Nel mondo delle auto d’epoca, ci sono progetti che sembrano destinati a rimanere solo su carta. Uno di questi è il disegno della Bizzarrini 5300 GT Aperta Lusso, un’idea nata nel 1962 dalla mente di Giorgetto Giugiaro allora giovane designer alla Bertone. Questo progetto, rimasto nel dimenticatoio per decenni, è finalmente diventato realtà grazie alla rinata Bizzarrini che ha deciso di onorare il passato con una reinterpretazione moderna.
La storia di questa auto inizia a Livorno dove Giotto Bizzarrini, ingegnere geniale e spigoloso, aveva un’unica ossessione: le corse. La sua visione era quella di creare auto leggere e performanti, sacrificando ogni grammo superfluo. Fu così che i disegni di Giugiaro finirono in un cassetto, dimenticati ma non perduti.
Un design iconico reinterpretato con tecnologia moderna
Oggi, la Bizzarrini 5300 GT Aperta Lusso è esattamente quella vettura che Giotto non volle (o non poté) costruire, reinterpretata attraverso la lente della moderna ingegneria. Le curve sinuose e praticamente rasoterra, originariamente plasmate dall’alluminio, sono qui ricreate attraverso una monoscocca e una carrozzeria interamente di fibra di carbonio. Questa scelta garantisce una rigidità torsionale sconosciuta alle vetture degli anni Sessanta, pur mantenendo l’iconica presenza scenica della Corsa da cui deriva.
I due pannelli del tetto, anch’essi di carbonio, si integrano perfettamente con i cristalli laterali senza cornice e, una volta rimossi, trovano elegantemente posto nel vano bagagli. La fibra di carbonio non è solo un materiale moderno, ma anche un omaggio alla leggerezza e alla performance che Giotto Bizzarrini cercava nelle sue auto da corsa.
Il cuore americano: un V8 da 5.3 litri e 400 CV
All’interno del lunghissimo cofano pulsa, come da tradizione, un V8 di derivazione Chevrolet Small Block da 5.3 litri da cui i tecnici Bizzarrini hanno saputo estrarre oltre 400 CV. L’alimentazione non si affida più ai gloriosi, ma bizzosi carburatori Weber, ma a una moderna iniezione elettronica che tuttavia – chicca per puristi – è stata visivamente ingegnerizzata per replicare l’estetica dei vecchi cornetti d’aspirazione.
La trasmissione è rigorosamente affidata a un cambio manuale a cinque marce Tremec TKX a innesti corti (con l’opzione del sei marce per i clienti più esigenti), mentre la colonna sonora è demandata a uno scarico realizzato a mano, capace di far risuonare il tuono del V8 americano con il timbro degli Anni 60.
Meccanica di precisione e dettagli artigianali
Fedele alla sua anima analogica, la Bizzarrini 5300 GT Aperta Lusso è senza filtri artificiali, a partire dai freni a disco autoventilanti privi di servofreno. Le sospensioni a doppio quadrilatero con ammortizzatori Koni regolabili ricalcano le geometrie originali e per mantenere intatto il look dell’epoca, ci sono cerchi di magnesio Campagnolo con serraggio monodado, calzati da pneumatici Pirelli d’impostazione classica.
I 281 km/h di velocità massima sono un dettaglio quasi insignificante perché non è il “quanto”, ma il come ci si arriva a fare la differenza. Il primo esemplare di questa ristrettissima serie di appena 10 unità – tutte costruite rigorosamente su misura – è stato battezzato La Dolce Vita. È verniciato in una tinta lirica: l’Azzurro Gaia un metallizzato chiaro impreziosito da pagliuzze dorate che evoca i riflessi del Mar Ligure nelle giornate di sole.
Un abitacolo di lusso e tecnologia discreta
L’abitacolo è un inno all’artigianato di lusso. Il cruscotto è realizzato in un unico pezzo di legno d’acero europeo, mentre i rivestimenti sono firmati nientemeno che da Ermenegildo Zegna. Dettagli d’altri tempi, come il pomello del cambio in finto guscio di tartaruga che evocano gli occhiali da sole preferiti del committente, convivono con discrezione con la tecnologia del nostro tempo: l’impianto di climatizzazione è celato alla vista, così come il sistema Apple CarPlay e la ricarica wireless, integrati in modo da non sporcare la purezza del disegno originale.
Le prime consegne inizieranno dal prossimo anno, permettendo ai fortunati collezionisti di guidare un vero e proprio pezzo di storia che ha impiegato sessant’anni per passare dal foglio di disegno alla strada. Giotto Bizzarrini, ovunque si trovi, oggi starà sicuramente sorridendo.
