Il viaggio di Nicodemo Matturro, ex pilota, verso l’ingegneria nella Moto3

Da giovane talento delle MiniGP alla figura chiave di SIC58, Nicodemo Matturro rivela il suo percorso tra pista e ingegneria.

Nel panorama della Moto3 italiana emerge la figura di Nicodemo Matturro originario di Picerno, in provincia di Potenza. Cresciuto in una regione dove le strutture per il motociclismo sono limitate, ha iniziato a farsi strada negli anni 2000, dimostrando sin da giovane una notevole predisposizione per le due ruote.

Il suo percorso agonistico parte nel 2006 con il campionato italiano Minimoto, prosegue con le MiniGP, poi con la categoria 125 e infine la 250, dove nel 2012 conquista il titolo nazionale SP250. Due anni dopo, nel 2014, approda al campionato italiano Moto3 indossando i colori della SIC58 Squadra Corse il team creato per onorare la memoria di Marco Simoncelli.

Dal ritorno in gara al bivio tra sport e studio

Dopo una pausa di tre stagioni, nel 2017 Matturro fa il suo ritorno in pista, aggiudicandosi vittorie e pole position che gli permettono di contendersi il titolo. Tuttavia, le difficoltà nel reperire sponsor e la pressione delle trattative lo portano a rifiutare un contratto che lo avrebbe spinto verso il campionato mondiale. Decide così di concentrarsi sul corso di laurea in ingegneria meccanica un percorso che aveva sempre seguito parallelamente alle competizioni.

La svolta decisiva avviene nel 2019, quando inizia a collaborare come race engineer nel campionato italiano. L’esperienza si consolida tra il 2020 e il 2025, con un ruolo chiave nel World Supersport. Nello stesso periodo ottiene un master presso la Monlau Motorsport Technical School di Barcellona, specializzandosi ulteriormente nel settore motorsport.

Il ruolo di race & data engineer nella Moto3

Ritornato alla SIC58, ma non più ai piedi del cavalletto, Matturro assume la carica di race & data engineer. La sua missione consiste nel tradurre le sensazioni del pilota – riportate a voce al termine di ogni sessione – in indicatori tecnici leggibili dai sensori della moto. Grazie ai grafici di telemetria individua anomalie, ottimizza il set-up e regola l’elettronica per migliorare le prestazioni su pista.

Un aspetto cruciale del suo lavoro è la strategia di gara. Deve valutare rapidamente le condizioni di temperatura, lo stato del tracciato e la durata della corsa, per poi prendere decisioni operative in pochi minuti. La precisione è fondamentale perché ogni secondo conta quando la moto attraversa il rettilineo finale.

Intelligenza artificiale: un aiuto, non un sostituto

Negli ultimi anni la intelligenza artificiale ha cominciato a permeare il mondo delle corse. In Moto3, sebbene meno diffusa rispetto alla Formula 1, sta già supportando l’elaborazione di enormi volumi di dati, riducendo i tempi di analisi e consentendo al team di focalizzarsi sui problemi più critici. Matturro sottolinea che l’AI permette di esaminare i risultati con maggiore attenzione una volta terminata la sessione, ma avverte anche dei pericoli di una dipendenza eccessiva.

“Le sensazioni del pilota restano insostituibili”, afferma l’ingegnere, “perché la telemetria non cattura mai tutte le sfumature di una manovra”. Il suo avvertimento nasce dall’esperienza personale di chi ha indossato sia il casco che le cuffie dei dati.

Il sogno che lo spinge ogni giorno, radicato nella sua terra d’origine, è ancora quello di vedere un campione lucano sollevare una coppa mondiale. “Vincere un mondiale sarebbe la più grande soddisfazione”, conclude Matturro, mentre la squadra si prepara per la prossima gara al Red Bull Ring di Spielberg, con l’incertezza di una possibile trasferta in Qatar a causa della situazione geopolitica.

Scritto da Ilaria Mauri