Revisione auto UE: nuove regole per sicurezza e tecnologia

Il Parlamento Europeo sta per approvare una riforma che cambierà radicalmente le revisioni auto. Scopri cosa cambia e quando entreranno in vigore le nuove norme.

Il mondo dell’automobilismo europeo è in procinto di vivere una rivoluzione. La Commissione Trasporti del Parlamento Europeo ha approvato una bozza di riforma che ridefinisce i controlli periodici di idoneità alla circolazione dei veicoli. Una decisione che arriva in un momento in cui le auto moderne, soprattutto quelle elettriche e ibride, presentano tecnologie sempre più avanzate rispetto al passato.

Le nuove norme, che dovranno ancora essere approvate dal Parlamento Europeo in plenaria e negoziate con il Consiglio UE, introducono cambiamenti significativi che riguardano tutti gli automobilisti. Vediamo insieme cosa cambia e quando.

Controlli più severi per i sistemi di sicurezza avanzata

Uno dei punti più significativi della riforma riguarda l’estensione dei dispositivi soggetti a controllo. Attualmente, la revisione periodica si concentra su freni, sterzo, pneumatici ed emissioni. Con la nuova normativa, i sistemi ADAS (frenata automatica d’emergenza, mantenimento della corsia, cruise control adattivo, radar e telecamere) entreranno obbligatoriamente nella lista dei controlli, insieme agli airbag e alle centraline elettroniche collegate alla sicurezza.

Questo significa che la revisione smetterà di essere una semplice diagnosi meccanica per diventare anche una verifica dei software di bordo. Una novità che riflette l’evoluzione tecnologica delle auto moderne e che punta a migliorare la sicurezza stradale.

Nuove procedure per elettriche e ibride

La crescita della mobilità elettrica impone anche un adeguamento delle procedure di revisione. La riforma prevede verifiche dedicate ai sistemi ad alta tensione, all’integrità del pacco batteria, ai software di gestione dell’energia e agli impianti di ricarica. Controlli che, per la loro complessità tecnica, richiederanno apparecchiature diagnostiche specializzate e potrebbero tradursi in un aumento dei costi di ispezione per i proprietari di veicoli elettrificati.

Questa novità è particolarmente rilevante se si considera che, secondo le stime, entro il 2030 il parco circolante europeo sarà composto da una percentuale sempre più alta di veicoli elettrici e ibridi. La riforma mira quindi a garantire che anche queste auto siano soggette a controlli rigorosi e mirati.

Revisione all’estero e lotta alle frodi

Un’altra novità importante riguarda la possibilità di effettuare la revisione in un Paese UE diverso da quello di immatricolazione del veicolo. Una misura pensata per lavoratori, studenti e chiunque trascorra periodi prolungati fuori dal proprio Paese. In questo caso, sarà rilasciato un certificato temporaneo di idoneità alla circolazione valido per sei mesi, anche se la revisione successiva dovrà essere effettuata nel Paese di immatricolazione originario.

La riforma introduce anche misure per contrastare le frodi e le manomissioni dei contachilometri nel mercato dell’usato. Le officine saranno obbligate a registrare la lettura del contachilometri a ogni intervento e a trasmettere il dato a un database nazionale. I costruttori di veicoli connessi saranno tenuti a fare altrettanto con i dati telematici. Tuttavia, l’obbligo scatterà solo per riparazioni superiori a un’ora, per non appesantire le piccole imprese con adempimenti burocratici su ogni intervento di routine.

Richiami obbligatori e frequenza delle revisioni

Una delle novità più dirette è che se il costruttore ha emesso un richiamo obbligatorio per un difetto di sicurezza e il proprietario non ha eseguito l’intervento, il veicolo non supererà la revisione. Una misura che punta a ridurre il numero di auto che circolano con problemi noti ma ignorati.

La Commissione Europea aveva avanzato la proposta di portare ad annuale la frequenza delle revisioni per i veicoli con più di 10 anni di età. Tuttavia, la Commissione Trasporti del Parlamento Europeo ha respinto questa proposta, ritenendola sproporzionata rispetto alle prove disponibili sull’effettiva riduzione degli incidenti che ne deriverebbe. Le cadenze attuali restano invariate, con la prima revisione dopo quattro anni dall’immatricolazione, poi ogni due.

Il risultato è una riforma che espande i controlli in profondità senza aumentarne la frequenza, un equilibrio che evita di scaricare costi aggiuntivi sugli automobilisti in un momento in cui l’auto media europea continua ad invecchiare.

Scritto da Ilaria Mauri