Fondo automotive: 1,6 miliardi sbloccati per ricerca, investimenti e domanda

Il ministro Adolfo Urso conferma lo sblocco del Fondo automotive: risorse concentrate sulle imprese, ricerca e supporto alla domanda specialistica

Negli ultimi giorni il governo ha dato segnali concreti sul destino dei fondi destinati al settore automobilistico: il Fondo automotive da circa 1,6 miliardi è in procinto di essere sbloccato. Intervenendo al Festival dell’Economia di Trento, il ministro delle Imprese Adolfo Urso ha spiegato che il decreto concordato al Tavolo automotive il 30 gennaio e presentato al MEF il 13 febbraio ha ormai ottenuto i pareri positivi del Ministero delle Infrastrutture e del Ministero dell’Ambiente e dovrebbe ricevere a breve l’ultimo via libera. È importante sottolineare che le risorse saranno principalmente rivolte alle imprese e non prevedono contributi diretti per l’acquisto di auto private.

La comunicazione del ministro ha anche chiarito quali categorie di domanda potranno beneficiare degli incentivi: si tratta di misure mirate a sostenere i veicoli commerciali leggeri, i mezzi della categoria L (come motocicli, ciclomotori e quadricicli), il retrofit per adeguare i veicoli esistenti, e le colonnine di ricarica. Queste scelte delineano un approccio rivolto più alla filiera produttiva e all’infrastrutturazione che al sostegno diretto del consumo privato.

Sblocco formale e iter amministrativo

Il percorso del decreto è stato segnato da una serie di incontri tra istituzioni e associazioni di categoria: l’intesa del 30 gennaio ha definito le linee guida, mentre la consegna al MEF del 13 febbraio ha avviato il vaglio degli uffici competenti. Secondo quanto dichiarato da Urso, mancherebbe solo il sì definitivo del Ministero dell’Economia e delle Finanze per dare corso agli stanziamenti. In termini pratici, lo sblocco significa che le imprese potranno presto accedere a bandi e misure programmate nel piano, con procedure che dovrebbero aprirsi nell’arco di settimane, non mesi.

Chi beneficia e come si attiveranno gli stanziamenti

La struttura del fondo prevede una distribuzione mirata delle risorse: circa il 75% dei finanziamenti è destinato all’offerta, cioè agli interventi sulla produzione e sull’innovazione delle imprese. La restante parte supporterà specifiche misure di domanda per ambiti professionali e commerciali. Le imprese interessate dovranno partecipare a programmi di finanziamento attraverso accordi per l’innovazione e contratti di sviluppo, con criteri che daranno priorità a progetti a elevato contenuto tecnologico e a mini-contratti per realtà più ridotte.

Impatto industriale e ruolo di Stellantis

Nella stessa occasione Urso ha commentato il piano strategico di Stellantis, evidenziando un cambio di rotta rispetto alla gestione precedente targata Tavares, che aveva privilegiato una strategia fortemente orientata all’elettrico puro e a produzioni dislocate al di fuori dell’Italia. Secondo il ministro, il 2026 ha rappresentato una fase di transizione, mentre i segnali di ripresa produttiva sono attesi già nel primo trimestre del 2026. Questo trend, se confermato, potrebbe tradursi in un incremento della produzione nazionale, sostenuto anche dagli strumenti previsti dal Fondo automotive.

Partnership internazionali e produzione in Europa

Un altro elemento sottolineato da Urso riguarda la pressione esercitata dall’Italia, insieme ad altri paesi, sulla Commissione UE per introdurre requisiti legati al Made in Europe. Secondo il ministro, questa linea di azione ha portato costruttori stranieri, in particolare alcune case cinesi, a trasferire fasi produttive in Europa oltre alla semplice assemblaggio. Un esempio citato è la partnership annunciata tra Stellantis e Dongfeng con prospettive produttive legate allo stabilimento di Rennes, segno di una maggiore integrazione industriale nel continente.

Composizione del fondo e destinazioni delle risorse

La dotazione complessiva del Fondo automotive copre un orizzonte temporale fino al 2030 e ammonta a circa 1,6 miliardi. Il piano riserva una parte consistente agli Accordi per l’innovazione, con una somma significativa, pari a 750 milioni, dedicata a ricerca e sviluppo. Altri strumenti sono i Contratti di sviluppo per gli investimenti produttivi, con attenzione specifica ai mini-contratti per imprese più piccole. Sul versante della domanda, le risorse finanzieranno l’Ecobonus per veicoli commerciali leggeri, incentivi per la categoria L, programmi di retrofit, bonus per le colonnine di ricarica e iniziative di noleggio sociale a lungo termine.

In sintesi, lo sblocco annunciato punta a rafforzare la filiera nazionale intervenendo su innovazione, investimenti e infrastrutture, più che sul sostegno diretto alle vendite private. Per le aziende del settore si apre una fase in cui la capacità di intercettare i bandi e strutturare progetti di R&S sarà determinante per accedere alle risorse.

Scritto da Luca Bellini
Articoli correlati