Auto elettriche: perché i grandi marchi stanno cambiando rotta

Le principali case automobilistiche stanno rivedendo le loro strategie sull'elettrico, con alcuni marchi che rallentano i loro piani e altri che adottano approcci più flessibili.

L’industria automobilistica sta vivendo un momento di profonda riflessione riguardo al futuro dell’elettrico. Dopo anni di investimenti massicci e annunci ambiziosi, molti costruttori stanno rivedendo le loro strategie in risposta a una serie di sfide che vanno dalle infrastrutture di ricarica ai costi di sviluppo.

Le vendite di auto elettriche stanno crescendo, ma a un ritmo inferiore rispetto alle previsioni iniziali. Questo rallentamento, unito ai costi elevati e alla mancanza di infrastrutture adeguate in molti Paesi, ha spinto i grandi marchi a ricalibrare i loro piani. Inoltre, i prezzi elevati per i consumatori e i margini ridotti per i produttori stanno rendendo l’elettrico un settore meno redditizio del previsto.

Honda, Mazda e Volkswagen rallentano sull’elettrico

Tra i marchi che hanno deciso di cambiare rotta c’è Honda che ha registrato la prima perdita economica dalla sua quotazione in Borsa nel 1957. L’azienda ha chiuso l’ultimo anno fiscale con una perdita operativa di circa 2,59 miliardi di dollari, dovuta in gran parte alle svalutazioni legate ai progetti elettrici. In risposta a questa situazione, Honda ha deciso di abbandonare l’obiettivo di una gamma completamente elettrica entro il 2040, optando invece per lo sviluppo di 15 nuovi modelli ibridi entro il 2030.

Anche Mazda ha rivisto i propri programmi, decidendo di puntare meno sulle elettriche pure e più sulle ibride. Il marchio giapponese ha confermato l’arrivo di tre nuovi modelli tra il 2028 e il 2030, oltre alla futura generazione della CX-5 con tecnologia full hybrid prevista già dal prossimo anno.

Volkswagen uno dei principali attori nel settore delle auto elettriche, sta affrontando ritardi nella produzione della futura Golf elettrica uno dei modelli più importanti per il piano EV del gruppo tedesco. Nel frattempo, MINI ha abbandonato il progetto di diventare un marchio completamente elettrico entro il 2030.

Stellantis e Toyota adottano un approccio multi-energia

Stellantis ha deciso di riportare il diesel su alcuni modelli venduti in Europa già da quest’anno, tra cui la Peugeot 308 la DS N°4 l’Opel Astra la Peugeot Rifter e la Citroen Berlingo. Questo approccio multi-energia mira a rispondere meglio alla domanda reale dei clienti e alle differenze tra i vari Paesi. Stellantis ha costruito un’architettura industriale che consente di utilizzare la stessa base tecnica per motori diversi, dai benzina agli elettrici, passando per mild hybrid, full hybrid e plug-in.

Toyota che ha sempre puntato sull’ibrido, continua a seguire un approccio simile. Il full hybrid è il cuore della sua offerta europea, affiancato da plug-in, elettriche e ancora alcune versioni benzina, così da offrire soluzioni diverse in base al mercato e alle infrastrutture.

Il lusso cambia idea

La frenata sull’elettrico coinvolge anche i marchi di lusso e sportivi. Porsche ha confermato che continuerà a produrre auto con motore benzina anche dopo il 2030, con progetti come la nuova Macan termica e un SUV a sette posti inizialmente disponibile con motori tradizionali.

Rolls-Royce ha rallentato i propri piani elettrici e continuerà a puntare sul motore V12 mentre Bentley ha deciso di limitare a un solo modello elettrico il proprio programma entro il 2030.

Mercedes sta preparando oltre 30 novità entro il 2027, molte delle quali continueranno a utilizzare motori ibridi o termici. BMW invece lancerà sei nuovi modelli nel 2026 mantenendo una strategia che comprende benzina, diesel, plug-in hybrid ed elettrico.

Scritto da Ilaria Mauri