Boschert B300 Gullwing: quando le ali di gabbiano incontrarono la W124

La Boschert B300 Gullwing è l’esperimento estremo che ha cercato di riportare le porte ad ali di gabbiano su una coupé W124: modifiche strutturali, il musetto della R129 disegnato da Bruno Sacco e un sei cilindri biturbo da 283 CV l’hanno resa un pezzo unico, nato in un contesto tecnico e commerciale difficile.

La storia delle porte ad apertura verticale è spesso associata alla Mercedes-Benz 300SL svelata a New York nel 1954 e diventata simbolo di un’epoca e del rilancio della Casa di Stoccarda a nove anni dalla fine della guerra. Meno nota ma altrettanto affascinante è la vicenda di una reinterpretazione degli anni ’80: la Boschert B300 Gullwing un progetto che ha unito la meccanica della serie W124 con le porte ad ali di gabbiano e dettagli provenienti dalla R129.

Qui ricostruiamo il percorso tecnico e commerciale di quella conversione, illustrando le scelte strutturali, estetiche e meccaniche che hanno reso la B300 una curiosità unica nel panorama del tuning tedesco. I fatti noti — dalla base utilizzata alle prestazioni dichiarate — permettono di capire perché quel progetto sia rimasto un pezzo raro e costoso.

Il progetto strutturale su base W124 e le modifiche al telaio

Per ottenere le famose porte ad ali di gabbiano su una coupé di fine anni ’80, Boschert intervenne in modo profondo sulla carrozzeria e sul telaio della Mercedes-Benz 300 CE (serie W124). L’operazione richiese lo spostamento in avanti dei montanti anteriori di quasi 25 centimetri con la conseguente riprogettazione completa della struttura del tetto per accogliere le nuove cerniere e i meccanismi di apertura.

Per mantenere l’integrità della scocca e la rigidità torsionale necessaria alla sicurezza e alla tenuta di marcia, Boschert rinforzò i sottoporta e rivide i punti di ancoraggio. È importante sottolineare che si trattò di un intervento ben oltre il tuning tradizionale: non era una semplice sostituzione di pannelli, ma una riprogettazione della struttura portante dell’auto, in grado di sostenere il peso e lo sforzo di aperture così impegnative nel tempo.

Estetica ibrida: il musetto della R129 e gli interni eccentrici

La volontà di creare un modello riconoscibile spinse Boschert ad adottare l’anteriore della R129, una scelta stilistica che richiama il lavoro di Bruno Sacco. L’accostamento fra la carrozzeria W124 e il musetto R129 fu una operazione che alcuni definirono in stile “Frankenstein”, ma che risultò sorprendentemente coerente alla vista, conferendo alla vettura un aspetto moderno rispetto ai canoni degli anni ’80.

All’interno la B300 mostrava la stessa attitudine a sorprendere: l’abitacolo era rivestito in pelle viola bicolore, una scelta cromatica audace pensata per sottolineare l’unicità del progetto. Questo rivestimento interessava superfici ampie, dai sedili ai pannelli porta, accentuando la natura custom e la volontà di distaccarsi dalla sobrietà tipica delle originali Mercedes dell’epoca.

Meccanica potenziata: motore biturbo e prestazioni

Sotto il cofano Boschert modificò il motore M103, il sei cilindri in linea tipico della serie, aggiungendo due turbocompressori. Il risultato fu un propulsore capace di erogare circa 283 CV con uno scatto da 0 a 100 km/h coperto in meno di 6 secondi e una velocità massima dichiarata di 265 km/h. Questi numeri collocarono la B300 fra le vetture più rapide della fine degli anni ’80, trasformando una base relativamente comune in una coupé dalle prestazioni elevate.

La combinazione di modifiche strutturali, estetiche e meccaniche rese però il prezzo di listino proibitivo: al debutto al Salone di Francoforte il costo stimato era di circa 186.000 marchi. Quel valore elevato, insieme alla complessità produttiva, limitò fortemente la diffusione del progetto.

Produzione limitata e rarità della conversione complete

In totale vennero realizzate 11 unità legate al progetto B300. Tuttavia, solo una di queste ricevette la conversione completa con le porte ad ali di gabbiano, rendendola un esemplare praticamente unico a livello mondiale. Questo dato spiega perché la B300 Gullwing sia oggi considerata una curiosità da collezione e un esempio estremo di reinterpretazione stilistica e tecnica della tradizione Mercedes.

La vicenda della B300 mette in luce il contrasto fra l’audacia del design personalizzato e i limiti imposti dai costi e dalla praticabilità industriale: un esperimento che rimane nella memoria degli appassionati per l’originalità e per il coraggio di sfidare convenzioni consolidate.

Scritto da Ilaria Mauri