Nel 2026 Porsche ha mostrato due facce del suo business: da un lato un utile operativo che supera di gran lunga quello dell’anno precedente, dall’altro un richiamo globale che coinvolge le versioni più sportive della 911 e della 718. Il connubio di questi due eventi mette in luce la capacità del marchio di generare valore tramite il modello di punta, ma anche le vulnerabilità tecniche che possono emergere quando si perseguono prestazioni estreme.
Le cifre dei primi nove mesi confermano una svolta decisiva. L’utile operativo è salito a 1,74 miliardi di euro, contro i 40 milioni dello stesso periodo del 2025, mentre il margine è passato dall’1,1 % al 6,9 %. Le consegne totali sono comunque calate del 16 %, ma la Porsche 911 ha compensato il deficit con un incremento del 12 % nelle vendite, trainata dalle varianti GTS, Turbo, GT3 e GT3 RS, che offrono margini particolarmente elevati.
Rinascita finanziaria guidata dalla 911
Il successo della 911 non è stato casuale. Dopo un periodo di investimenti aggressivi nella elettrificazione, il nuovo amministratore delegato Michael Leiters ha ribaltato la strategia, concentrandosi su modelli più piccoli ma più redditizi. Il piano prevede la riduzione di circa 9.000 posti di lavoro, un taglio del 40 % nei livelli manageriali e una diminuzione delle spese di sviluppo, consentendo di riallocare risorse verso la personalizzazione e l’aumento dei prezzi delle versioni più esclusive.
Strategia di Michael Leiters
Leiters ha dichiarato che l’obiettivo è “guadagnare di più su ogni vettura”. A tal fine Porsche intende introdurre nuove varianti posizionate sopra la 911, potenziare le opzioni di customizzazione e aumentare i prezzi delle sportive di circa il 20 %. Parallelamente, la casa tedesca ha evitato di trasferire la produzione negli Stati Uniti, ritenendo che la decentralizzazione avrebbe introdotto costi aggiuntivi e complessità operativa, come spiegato dal direttore finanziario Jochen Breckner.
Richiamo globale per i cerchi monodado
Parallelamente alla ripresa economica, Porsche ha avviato un richiamo su più di 2.300 esemplari delle linee 911 e 718, prodotti come Model Year 2024. Il problema riguarda il sistema di fissaggio monodado dei cerchi, ereditato dalle competizioni, che in alcuni casi può presentare una frattura del dado centrale. La rottura può determinare l’allentamento, fino al completo distacco della ruota durante la marcia, con gravi implicazioni per la sicurezza.
Origine del difetto e procedura di riparazione
Le analisi hanno evidenziato che il componente era realizzato con una lega contenente quantità eccessive di piombo e bismuto, fuori dalle tolleranze previste dal fornitore. Porsche ha quindi emesso un avviso “Do Not Drive” per le vetture interessate e contatterà i proprietari per effettuare, a costo zero, la sostituzione del dado difettoso. In Australia 77 auto sono già state richiamate, mentre negli Stati Uniti ne sono stati individuati quasi 2.400, dimostrando la portata internazionale del problema.
Prospettive per il 2026 e sfide future
Nonostante il richiamo, il gruppo mantiene le previsioni per il 2026: ricavi compresi tra 35 e 36 miliardi di euro e un margine operativo previsto dal 5,5 % al 7,5 %. Tuttavia, il mercato cinese resta un ostacolo, con vendite in calo, e i dazi statunitensi continuano a pesare sulla competitività delle esportazioni. Porsche dovrà dimostrare che la crescita dei profitti è sostenibile anche con volumi di vendita inferiori, affidandosi al fascino intramontabile della 911 e alla capacità di gestire con rapidità eventuali criticità tecniche.
