Sentenza Ponte Morandi: responsabilità e conseguenze dopo il crollo

Otto anni dopo il crollo del Ponte Morandi, il processo si conclude con una sentenza storica. Scopri i dettagli delle responsabilità e le scuse ufficiali.

Il 14 agosto 2018, alle 11:36, il crollo del ponte Morandi a Genova cambiava per sempre la vita di 43 persone e segnava una delle pagine più nere della storia italiana. Dopo otto anni di indagini, processi e dibattimenti, finalmente arriva la sentenza definitiva che chiude uno dei casi più complessi e imponenti della giustizia italiana.

Il processo, iniziato il 7 luglio 2026, ha visto 284 udienze, 282 testimoni, quattro periti e 57 imputati. Un’imponente mole di documentazione, tra cui oltre 12 terabyte di dati, 332 faldoni cartacei e 24.213 pagine trascritte, ha reso questo caso un vero e proprio gigante burocratico.

Le accuse e le responsabilità accertate

Le accuse, a vario titolo, spaziano dall’omicidio colposo plurimo all’omicidio stradale dal crollo doloso all’omissione d’atti d’ufficio. Secondo la procura, i vertici e i tecnici di Autostrade per l’Italia, Spea, il ministero dei Trasporti e il Provveditorato avrebbero risparmiato sulla sicurezza e sulle manutenzioni per garantire maggiori dividendi ai soci.

La pena più alta, 18 anni e sei mesi, è stata chiesta per Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia. Castellucci ha sempre respinto le accuse, dichiarando: «Mi sento responsabile ma non colpevole».

Le scuse di Autostrade per l’Italia

In un gesto senza precedenti, Autostrade per l’Italia ha presentato una lettera di scuse ufficiali. Arrigo Giana, amministratore delegato della società dallo scorso anno, ha dichiarato: «Le azioni e le scelte di alcuni hanno lasciato ferite indelebili. Porgere oggi quelle scuse non fatte ieri è una nostra esigenza morale che va al di là dell’accertamento delle responsabilità e del corso della giustizia verso la verità».

Giana ha ricordato come l’azienda sia profondamente cambiata, prendendo le distanze dalla vecchia proprietà, la famiglia Benetton. «Io ero uno dei milioni di cittadini che si trovava attonito davanti agli schermi della televisione», ha aggiunto, sottolineando l’impatto emotivo della tragedia.

Le indagini e i filoni paralleli

Le indagini della Guardia di Finanza sono durate oltre tre anni, e l’udienza preliminare si è protratta per cinque mesi. Dopo il crollo, sono emersi altri tre filoni di indagine: sui falsi report sui viadotti, sulle barriere fonoassorbenti pericolose e sui falsi report sulle gallerie e la loro mancata messa in sicurezza. Questi filoni sono stati riunificati in un unico processo con 47 imputati.

Nel frattempo, in Liguria i cantieri in autostrada non sono ancora terminati. Il ponte è stato ricostruito con un progetto donato dall’archistar Renzo Piano, ma alla radura della memoria sotto il viadotto manca ancora l’ultimo miglio. Castellucci è in carcere per la tragedia di Avellino, mentre il pubblico ministero Massimo Terrile, magistrato di turno quel 14 agosto, è andato in pensione ed è poi morto a maggio, senza riuscire a vedere la fine del processo che ha voluto e studiato fino all’ultima riga di ogni singolo documento.

Scritto da Ilaria Mauri