Tennisti e tecnologia: la Recovery Suite di Wimbledon cambia le regole del gioco

A Wimbledon 2026, i tennisti possono contare su una nuova tecnologia rivoluzionaria: l'Ammortal Chamber. Scopri come questa capsula hi-tech sta cambiando il modo di recuperare.

L’All England Club ha introdotto a Wimbledon 2026 una nuova Recovery Suite con la Ammortal Chamber un dispositivo avanzato per il recupero, installata nel rinnovato Millennium Building. La suite ha offerto ai giocatori protocolli pre e post gara con sessioni da 15 a 50/60 minuti, integrando tecnologie per attenuare affaticamento e stress.

La novità è rilevante perché consolida l’uso di soluzioni hi-tech nel tennis d’élite, mirando a ridurre i tempi di ripristino tra gli incontri di un calendario sempre più denso. L’iniziativa ha ampliato strumenti e spazi dedicati alla rigenerazione, con l’obiettivo di standardizzare pratiche finora adottate individualmente dai giocatori. Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2026.

La Recovery Suite nel Millennium Building

La nuova Recovery Suite è stata allestita all’interno del Millennium Building trasformando l’area riservata ai giocatori in un centro integrato per recupero e preparazione. Oltre alla Ammortal Chamber sono presenti stivali a compressione fredda cuffie neuroacustiche NuCalm e sistemi avanzati per il sonno. La struttura include anche una palestra ampliata, un’area medica e uno spazio per nutrizione mirata con bevande e snack progettati per favorire la rigenerazione tra un match e l’altro.

La Ammortal Chamber è stata valutata intorno a 128.000 sterline pari a circa 150.000 euro e si presenta come un lettino hi-tech che richiama un’estetica futuristica. L’obiettivo è fornire un supporto rapido al recupero muscolare e mentale, con protocolli adattabili in base al momento della giornata e al carico di gioco dei tennisti.

Come funziona l’Ammortal Chamber

Il dispositivo combina cinque tecnologie: fotobiomodulazione a luce rossa e vicino infrarosso, campi elettromagnetici pulsatiinalazione di idrogeno molecolareterapia vibro-acustica e luce multi-onda. La fotobiomodulazione stimola i mitocondri per la riparazione dei tessuti e la circolazione, mentre i campi elettromagnetici a bassa intensità agiscono su rigidità e affaticamento. L’idrogeno molecolare contrasta lo stress ossidativo e i pattern sonori/vibratori regolano il sistema nervoso per favorire rilassamento e reset mentale.

Le sessioni sono state calibrate tra 15 e 60 minuti più brevi prima del match per attivazione, più lunghe dopo per defaticamento (fino a circa 50 minuti). Alcuni giocatori hanno riferito addormentamenti spontanei durante il trattamento, con risveglio in stato di pronta disponibilità fisica, coerente con l’intento di accelerare il ripristino delle funzioni neuromuscolari.

Reazioni dei giocatori e tempi di utilizzo

Le prime impressioni hanno mostrato apertura e prudenza. Tommy Paul ha dichiarato: “È stato bello, anche se non so bene cosa faccia perché mi sono addormentato. Però mi sono sentito sicuramente molto riposato.” Altri atleti hanno riportato sensazioni simili di freschezza post-sessione, in linea con l’uso della terapia sonora e della fotobiomodulazione.

Non tutti hanno adottato la tecnologia con lo stesso entusiasmo: alcuni, come Jannik Sinner hanno preferito modalità più tradizionali di gestione del recupero. I protocolli della suite hanno comunque previsto libertà di scelta e personalizzazione, lasciando ai team la decisione di combinare compressioneneuroacustica e sessioni nella Chamber in base alla risposta individuale e al timing tra gli incontri.

Origini e prospettive del recupero hi-tech

L’introduzione sistematica a Wimbledon si inserisce in un percorso più ampio avviato anni fa da giocatori che hanno investito in tecnologie pressurizzate e dispositivi di simulazione dell’altitudine. Già nel 2011, Novak Djokovic aveva utilizzato una camera iperbarica pressurizzata CVAC a forma di uovo, anticipando l’attenzione odierna per protocolli integrati e misurabili.

Con la Ammortal Chamber e la nuova suite, il torneo ha reso standard strumenti finora sperimentati in modo isolato. L’approccio integrato del Millennium Building punta a ridurre il gap tra partite ravvicinate, aumentando la probabilità di recupero completo in meno di un’ora e offrendo un modello replicabile per altri eventi del circuito.

Scritto da Francesca Lombardi