L’Italia continua a rimanere indietro nella transizione verso le auto elettriche e ibride. Mentre l’Europa accelera, il nostro Paese fatica a tenere il passo, con una quota di mercato delle vetture ricaricabili che rimane ben al di sotto della media continentale.
Secondo i dati più recenti, a maggio 2026 le auto elettriche e ibride plug-in hanno raggiunto una quota di mercato complessiva del 12,8%, suddivisa tra il 6,2% di veicoli elettrici puri e il 6,6% di ibride plug-in. Un risultato che colloca l’Italia all’ultimo posto tra i principali mercati europei, con una media del 31,2% negli altri Paesi del continente.
Le cause del rallentamento della transizione elettrica
Diversi fattori contribuiscono al rallentamento della domanda di auto elettriche in Italia. Uno dei principali è l’assenza di incentivi pubblici strutturali per i privati. Con la fine dei bonus statali, l’Italia è rimasta l’unico grande mercato europeo privo di un sistema di agevolazioni all’acquisto delle auto elettriche.
L’assenza di questi incentivi ha avuto un impatto diretto sulle decisioni dei consumatori, soprattutto in una fase in cui il prezzo d’acquisto delle vetture elettriche resta mediamente superiore rispetto alle equivalenti con motore tradizionale. Inoltre, il fenomeno dell’effetto attesa generato negli anni precedenti dai programmi di incentivazione, ha concentrato le immatricolazioni in periodi limitati senza creare una crescita stabile del mercato.
Infrastrutture di ricarica insufficienti e costi elevati
Un altro ostacolo significativo è rappresentato dal sistema di ricarica. Nonostante il numero delle colonnine sia cresciuto negli ultimi anni, la rete continua a mostrare limiti significativi. L’Italia dispone di 15,5 punti di ricarica ogni 100 chilometri di rete stradale, un dato inferiore alla media europea di 22,1 punti e sufficiente soltanto per il sedicesimo posto nella graduatoria continentale.
Il problema non è soltanto quantitativo. Le infrastrutture ad alta potenza, indispensabili per ridurre i tempi di sosta durante i lunghi viaggi, rappresentano poco più di un quinto del totale. Ciò significa che molti automobilisti continuano a percepire l’auto elettrica come una soluzione poco pratica per gli spostamenti extraurbani.
A pesare è anche il costo dell’energia per la ricarica pubblica, che in Italia risulta tra i più elevati d’Europa. Una situazione che riduce ulteriormente la convenienza economica del passaggio all’elettrico e alimenta le resistenze di famiglie e imprese.
L’Europa accelera, l’Italia resta indietro
Mentre il mercato italiano rallenta, il contesto internazionale si muove a velocità ben diverse. In particolare, l’Asia continua a guidare la crescita globale della mobilità elettrica, rafforzando il ruolo dei costruttori orientali e aumentando la pressione competitiva sui produttori europei.
Anche l’Unione Europea prosegue nel percorso di decarbonizzazione del settore automobilistico, pur tra dibattiti e revisioni normative. Il rischio, però, è che l’Italia si presenti ai prossimi appuntamenti con un ritardo sempre più difficile da recuperare, sia sul fronte della domanda sia su quello delle infrastrutture.
Per rilanciare il mercato, gli operatori del settore suggeriscono di puntare sul sostegno alle flotte aziendali. Le recenti margini di flessibilità concessi a livello europeo potrebbero infatti liberare risorse da destinare a misure fiscali in grado di favorire il rinnovo del parco auto delle imprese e accelerare l’introduzione di veicoli a basse emissioni.
Tuttavia, senza una strategia stabile che affronti contemporaneamente costo d’acquisto, rete di ricarica e prezzo dell’energia, la transizione elettrica rischia di continuare a procedere a rilento. E i numeri di maggio confermano che, almeno per ora, l’Italia è ancora lontana dagli standard europei.
