Salta al contenuto
23 Ottobre 2026

Navette autonome e robo-taxi: la sfida italiana per la mobilità del futuro

Roma si prepara a introdurre centinaia di robo‑taxi e navette autonome entro il 2030.

Navette autonome e robo-taxi: la sfida italiana per la mobilità del futuro

Le strade della capitale italiana stanno per cambiare radicalmente. Grazie al programma europeo ADACities, Roma, Milano e Brescia hanno presentato una candidatura per realizzare una rete di veicoli a guida autonoma di livello 4, con l’obiettivo di mettere in servizio entro il 2030 almeno 200 unità per città. L’iniziativa, coordinata dallo spin-off Niulinx del Politecnico di Milano, prevede la creazione di robo-taxi on-demand e navette intelligenti che si integreranno con i sistemi di trasporto pubblico esistenti.

Obiettivi concreti del progetto ADACities per Roma

Il bando Horizon Europe, del valore di 15 milioni di euro, riserva fondi per la transizione dalla fase di pilota a quella di implementazione su larga scala. Roma intende realizzare una flotta composta da 100-200 veicoli autonomi, tra cui robo-taxi a chiamata e shuttle collegati alle linee di ATAC. La proposta prevede inoltre la sperimentazione della cosiddetta “navigazione avanzata di livello 4 punto-a-punto”, dove l’auto viaggia senza conducente ma beneficia di un’infrastruttura “intelligente” che ne gestisce la sicurezza.

Scadenze e meccanismo di finanziamento

Il primo avviso di finanziamento sarà pubblicato entro la fine del 2026; se la commissione europea riterrà soddisfacenti i documenti presentati, le sperimentazioni potranno avviarsi entro tre anni, con la prospettiva di vedere veicoli senza conducente operativi sulle strade pubbliche di Roma a partire dal 2032. Il piano punta a una produzione industriale di oltre 5 000 unità su una piattaforma comune, garantendo economie di scala per i costruttori europei.

Sperimentazioni a Roma: dal test della Tesla alle navette modulari

Roma non è nuova al tema della guida autonoma. Giù a giugno 2025, una Tesla dotata di Full Self-Driving è stata vista percorrere il centro storico, superando traffico intenso, doppi sensi e attraversamenti pedonali senza intervento umano. In quello stesso periodo è stato testato un veicolo modulare elettrico capace di ospitare fino a sei persone e di connettersi alla rete di trasporto cittadino, aprendo la strada a future navette senza conducente.

Lezioni apprese dai test urbani

Queste prove hanno evidenziato la necessità di una normativa chiara e di infrastrutture in grado di comunicare costantemente con i veicoli. L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patanè, ha sottolineato che il progetto si fonda su “veicoli connessi a strade intelligenti”, piuttosto che su auto che operano in isolamento. Il risultato è una strategia che mette al centro la sicurezza stradale e l’interoperabilità tra mezzi pubblici e autonomi.

Impatto nazionale e prospettive future

Al di fuori della capitale, altre amministrazioni stanno facendo da pioniere. Il Comune di Imperia ha portato le proprie navette autonome nella Camera dei Deputati, presentandole durante l’Osservatorio sulle città promosso da UGL. L’intervento del presidente del Consiglio comunale Simone Vassallo ha evidenziato come la liguria stia già sperimentando un modello di mobilità sostenibile che potrebbe essere replicato in altre aree metropolitane.

Verso una filiera italiana competitiva

Il dibattito a Roma, tenutosi il 14 ottobre in occasione del convegno “Guida autonoma: dalla sperimentazione a una mobilità nuova”, ha messo in luce l’urgenza di trasformare gli esperimenti in servizi commerciali. Figure istituzionali, imprese e ricercatori concordano sul fatto che, senza finanziamenti stabili e regole omogenee, gli esperimenti rischiano di “morire” una volta esauriti i fondi. La recente approvazione del nuovo codice della strada solleva preoccupazioni: se le norme saranno troppo restrittive, l’Italia potrebbe perdere il vantaggio competitivo rispetto a USA e Cina.

La combinazione di incentivi europei, sperimentazioni locali e una spinta normativa decisa potrebbe consentire all’Italia di passare dal ruolo di “tester” a quello di protagonista nella guida autonoma. Se le città coinvolte riusciranno a rispettare i tempi fissati, entro il prossimo decennio potremmo assistere quotidianamente a veicoli che si muovono senza conducente, rendendo più sicuri, efficienti e sostenibili gli spostamenti urbani.