Al vertice del G7 ospitato a Èvian-les-Bains, il quadro diplomatico tra Roma e Washington ha conosciuto un momento di distensione che ha mescolato elementi informali e impegni politici. Il 16 giugno 2026, negli spazi del resort francese, la premier Giorgia Meloni e il presidente Donald Trump hanno avuto un confronto che, tra battute pubbliche e colloqui serali, è stato presentato dai partecipanti come un chiarimento mirato a salvaguardare la coesione occidentale di fronte alle crisi internazionali.
Il siparietto e il clima del primo incontro
Prima dell’avvio della colazione di lavoro sul dossier mediorientale, si è verificato un episodio che ha cristallizzato il tono della giornata: uno scambio di battute fra Meloni e Trump, con il presidente del Consiglio europeo e il cancelliere tedesco a osservare. A una domanda ironica su un riavvicinamento, Meloni ha ribadito che «siamo sempre stati amici», mentre Trump ha replicato scherzando «sono stato abbandonato», suscitando risate ma anche la chiara impressione di un rapporto che cerca di rientrare in carreggiata. Questo momento informale è seguito da un confronto serale, durante la cena all’hotel Royal, definito dallo staff della premier «un primo, rapido chiarimento». Nel corso di quel dialogo Meloni ha insistito sul valore della unità dell’Occidente come prerequisito per affrontare crisi multiple, ribadendo la volontà italiana di collaborare su iniziative concrete.
La modalità del chiarimento
Secondo fonti diplomatiche presenti, lo scambio serale non si è limitato a battute: è stato un colloquio volto a ricostruire fiducia istituzionale. La premier ha spiegato la posizione italiana riguardo a scelte recenti – tra cui il rifiuto dell’utilizzo di basi in determinati contesti operativi – e ha riaffermato impegni condivisi su sicurezza marittima e diplomazia. Il tono, benché disteso, era chiaramente politico: Meloni ha sottolineato come la coesione tra alleati sia «assolutamente necessaria» per reggere le tensioni regionali e le pressioni geopolitiche.
Posizioni concrete su Iran, Hormuz e Ucraina
Nel corso della sessione sul Medio Oriente la premier ha messo in Luce tre punti su cui l’Italia intende mantenere fermezza: il non proliferare dell’arma nucleare iraniana, la garanzia della libertà di navigazione e la disponibilità a partecipare a missioni internazionali di carattere difensivo nello stretto di Hormuz, previa autorizzazione parlamentare. La proposta avanzata a margine del G7 prevede una presenza navale internazionale capace di rassicurare i flussi commerciali e di condurre operazioni di sminamento, senza trasformarsi in un’operazione offensiva.
Sul fronte ucraino, Meloni ha cercato di consolidare intorno all’Italia la posizione del G7 nei confronti di Mosca, sostenendo che la Russia non può legittimare pretese territoriali basate su conquiste marginali e che è necessario mantenere ferme le pressioni economiche e diplomatiche per riportare Mosca al tavolo dei negoziati. A chi paventa un disimpegno statunitense, la premier ha lavorato per convincere Trump dell’importanza del ruolo americano: senza un diretto impegno degli Stati Uniti, l’azione europea rischierebbe di perdere efficacia.
Impegni e segnali politico-diplomatici
Durante le trattative multilaterali è emerso un nucleo di impegni condivisi: il sostegno a un percorso diplomatico tra Washington e Teheran che possa stabilizzare la regione e il via libera a misure che ristabiliscano la fiducia nei commerci marittimi. Meloni ha inoltre ribadito la disponibilità italiana a valutare misure economiche come la revoca di sanzioni in risposta a passi verificabili sul nucleare iraniano, un’apertura condizionata che mira a premiare comportamenti concreti.
La giornata si è chiusa con momenti di cultura e simbolismo: una cena di gala con esibizioni artistiche che hanno richiamato l’attenzione sul ruolo del patrimonio culturale italiano nei contesti diplomatici. Restano alcune questioni aperte, tra cui i dettagli operativi delle missioni navali e la definizione di un’agenda chiara per il dialogo ucraino-russo, ma il clima generale è stato di un tentativo di ricomporre crepe che nei mesi precedenti avevano allentato la fiducia reciproca.
Nei prossimi giorni al G7 saranno previste ulteriori occasioni di confronto diretto: la possibilità di un bilaterale formale tra Meloni e Trump non risultava ancora inserita in agenda al termine della seconda giornata, ma entrambi i leader hanno lasciato aperta la porta a nuovi incontri se necessari per consolidare il percorso di riavvicinamento.
