Anderson della Moto Guzzi, con Enrico Lorenzetti al secondo posto e Ray Amm su Norton al terzo.

Kimi Antonelli spezza il digiuno di 73 anni

Il 21 ottobre 2026, al Gran Premio del Messico, il diciannoveenne Kimi Antonelli ha concluso la gara al terzo gradino, ponendo fine a una parentesi di 73 anni senza podi per un pilota italiano in Formula 1. Il risultato è stato accolto come una rinascita simbolica, collegando il valore storico di Ascari a quello del nuovo talento. Antonelli, cresciuto da giovane fan dei successi degli anni ’50, ha dichiarato che la sua ispirazione più grande è stata proprio la figura di Ascari, considerata il progenitore del nostro tricolore in pista. Il suo podio non solo riaccende l’orgoglio nazionale, ma suggerisce anche una nuova era di competitività per l’Italia nelle corse di livello mondiale.