Londra: TfL accusa Stellantis, BMW, Jaguar Land Rover e Nissan di frode sulle emissioni

L'ente dei trasporti londinese ha avviato un'azione legale contro quattro grandi case automobilistiche, accusandole di aver dichiarato falsamente la conformità dei loro veicoli agli standard di emissione della Ulez.

Un nuovo fronte legale si apre nel Regno Unito, questa volta con Transport for London (TfL) in prima linea. L’ente responsabile dei trasporti nella capitale britannica ha avviato un’azione legale contro Stellantis, BMW, jaguar land Rover e Nissan, chiedendo un risarcimento che potrebbe raggiungere la cifra astronomica di 1 miliardo di sterline, pari a circa 1,17 miliardi di euro.

Al centro della controversia ci sono le dichiarazioni dei costruttori riguardo alla conformità dei loro veicoli diesel agli standard richiesti per circolare gratuitamente nella Ultra Low Emission Zone (Ulez) di Londra. Secondo TfL, queste dichiarazioni sarebbero state false o, quantomeno, formulate con negligenza permettendo a migliaia di veicoli di accedere all’area senza pagare il pedaggio giornaliero di 12,50 sterline.

Le accuse di frode e negligenza

La causa è stata avviata nel 2026, ma era stata temporaneamente sospesa in attesa dell’esito del procedimento parallelo sul cosiddetto Dieselgate britannico. Nei giorni scorsi, l’Alta Corte di Londra ha tenuto un’udienza procedurale durante la quale gli avvocati di TfL hanno illustrato le basi dell’azione legale.

Secondo il legale di TfL, Laurence Page, le dichiarazioni dei costruttori sarebbero state false e formulate in modo doloso, temerario oppure, in alternativa, negligente provocando un danno economico all’ente. TfL sostiene che migliaia di veicoli diesel abbiano potuto accedere gratuitamente alla Ulez pur non avendone diritto, privando così l’amministrazione londinese degli introiti derivanti dal pedaggio e compromettendo gli obiettivi di miglioramento della qualità dell’aria.

Come funziona la Ulez

La Ultra Low Emission Zone è entrata in funzione nel 2019 nel centro di Londra ed è stata progressivamente ampliata fino a comprendere l’intera Greater London. I veicoli che non rispettano gli standard minimi sulle emissioni devono pagare una tariffa di 12,50 sterline al giorno per entrare nell’area. La misura interessa soprattutto le auto diesel più vecchie, generalmente immatricolate oltre undici anni fa e non conformi allo standard Euro 6.

Secondo TfL, una parte dei veicoli ritenuti conformi avrebbe invece beneficiato dell’esenzione sulla base di informazioni tecniche che l’ente ritiene non corrette. Per entrare nella ZTL Londinese senza pagare, infatti, bisogna possedere almeno un Diesel Euro6 o un benzina Euro4.

Le difese delle case automobilistiche

Nel corso dell’udienza, i legali delle quattro case automobilistiche hanno definito le accuse particolarmente gravi, sostenendo però che TfL non abbia ancora fornito elementi sufficientemente dettagliati a supporto delle proprie contestazioni. Per questo motivo, l’Alta Corte ha disposto che il procedimento rimanga sospeso almeno fino a ottobre, mentre proseguiranno gli sviluppi della parallela vicenda Dieselgate e verrà valutata l’eventuale presentazione di un ricorso contro la recente sentenza.

Il collegamento con il Dieselgate britannico

La nuova azione di TfL nasce infatti dallo stesso contesto della maxi causa intentata da circa 1,6 milioni di automobilisti britannici, coordinata dallo studio legale Leigh Day, che accusava diversi costruttori di aver utilizzato dispositivi capaci di alterare i risultati dei test sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx).

Lo scorso 10 luglio 2026, l’Alta Corte inglese ha respinto la maggior parte delle accuse, ritenendo non dimostrata l’esistenza di una frode intenzionale analoga a quella emersa nel caso Volkswagen. I promotori della class action stanno però valutando un appello.

Anche Transport for London aveva aderito a quel procedimento in qualità di proprietario di una flotta di veicoli, ma la nuova causa ha un obiettivo diverso: non ottenere un risarcimento per gli automobilisti, bensì recuperare i mancati ricavi che l’ente sostiene di aver perso a causa dell’accesso gratuito alla Ulez di veicoli che, secondo l’accusa, avrebbero dovuto pagare il pedaggio.

Secondo un portavoce di TfL, la controversia riguarda esclusivamente le presunte perdite di entrate della Ulez e rappresenta uno degli strumenti attraverso cui l’ente intende tutelare l’efficacia della politica londinese per il miglioramento della qualità dell’aria.

Scritto da Ilaria Mauri