Nell’ultimo episodio del podcast Tintoria Valentino Rossi offre un ritratto personale che alterna tecnica e memoria. Racconta come la sua quotidianità di ex pilota continui a intrecciarsi con il mondo digitale: la sua stanza di allenamento ospita due postazioni con Iracing e Gran Turismo, caschi, tute e persino un flipper. In questo ambiente si allena, si diverte e si confronta con altri utenti online usando l’account ValentinoRossi2, dove gli amici virtuali — definiti scherzosamente “amici immaginari” — sono compagni di gara e di esercizio.
Il racconto passa presto ai ricordi e alle lezioni accumulate in pista: dall’adolescenza trascorsa a sfidare gli amici sulle Ape alle prime esperienze col kart accompagnato dal padre, fino alle riflessioni sulla paura e sulla scaramanzia che accompagnano uno sport pericoloso come la MotoGP. Rossi non tralascia episodi più duri, come le difficoltà con l’Agenzia delle Entrate, che hanno segnato una fase complessa della sua vita, ma sottolinea anche il desiderio di tornare a casa e mettere ordine nella propria organizzazione.
Dalla stanza ludica al simulatore: allenamento e socialità digitale
La stanza in cui si allena Rossi è più di un semplice spazio ricreativo: è una piccola palestra tecnica dove il pilota utilizza il simulatore come strumento di miglioramento. Con tre schermi, pedali e volante identico a quello dell’auto, l’esperienza diventa estremamente immersiva. Rossi spiega che i giochi per auto raggiungono livelli di realismo elevati, mentre i videogame di moto non riproducono appieno il feeling della guida: per questi ultimi si usa ancora il pad. Anche piloti di Formula 1, come lo stesso Verstappen citato nell’intervista, considerano i simulatori una priorità per l’allenamento, a volte più dei kart tradizionali.
Come si allena online
Sul piano pratico l’allenamento virtuale prevede sessioni online con avversari reali e test in solitaria per mettere ore e dati nelle qualifiche. Valentino racconta che, pur vincendo qualche volta, sono molte più le gare in cui non arriva primo: l’importante è contare le ore e la qualità del lavoro. L’aspetto sociale si materializza su Discord, dove la presenza degli altri contribuisce a creare una routine di gruppo, mentre oggetti come tute e caschi ricordano il passato e rinforzano l’identità del pilota.
Le radici: Ape, kart e il ruolo del padre
Le origini dell’amore per la velocità affondano nel rapporto con il padre, un ex pilota che ha trasmesso a Valentino la passione per i motori. Negli anni dell’adolescenza le Ape divennero il simbolo di un’epoca di scorribande tra amici: non contava la destinazione ma il viaggio, fatto di bagarre e sportellate tra mezzi d’epoca. Il kart, girare in zona industriale e l’immediatezza della corsa hanno cementato il sogno di diventare pilota, un progetto che per Rossi non ha mai previsto un piano B.
Academy e nuova generazione
Oggi Rossi trasferisce esperienza e metodo attraverso l’Academy, sostenendo giovani talenti italiani dai 11 ai 15 anni. L’approccio attuale è più professionale rispetto a quando lui cominciava: allora la guida era soprattutto passione, oggi è spesso vista come un mestiere sin dall’infanzia. Nonostante questo cambiamento, Rossi nota la stessa fame di adrenalina e la stessa volontà di rischiare che lo hanno spinto a correre, elementi che ritrova nei suoi allievi.
Paura, scaramanzia e il rapporto con la moto
Parlare di scaramanzia è per Rossi naturale: uno sport pericoloso genera rituali e controlli simili a una checklist. Con l’età la percezione del rischio aumenta e bisogna imparare a trasformare la paura in attenzione e strategia. Rossi ammette che dopo un infortunio non si torna mai al 100% ma spesso al 97%, e che l’approccio alla gara cambia con l’esperienza: si cerca di sbagliare meno e di sfruttare quanto imparato in carriera. Il legame con la propria moto è descritto come un rapporto quasi umano, un momento di solitudine e confronto prima della gara.
Tavullia, popolarità e ostacoli superati
Tavullia rimane il cuore simbolico della sua storia: il paese è cresciuto con lui e conserva tracce della sua vita professionale e personale. Rossi racconta con ironia l’aneddoto del limite a 46 km/h messo «in suo onore» e riflette sulla fama globale, dai tifosi in Spagna all’affetto ricevuto in luoghi come Mandalika. Tra i capitoli meno felici cita la vicenda con l’Agenzia delle Entrate, un periodo difficile risolto con il pagamento e la riorganizzazione della sua vita, che gli ha permesso di tornare a casa e riconquistare la fiducia del pubblico.
La conversazione con Valentino mette in fila passioni, rimpianti e scelte: dal gioco su Iracing alle gare di endurance come la 12 ore di Mount Panorama e l’8 ore di Suzuka, emerge il ritratto di un pilota che continua a cercare la velocità, ma che ha imparato a conviverci con metodo, memoria e una buona dose di scaramanzia.

