Il rapporto annuale dell’UNEP evidenzia che nel 2025 le emissioni di gas serra hanno nuovamente superato le soglie di sicurezza. Il segretario generale dell’ONU, António Guterres ha definito la situazione “pericolosamente insufficiente” e ha ricordato che, se le politiche attuali persistono, il pianeta rischia di raggiungere +2,8°C entro il 2100.
Queste conclusioni si inseriscono in un contesto di crescente allarme: il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente ha confrontato gli impegni dichiarati da tutti i Paesi con le traiettorie necessarie per mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 1,5°C dell’Accordo di Parigi.
Proiezioni dell’ONU: +2,8°C con le politiche attuali, +2,6°C con gli impegni
Analizzando due scenari distinti, il documento distingue tra le politiche attualmente in vigore (senza considerare obiettivi futuri) e gli impegni di riduzione già annunciati. Nel primo caso, il riscaldamento globale potrebbe toccare i +2,8°C entro la fine del secolo; nel secondo, anche se si rispettassero tutti gli impegni esistenti, si arriverebbe comunque a circa +2,6°C. Entrambi i valori superano di gran lunga la soglia di 1,5°C fissata nel 2015.
Andamento per i maggiori emettitori
Il rapporto individua divergenze tra i principali produttori di CO₂. Gli Stati Uniti l’Indonesia e la Cina hanno registrato un incremento delle emissioni nel 2025, mentre l’India la Russia e l’Unione Europea hanno mostrato una lieve diminuzione. Tale dinamica evidenzia come, nonostante gli sforzi di alcuni paesi, la crescita complessiva rimanga inostacolata.
Obiettivo europeo di riduzione: il caso Italia
Nel contesto europeo, l’Italia risulta una delle economie più critiche. Il Progress Report sul Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) elaborato dal think-tank Ecco, segnala un aumento di circa 9 milioni di tonnellate di CO₂ rispetto. Per rispettare gli impegni della UE entro il 2030, il Paese deve tagliare quasi 95 milioni di tonnellate pari a un quarto delle emissioni totali.
Le proiezioni dell’Ispra indicano che tra il 2021 e il 2025 l’Italia ha già accumulato un eccesso di 30 milioni di tonnellate rispetto alla traiettoria prevista; entro il 2030 il disavanzo potrebbe salire a 39 milioni con un potenziale costo di 3,8-5,7 miliardi di euro per l’acquisto di crediti di emissione.
Mancanza di una strategia sul gas
Uno dei punti più critici sottolineati dal rapporto è l’assenza di un piano organico per l’abbandono del gas naturale. Progetti come la metanizzazione della Sardegna, programmata per il 2033, e il rinvio dell’uscita dal carbone al 2038 dimostrano che gli investimenti continuano a sostenere la dipendenza dai combustibili fossili ben oltre il 2030.
Scenari di riduzione richiesti: 18% entro 2030, 45% entro 2035, 69% entro 2040
Per mantenere la speranza di un picco di riscaldamento tra 1,7°C e 1,8°C, il documento indica che le emissioni globali devono calare del 18% entro il 2030, del 45% entro il 2035 e del 69% entro il 2040 rispetto ai livelli del 2025. Il Green Deal europeo punta a zero emissioni nette entro il 2050, ma l’attuale ritmo di riduzione è inferiore al 5-8% entro il 2030, ben al di sotto del percorso richiesto.
Questa discrepanza mette in luce l’urgenza di accelerare la decarbonizzazione dei settori energetico, industriale e dei trasporti, aumentando la quota di energie rinnovabili e riducendo progressivamente la dipendenza dai combustibili fossili.
