Crisi del diesel e sciopero: quanto pesa l’aumento per l’autotrasporto

Il balzo del diesel ha generato un extra costo stimato in 1,5 miliardi in due mesi: tra calcoli, squilibri territoriali e uno sciopero annunciato, il settore chiede misure immediate

La recente impennata del prezzo del carburante ha messo sotto pressione l’intero comparto dell’autotrasporto italiano. In appena otto settimane il costo alla pompa per il diesel è passato da 1,676 a 2,005 €/l, nonostante il taglio delle accise introdotto dal governo il 19 marzo 2026. Le stime dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre quantificano l’extra onere complessivo per il settore in circa 1,5 miliardi di euro nei primi due mesi del conflitto nel Golfo.

Questa situazione non è soltanto un’improvvisa stangata sui costi operativi: emerge insieme ad altre fragilità strutturali, come i ritardi nei pagamenti e margini ridotti, che rendono il sistema molto vulnerabile. Aumentano le pressioni sulle aziende di trasporto, che stanno valutando misure di protesta e chiedono al governo interventi di sostegno per evitare una paralisi delle forniture.

Bilancio economico dello shock

Il calcolo dell’extra costo parte da parametri realistici: un parco circolante stimato in 752.000 veicoli industriali (dato UNRAE), una percorrenza media di 10.000 km/mese e un consumo medio di 3,3 km/l. Con questi numeri la spesa mensile per carburante di un singolo camion è salita da circa 4.081 € a 6.075 €, un aumento di 1.994 € al mese per veicolo se confrontato con febbraio.

Metodo di stima e variabili chiave

La stima moltiplica l’extra costo unitario per il totale del parco mezzi, arrivando all’ordine di grandezza di 1,5 miliardi in due mesi. Nel frattempo il prezzo del Brent è passato da 70,75 a 105,7 $/barile, una crescita vicina al 50% che ha ulteriormente spinto il prezzo alla pompa. Questi parametri illustrano come, in un settore a bassa marginalità, anche scostamenti relativamente rapidi dei prezzi energetici possano tradursi in oneri notevoli.

Differenze territoriali e impatto sui flussi

La pressione del caro carburante non si distribuisce in modo uniforme nel Paese. Al Nord le tariffe praticate per il trasporto sono più alte — mediamente tra 1,40 e 1,70 €/km — e la probabilità di trovare un carico di ritorno è elevata, contenendo il numero di chilometri a vuoto. Al Sud, invece, le tariffe scendono tra 1,10 e 1,40 €/km e il fenomeno dei viaggi a vuoto è strutturale, con effetti diretti sui costi per litro consumato.

I numeri dell’ISTAT

I dati ISTAT relativi al 2026 forniscono il contesto logistico: sono state movimentate 1.110,5 milioni di tonnellate per 152,7 miliardi di tonnellate-chilometro, con una crescita del 5,2% rispetto all’anno precedente. La strada detiene il 92,1% del trasporto terrestre e l’86,9% delle tonnellate-chilometro, mentre il 97,6% dei flussi ha carattere interno. Le origini delle merci sono concentrate al Nord: 34,8% nel Nord-Ovest e 33,4% nel Nord-Est, per un totale di 68,2%.

La protesta e le richieste alle istituzioni

Le associazioni di categoria riunite in UNATRAS hanno proclamato un sciopero nazionale dal 25 al 29 maggio e hanno portato il dossier al tavolo del viceministro Edoardo Rixi in un incontro del 22 aprile. L’esecutivo si è impegnato a valutare misure per la liquidità e a favorire strumenti che consentano di trasferire parte dei costi ai committenti, ma le organizzazioni giudicano le proposte ancora insufficienti.

Tra le richieste formali del settore figurano un rimborso straordinario di 200 € ogni 1.000 litri di gasolio acquistato, l’anticipazione dei rimborsi delle accise da parte del MEF rispetto ai termini attuali e la sospensione temporanea di versamenti fiscali e contributivi. Viene chiesta inoltre la piena operatività della clausola di fuel surcharge, per rendere il recupero dei costi contrattualmente esigibile.

Accanto al rincaro del carburante, alcuni interventi legislativi hanno avuto effetti non intenzionati: il taglio delle accise del 19 marzo 2026 ha altresì ridotto il rimborso accise riservato ai veicoli euro 5 ed euro 6 — passato da 27 a 7 cent al litro — aggravando la pressione sulle aziende che già operano con margini risicati.

Se non arriveranno misure rapide e strutturali per sostenere la liquidità e riequilibrare i rapporti commerciali, il rischio è duplice: uno sciopero organizzato oppure blocchi spontanei per mancanza di risorse per il pieno, entrambi in grado di interrompere filiere produttive essenziali. Con oltre un miliardo di tonnellate movimentate su gomma, la posta in gioco è l’operatività dell’economia nazionale: serve un mix di interventi temporanei e riforme strutturali per ridurre la vulnerabilità del comparto.

Scritto da Luca Montini