Il 5 ottobre scade il provvisorio taglio fiscale di 6,1 centesimi al litro sulle accise del diesel. Dal giorno successivo il carburante torna a subire l’aliquota piena, ma non più in maniera statica: entrerà in vigore il meccanismo delle accise mobili che adeguerà l’imposta in base al mercato internazionale e alle entrate IVA generate dai rincari.
Il contesto economico è tutt’altro che favorevole. Tra marzo e agosto 2026 i consumatori hanno sostenuto un onere aggiuntivo di oltre 4,7 miliardi di euro rispetto al 2025, come emerge da un’analisi pubblicata il 3 ottobre. Nei soli due mesi di luglio-agosto, la spesa complessiva per benzina e gasolio ha raggiunto 10,6 miliardi di euro cioè 1,75 miliardi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre le entrate erariali si sono fermate a 5,2 miliardi di euro.
Impatto immediato sulla pompa: quanto pesa la perdita dello sconto
Lo sconto di 6,1 centesimi, una volta sommato all’IVA, garantiva un risparmio di circa 6,1 centesimi al litro. Su un pieno standard di 50 litri, il costo aggiuntivo si aggira su 3,05 euro. Per automobilisti più abituati a consumare 100-200 litri al mese, la differenza può oscillare tra 6,10 euro e 12,20 euro. Il Codacons ha segnalato, però, una lieve flessione dei listini negli ultimi giorni: la benzina è scesa di 11 centesimi, il diesel di 13,3 centesimi, favorita dalla riduzione delle quotazioni internazionali del greggio.
Dati sulla rete di distribuzione: prezzo cap e distribuzione dei listini
Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato, al 3 ottobre, che 10.519 distributori su 20.147 (52,2 %) offrono il diesel al di sotto del price cap di 2,20 euro al litro. Per la benzina, i numeri sono analoghi: 10.413 impianti su 20.141 (51,7 %) vendono al di sotto dei 2 euro al litro. In totale, più di 10.400 stazioni di servizio mantengono i prezzi al di sotto dei tetti fissati, creando un certo gradino di protezione per il consumatore nonostante la cessazione dello sconto fisso.
Il nuovo meccanismo delle accise mobili: come funziona
Le accise mobili non fissano un valore unico; l’aliquota viene ricalcolata in risposta alle fluttuazioni del prezzo internazionale del petrolio e alle maggiori entrate IVA generate dal rialzo dei costi. Il quadro normativo è stato tracciato con la delega fiscale, poi dettagliato nella legge di bilancio 2026, che ha modificato l’articolo 3 del decreto legislativo n. 43/2025 a partire dal 1° gennaio. Il decreto-legge 18 marzo 2026 n. 33 ha attuato per la prima volta il meccanismo, con successive rettifiche nei decreti del 4 settembre e del 17 settembre 2026, che hanno confermato il superamento delle soglie previste e fissato nuove aliquote per l’autunno.
Secondo Antonio Tanza presidente di Adusbef, il peso combinato di rincari e imposte equivale a una “tassa occulta” di circa 80 euro per cittadino, neonati compresi. Il nuovo strumento non promette di eliminare le oscillazioni di mercato, ma intende rendere più prevedibile il costo finale per i rivenditori e, di riflesso, per gli automobilisti.
Iniziative commerciali a sostegno dei consumatori
Parallelamente al nuovo regime fiscale, le grandi catene di distribuzione hanno lanciato offerte temporanee. Dal 28 settembre, la rete Enilive ha stabilito un tetto di 2,19 euro al litro per il diesel, valido per 30 giorni e subordinato all’assetto fiscale vigente. Anche IP-Socar, Q8 e Tamoil hanno introdotto prezzi simili, contribuendo a mantenere il diesel al di sotto del price cap in molte zone, benché la riduzione non sia omogenea su tutta la rete.
Gli automobilisti dovranno fare i conti con un possibile rialzo di qualche centesimo per litro, ma potranno ancora beneficiare di prezzi inferiori al cap grazie alle dinamiche di mercato e alle iniziative dei distributori.
