Le Olimpiadi mai celebrate: la storia nascosta dei Giochi del 1944

Le Olimpiadi del 1944 non si tennero mai, ma la loro idea sopravvisse in modi sorprendenti durante la guerra

Le Olimpiadi del 1944 non si tennero mai. Londra, designata dal Comitato Olimpico Internazionale prima della guerra, era sotto i bombardamenti; l’Europa era devastata; Roma era appena uscita dall’occupazione tedesca. Eppure, la memoria di quegli eventi non è una fantasia.

In un nuovo libro, Mario Tedeschini Lalli racconta come l’idea olimpica continuò a circolare proprio nell’anno in cui sembrava impossibile celebrarla. Accadde a Roma, nel Foro Mussolini trasformato dagli Alleati in Rest Center dell’esercito americano, dove militari britannici, francesi, canadesi, statunitensi e coloniali disputarono gare di atletica e nuoto che giornali e partecipanti chiamarono subito ‘Olimpiadi alleate’.

Le Olimpiadi nei campi di prigionia

Accadde anche nei campi di prigionia tedeschi, dove ufficiali polacchi internati organizzarono giochi dietro il filo spinato, con bandiere, giuramenti, medaglie di fortuna e una ostinazione che aveva il sapore della resistenza morale. Il libro vive di questa moltiplicazione di scenari. Roma, Parigi, Losanna, Woldenberg, Gross Born: ogni luogo diventa una stazione di un viaggio dentro il Novecento.

Lo sport non appare mai come semplice evasione. È propaganda, rito, disciplina dei corpi, politica internazionale, sopravvivenza psicologica. Il fascismo aveva sognato di fare di Roma la capitale olimpica della propria modernità imperiale; gli Alleati, nel 1944, usarono quegli stessi impianti per rovesciarne il significato. Il Foro Mussolini divenne un ‘Foro americano’, una scenografia del potere sconfitto rioccupata dai vincitori.

Le storie individuali

Tedeschini Lalli è molto abile nel non lasciare che la grande storia schiacci le biografie. Anzi, il cuore del libro sono proprio i destini individuali: lo ‘zio Bill’ Sloan, meccanico della marina americana e nuotatore; Willie Steele, afroamericano, soldato segregato e campione di salto, destinato poi all’oro olimpico di Londra 1948; i nuotatori nippoamericani delle Hawaii, combattenti leali di un Paese che intanto internava molti loro connazionali; gli ufficiali polacchi che nei lager tedeschi trasformarono lo sport in una forma di autodifesa collettiva.

Sono figure che restituiscono alla Storia la sua materia più viva: corpi che corrono, saltano, nuotano, resistono. Ne esce anche una riflessione potente sull’ambiguità dei simboli. I cinque cerchi olimpici, nel libro, passano di mano in mano: li usano i regimi, li difendono i prigionieri, li celebrano i neutrali, li evocano gli eserciti liberatori.

Le Olimpiadi che non ci furono

Le Olimpiadi del 1944 è È un libro sulla guerra vista da un’angolatura laterale e rivelatrice; sulla forza dei miti collettivi; sulla necessità degli uomini di inventare ordine, competizione e speranza anche quando tutto intorno precipita nel caos. Tedeschini Lalli fa rivivere una storia rimasta a lungo in ombra: quella delle Olimpiadi che non ci furono, e che tuttavia, in molti luoghi d’Europa, qualcuno volle ostinatamente far vivere.

Scritto da Ilaria Mauri