Salta al contenuto
26 Ottobre 2026

Storia dei microfurgoni giapponesi: dalle origini ai modelli Delica

Dalla cabina avanzata del Kurogane Baby alle versioni familiari di Delica Coach, ecco la cronistoria dei kei van che hanno segnato gli anni Sessanta.

Storia dei microfurgoni giapponesi: dalle origini ai modelli Delica

Negli anni Sessanta il panorama automobilistico giapponese iniziò a sperimentare nuove configurazioni per i veicoli di piccola cilindrata destinati al trasporto di merci e persone. L’obiettivo era ottimizzare lo spazio interno mantenendo dimensioni compatte, requisito fondamentale per i veicoli kei introdotti dal governo. Questo periodo ha prodotto modelli che, sebbene nati come furgoni commerciali, hanno rapidamente assunto anche la funzione di auto familiari.

Le prime soluzioni innovative si concentrarono sulla disposizione della cabina. Nel 1960 il Kurogane Baby introdusse una carrozzeria con la cabina posta più in avanti rispetto alla norma, liberando parte della lunghezza del telaio per il carico. Un anno dopo, la Subaru Sambar Light Van perfezionò il concetto: motore e trazione posteriori, sospensioni indipendenti e una cabina sopra l’asse anteriore quasi annullavano il vano motore, creando un pavimento regolare su tutta la lunghezza. Il motore bicilindrico a due tempi da 356 cm³ erogava 18 CV, un equilibrio perfetto tra potenza e compattezza.

Gli anni 1961-1963: la nascita dei kei van a quattro posti

Il 1961 vide l’arrivo di tre modelli che stabilirono la base del segmento: il Mitsubishi 360 Van, il Mazda B360 Light Van e il Daihatsu Hijet Van. Tutti e tre offrivano quattro posti e una capacità di carico significativa, dimostrando che un veicolo di poco più di 4 metri poteva svolgere compiti sia lavorativi sia familiari. La Subaru 360 Custom, lanciata nel 1963, si aggiunse alla famiglia, consolidando la presenza di veicoli kei con spazio interno ottimizzato.

Mitsubishi: dal Panel Van al Light Van

Mitsubishi propose due versioni distinte: il Panel Van a due posti, destinato esclusivamente al trasporto di merci, e il Light Van, con quattro posti, capace di servire sia l’attività commerciale diurnea che gli spostamenti familiari serali. Questa doppia proposta mostrò la versatilità della stessa carrozzeria, adattabile a esigenze diverse senza modificare la piattaforma di base.

Verso la versatilità: Bongo, HiAce e MiniAce

Nel maggio 1966 la Mazda Bongo introdusse la versione “Coach”: tre file di sedili per otto passeggeri, tutto in un telaio inferiore a quattro metri. Il motore posteriore, inizialmente un quattro cilindri da 782 cm³ e successivamente un modello da 1.000 cm³, liberava lo spazio anteriore e abbassava il passo d’ingresso. Il frontale rettangolare e i grandi vetri evidenziavano una forma nata direttamente dalla funzione di trasporto passeggeri.

Nel 1967 Toyota lanciò l’HiAce Wagon**, capace di ospitare fino a nove persone, con interni finiti quasi come quelli di una berlina e un motore a quattro cilindri da 1,5 l posizionato sotto i sedili anteriori. La versione “Commuter”, con capacità da dodici a quindici posti, si collocò invece nella categoria dei minibus. L’agosto 1968 portò il MiniAce Coach**, una versione più compatta (3,59 m) che offriva sette posti e un motore boxer da 790 cm³ capace di 36 CV, dimostrando che anche le dimensioni più ridotte potevano garantire un buon livello di comfort.

La forma “one-box” e la diffusione su strada

Verso la fine del decennio, la disposizione “cab-over” divenne lo standard per i kei van. Dai 1968 in poi, la Daihatsu Hijet passò alla configurazione “cab-over”, così come il Suzuki Carry Van, che adottò una vera forma “one-box”. In quello stesso anno arrivarono anche il Mitsubishi Minicab Van e il Mazda Porter Van. Nonostante fossero ancora veicoli commerciali essenziali, la presenza di sedili posteriori e un volume interno più sfruttabile li trasformò in soluzioni adatte anche all’uso familiare.

Fine del decennio: Cherry Cab e Delica Coach

Nel 1969 entrarono in scena due modelli che resero più evidente la fusione tra furgone e auto da passeggio. Il Nissan Cherry Cab Coach offriva un abitacolo più confortevole e una capacità di trasporto simile a quella dei veicoli precedenti, ma con uno stile più orientato al consumatore. Il Mitsubishi Delica Coach, derivato dal Delica Truck del 1968, presentava nove posti in un telaio lungo 3,86 m e un motore da 1.088 cm³. Sedili, vetri e finiture interne dimostrarono che, partendo dalla stessa piattaforma di un furgone, era possibile creare un veicolo dedicato al trasporto di persone, segnando la fine di un ciclo e l’inizio di una nuova era per i microfurgoni giapponesi.