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16 Ottobre 2026

Rifornimenti a zero, supermercati a secco: il Sud sotto pressione

Carburante quasi esaurito, scaffali vuoti: la crisi si estende dal blocco dell’Ilva a una possibile paralisi nazionale.

Rifornimenti a zero, supermercati a secco: il Sud sotto pressione

Il blocco dell’ingresso alla raffineria Eni di Taranto, attuato dagli operai dell’ex Ilva a partire dal 12 ottobre, ha immediatamente interrotto l’approvvigionamento di benzina e diesel per la Puglia, la Basilicata e la Calabria. Le regioni, dipendenti quasi interamente dal prodotto raffinato a Taranto, hanno visto svuotarsi i serbatoi delle autostrade e delle stazioni di servizio entro pochi giorni, con cartelli “carburante esaurito” che sono apparsi a partire dalla provincia di Taranto e si sono poi spostati verso Foggia, Matera e Catanzaro.

Effetti sulla mobilità e sul commercio al dettaglio

Le conseguenze si sono fatte sentire in tutti i settori che dipendono dal trasporto su gomma. Gli autotrasportatori, costretti a percorrere chilometri per trovare una pompa operativa, hanno ridotto i carichi per mitigare il consumo di carburante e, in alcuni casi, hanno dovuto rimandare le consegne. Nei supermercati di Foggiano e di provincia di Bari, la carenza di camion ha provocato la riduzione di scorte di prodotti freschi: frutta, verdura e latticini sono già scarsi sugli scaffali. Raffaella Altamura presidente della Confesercenti Puglia, ha avvisato che la continuità della filiera potrebbe rompere entro pochi giorni se non arrivano interventi governativi concreti.

Code alle pompe e ricorso a rifornimenti alternativi

Le stazioni di servizio di Matera hanno dovuto essere sorvegliate dalla polizia municipale per gestire il traffico, mentre a Catanzaro e Lamezia Terme le file di auto si sono prolungate fino a oltre un’ora. Alcuni automobilisti hanno scelto di veicolare rifornimenti più leggeri per risparmiare, mentre altri hanno ritirato la benzina in piccole quantità da dispenser situati fuori regione, generando ulteriori spostamenti di traffico e aggravando la congestione. Il pattern è stato osservato anche all’aeroporto di Bari, dove i vettori hanno iniziato a limitare il bagaglio per ridurre il peso complessivo e poter effettuare voli con rifornimenti di carburante più contenuti.

Minaccia di blocco nazionale e risposta istituzionale

Il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo, ha avvertito che l’eccessivo aumento del prezzo del gasolio più di 50 centesimi al litro dalla crisi del Mar Nero, ha spinto gli operatori a valutare un fermo nazionale. Le proteste, secondo Russo, sono spontanee e non orchestrate da associazioni, segno di disperazione aziendale. Le richieste includono l’utilizzo immediato dei 440 milioni di euro stanziati a maggio per il “caro carburante” e ulteriori fondi qualora la pressione sui prezzi persista. Il 27 ottobre, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fissato un tavolo di confronto con le rappresentanze del settore, ma le organizzazioni dei trasporti hanno già lanciato l’allarme di blocco totale se non verrà garantita la continuità della fornitura.

Reazioni delle autorità regionali

Le amministrazioni di Puglia, Basilicata e Calabria hanno chiesto al governo centrale di intervenire con urgenza, denunciando che la carenza di carburante sta già colpendo la vita quotidiana dei cittadini. Il Presidente della Regione Calabria ha disposto controlli intensificati per prevenire eventuali incidenti nelle manifestazioni degli agricoltori, mentre in Puglia il Presidente ha attivato un piano di emergenza per far arrivare carburante da altre raffinerie nazionali. Tuttavia, la logistica rimane ostacolata da strade parzialmente chiuse e da una rete di distribuzione ormai sotto pressione.

La capacità del governo di ridistribuire le risorse finanziarie e di trovare soluzioni logistiche rapide sarà decisiva per evitare che la crisi si trasformi in uno stallo prolungato dell’economia italiana.