L’Italia ha registrato, a ottobre 2026, 132.416 immatricolazioni di auto nuove, un incremento del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante la leggera riduzione di un giorno lavorativo, il mercato ha chiuso in positivo, aggiungendo quasi 6.000 unità rispetto al 2025. Dal gennaio al ottobre, le nuove immatricolazioni hanno superato il milione e quattrocento mila veicoli, segnando una crescita complessiva dell’8,3%.
Crescita delle ibride e declino del diesel
Il dato più sorprendente è il passaggio all’ibrido: includendo le mild-hybrid, 60,7% delle auto immatricolate sono dotate di qualche forma di assistenza elettrica. Le full-hybrid hanno schizzato su +44,4%, raggiungendo 26.230 unità (19,8% del mercato), mentre le plug-in hybrid sono salite del 72,2% a 16.061 unità (12,1%). In totale, quasi un'auto su tre è ibrida, dieci punti più di un anno fa. Al contempo, il segmento diesel è sceso del 32%, scendendo sotto il 10% di quota, con le mild-hybrid diesel in calo del 21,8%.
Chi compra: privati, leasing e flotte
I privati hanno registrato 76.918 nuove immatricolazioni (+5,8%), rappresentando il 58,1% del totale. Per la prima volta il brand più venduto a privati è Toyota, con 8.838 unità, davanti a Fiat (7.794). Le concessionarie e le vendite km-0 hanno segnato +12,8% (19.912 unità). Il noleggio a breve termine è quasi raddoppiato (+91,1%), mentre quello a lungo termine è retrocesso del 6%, a causa del calo delle società captive.
L’esportazione cinese verso l’Europa: risposta alla crisi domestica
Nel frattempo, la Cina sta vivendo la più forte flessione mai registrata: le vendite interne di autovetture sono scese del 28,1% a settembre 2026, attestandosi a 1,63 milioni di unità. Le previsioni indicano un calo annuo del 22%, con un picco minimo di 18,5 milioni di veicoli venduti nel 2026. Per compensare la perdita di fatturato, le case cinesi hanno incrementato le esportazioni del 64% a settembre, raggiungendo 919.000 unità. Da gennaio a settembre, le esportazioni totali hanno toccato i 7,1 milioni, un +70% rispetto all’anno precedente, e si prevede che entro la fine del 2026 il volume supererà i 10 milioni.
Ostacoli e opportunità nel mercato europeo
Il blocco commerciale verso gli Stati Uniti spinge le case cinesi a rivolgere la produzione verso l’Unione europea. Tuttavia, i dazi sull’importazione variano dal 17% al 35,3% per le auto elettriche, più un ulteriore 10% di tassa generale. Un accordo preliminare tra Pechino e Bruxelles prevede di limitare le importazioni di ibride e plug-in a 350.000 unità all’anno, ma nel 2025 la Cina ha già spedito quasi 820.000 veicoli verso l’UE.
Il vantaggio competitivo delle auto cinesi a basso costo
Il motivo per cui le marche cinesi come BYD, Geely e Leapmotor riescono a proporre prezzi così contenuti risiede nella produzione integrata. BYD, ad esempio, realizza internamente batterie, motori, inverter e gran parte dell’elettronica, riducendo i margini destinati a fornitori esterni. Uno studio di Rhodium Group stima che questa integrazione consenta a BYD di risparmiare circa 4.700 USD per veicolo rispetto a concorrenti come Tesla.
Batterie LFP e scala di produzione
Le batterie al litio-ferro-fosfato (LFP) sono fondamentali per contenere i costi: non richiedono nickel o cobalto, risultano più economiche e hanno benefici di sicurezza. Nel 2025 le LFP rappresentavano il 55% delle batterie per veicoli elettrici a livello globale, con BYD che ha investito massicciamente nella sua “Blade Battery”. Inoltre, la Cina produce più dell’80% delle celle al litio al mondo; il prezzo medio di una batteria è sceso a 84 USD/kWh, circa il 56% in meno rispetto al costo europeo.
Combinando una catena di fornitura altamente concentrata, un elevato grado di vertical integration e l’adozione diffusa di tecnologie LFP, le case cinesi mantengono un vantaggio di costo di oltre il 30% rispetto ai produttori occidentali, anche dopo l’applicazione dei dazi.
Il mercato automobilistico italiano sta rapidamente abbracciando le ibride, mentre il diesel perde terreno in modo netto. Contemporaneamente, la crisi del mercato interno cinese sta spingendo le case auto verso l’Europa, dove il loro vantaggio competitivo di produzione integrata e di batterie a basso costo potrebbe ridefinire la concorrenza negli anni a venire.
