FIA vieta la disattivazione della MGU-K in qualifica: cosa cambia

Un escamotage nato per tutelare l'affidabilità delle power unit è stato sfruttato per migliorare i tempi sul giro: la FIA ha deciso di porre fine alla pratica

Negli ultimi weekend di gara è emersa una questione tecnica che ha sollevato polemiche nel paddock: alcuni team, tra cui Mercedes e Red Bull, avrebbero sfruttato una interpretazione del regolamento per mantenere potenza extra fino a pochi metri dal traguardo nelle sessioni di qualifica. Il fulcro della controversia è la gestione della MGU-K, il motogeneratore che regola l’erogazione elettrica della power unit, e in particolare la possibilità di aggirare il classico ramp down previsto dalle norme.

La procedura sfruttata prendeva spunto da una funzione pensata per la sicurezza: la modalità di recovery che consente di disattivare la MGU-K in caso di problemi per proteggere la componentistica. Applicata in chiave prestazionale, questa funzione avrebbe permesso di conservare fino all’ultimo istante una maggiore erogazione elettrica, traducendosi in decimi preziosi sul tempo sul giro. La reazione della Federazione non si è fatta attendere e la misura è stata rivista per tutelare tanto la sicurezza quanto l’equità sportiva.

Come funzionava lo stratagemma

Nel dettaglio la regola tecnica impone un decremento della potenza elettrica con un ramp down stabilito in 50 kW al secondo durante l’avvicinamento alla linea del traguardo. Alcuni pacchetti elettronici sono stati però calibrati per sfruttare una zona grigia del regolamento: attivando la modalità di recovery proprio dopo il passaggio sulla linea, la MGU-K veniva temporaneamente disattivata, evitando così il graduale calo di erogazione e consentendo ai piloti di sfruttare un picco di potenza stimato tra 50 e 100 kW rispetto ai concorrenti.

Costi e limitazioni tecniche

Questa soluzione presentava però un prezzo ben preciso: una volta disattivata la MGU-K entrava in vigore un lockout di 60 secondi, durante il quale la vettura restava priva di circa 350 kW di potenza ibrida, un handicap rilevante in gara. Per questo motivo lo stratagemma è risultato vantaggioso soprattutto in qualifica, dove il giro lanciato conta più del successivo rientro ai box, e meno in condizioni di gara dove la continuità di potenza è fondamentale.

Rischi per la sicurezza e reazioni dal paddock

Il problema principale sollevato dai team rivali riguarda la safety. Se la MGU-K veniva spenta dopo il giro lanciato, durante il giro di rientro la vettura poteva subire un rallentamento repentino, creando un pericoloso differenziale di velocità con monoposto ancora in piena prestazione. Episodi in cui vetture hanno perso improvvisamente spinta hanno alimentato preoccupazioni: la presenza di mezzi più lenti o addirittura fermi su punti critici della pista è un rischio che la Federazione ha ritenuto inaccettabile.

Pressione dei team e intervento della FIA

Di fronte ai sospetti sollevati da diversi competitor e all’allarme sulla sicurezza, la FIA ha avviato verifiche approfondite sulle telemetrie e sulle mappe motore. Team come Ferrari hanno chiesto chiarimenti ufficiali, sostenendo che l’uso di una funzione di emergenza per ottenere un vantaggio sarebbe contrario allo spirito del regolamento. Dopo l’analisi la Federazione ha stabilito che lo spegnimento della MGU-K oltre la linea del traguardo dovrà essere riservato esclusivamente a situazioni di reale emergenza tecnica.

Conseguenze pratiche e chi rimane coinvolto

La disposizione, che entrerà in vigore a partire dal Gran premio di Miami, vale non solo per i team ufficiali ma anche per le squadre clienti che montano le medesime power unit, tra cui McLaren, Williams, Alpine e Racing Bulls. La telemetria sarà uno strumento chiave per verificare la legittimità di eventuali disattivazioni: la FIA potrà distinguere interventi motivati da problemi tecnici reali da manovre studiate per guadagno prestazionale.

In termini strategici il divieto cambia poco per chi punta esclusivamente a massimizzare le prestazioni in qualifica a costo di penalizzazioni in gara, ma ha un impatto importante sul piano della sicurezza e dell’immagine sportiva. La decisione mostra la volontà della Federazione di chiudere le scappatoie normative che mettono a rischio i piloti e di chiarire che le funzioni di recovery non sono uno strumento tattico. Nei prossimi fine settimana sarà interessante osservare come i team adatteranno le mappe e le strategie elettroniche alla nuova interpretazione.

Scritto da Giulia Lifestyle