BYD supera i ricavi domestici con l’export: la svolta del 2026

BYD ha raggiunto un traguardo storico: per la prima volta, i ricavi esteri superano quelli domestici. Scopri come il colosso cinese sta ridefinendo il mercato auto globale

BYD, il gigante cinese dell’auto elettrica, ha raggiunto un traguardo storico: per la prima volta, i ricavi esteri hanno superato quelli domestici. Questo sorpasso, avvenuto nel primo semestre del 2026, segna una svolta epocale per il gruppo di Shenzhen e racconta una storia di adattamento e resilienza in un mercato sempre più competitivo.

I numeri parlano chiaro: il 53% del fatturato di BYD non arriva più dalla Cina. Le vendite estere sono salite del 34% a 181,3 miliardi di yuan, mentre in Greater China il fatturato è crollato del 31%. Questo ribaltamento di prospettive è il risultato di una strategia aggressiva di espansione internazionale, resa necessaria da un mercato domestico sempre più ostile.

Il paradosso del mercato cinese

La Cina, pur essendo il mercato più grande del pianeta per immatricolazioni di veicoli, è diventata una terra di nessuno per i costruttori auto. Una guerra di prezzi senza esclusione di colpi va avanti da dieci mesi, con le vendite di autovetture scese del 21% a luglio secondo i dati della China Passenger Car Association. BYD, come molti altri costruttori, ha visto assottigliarsi i ricavi al dettaglio proprio a causa degli sconti continui.

A complicare il quadro ci si è messa anche Pechino, che ha annunciato controlli più severi sui cicli di sviluppo dei nuovi modelli, con l’obiettivo di verificare che nessuno stia tagliando sulla sicurezza pur di arrivare primo in concessionaria. Questo ha ulteriormente frenato la crescita dei marchi locali, costringendoli a guardare sempre di più all’estero.

L’export come salvezza

L’export è diventato l’unica leva di crescita per BYD. In gran parte dei mercati esteri, i marchi cinesi possono alzare i listini restando comunque sotto la concorrenza locale, e il ricarico assorbe abbondantemente i costi di spedizione. Un esempio eloquente è la BYD Seal U, un SUV ibrido ricaricabile che in Germania parte da 39.900 euro, ovvero oltre il doppio di quanto costa la versione cinese a Pechino.

Questa strategia ha portato a un’esplosione delle esportazioni cinesi di autovetture, che a luglio sono aumentate dell’88%. Il risultato si vede in fondo al bilancio: l’utile netto del secondo trimestre è salito del 30% a 8,2 miliardi di yuan, chiudendo cinque trimestri consecutivi di flessione. Una boccata d’ossigeno per un’azienda incalzata in casa da rivali agilissimi come Xiaomi e Xpeng.

I dazi e le sfide internazionali

Tuttavia, il mondo si sta chiudendo. Il mercato statunitense è di fatto sbarrato, e l’Unione Europea, che ha già introdotto i dazi sulle elettriche pure, sta valutando nuove tariffe anche sulle ibride. Brasile e Messico hanno imboccato la stessa strada. La risposta di BYD è la produzione locale nei mercati principali, Europa e Sud America in testa.

Ma lo stabilimento simbolo in Ungheria è finito nel mirino: accuse di abusi sul lavoro rivolte ai subappaltatori e un’indagine su sussidi statali, sgravi fiscali ed esenzioni ambientali concessi in precedenza. L’azienda sostiene di aver rispettato leggi e regolamenti locali, ma l’avvio della produzione slitta al quarto trimestre, con circa un anno di ritardo sui piani originali.

L’assalto al Giappone

Nel frattempo, BYD non lascia nulla di intentato e prova perfino l’impresa che ha fatto arrendere Ford: il Giappone. Il gruppo ha appena lanciato la Racco, una piccolissima elettrica disegnata su misura per le strade strette dell’arcipelago, che punta dritta al segmento delle kei car, il più grande e il più impenetrabile del mercato nipponico.

Il messaggio è chiaro. Per l’auto cinese l’estero non è più un’opzione strategica: è l’unico posto dove si guadagna ancora. BYD ha dimostrato di saper cavalcare l’onda del cambiamento, trasformando una sfida in un’opportunità senza precedenti.

Scritto da Ilaria Mauri