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La cronologia di crisi a Maranello: da Todt a Vasseur

Ferrari sotto accusa: Vasseur vive le stesse difficoltà di Todt, mentre il Cavallino affronta una lunga stagione di delusioni.

Nel 2026 la Ferrari sta attraversando quella che è definita la più lunga striscia di risultati deludenti nella sua storia recente: cinque gare senza alcun podio e più di due mesi di frustrazione. Il team principal francese Frederic Vasseur si trova al centro di un vortice di critiche, non solo per le prestazioni in pista ma anche per le tensioni con i piloti, tra cui Lewis Hamilton e Charles Leclerc. La situazione ricorda le difficoltà vissute da altri capi squadra di Maranello, una dinamica che sembra ripetersi con una certa inevitabilità.

Una catena di pressioni su Maranello

Già dal 1993, quando Jean Todt assunse la guida della Gestione Sportiva la figura del team principal ha dovuto sopportare un carico di aspettative altissimo. L’arrivo di Todt fu accolto da un clima di scetticismo da parte della stampa, similmente a quanto accadde nel 1996 con il precedente responsabile francese. In quell’occasione, un giovane Michael Schumacher si schierò in difesa del manager, un gesto che fu subito imitato da Luca Cordero di Montezemolo dimostrando quanto il ruolo fosse al centro di un dibattito interno ed esterno.

Il racconto di Jean Todt: dubbi e consigli

Nel recente podcast di 21News, Todt ha rivelato le difficoltà dei suoi primi anni a Maranello, ammettendo di aver ricevuto consigli contraddittori da chi aveva già vissuto quell’ambiente. Le incertezze iniziali, secondo le sue parole, derivavano dalla necessità di armonizzare la libertà operativa con la tradizione della Scuderia. Il suo periodo, dal 1993 al 2007, è stato definito l’epoca d’oro della Ferrari, ma ha anche posto le basi per la fragilità che si sarebbe manifestata dopo la sua uscita.

L’età d’oro 2000-2004 e il vuoto post-2008

Tra il 2000 e il 2004 la squadra, grazie al triumvirato composto da Ross BrawnRory Byrne e Michael Schumacher conquistò sette titoli costruttori e sei titoli piloti. Il modello organizzativo era basato su una rigida autonomia e una perfetta sinergia tra ingegneria e guida. Dopo il ritiro di Schumacher e l’addio di Todt alla fine del 2007, la stabilità venne meno. Solo nel 2008 la Ferrari riuscì a portare a casa il campionato costruttori con la F2008 mentre il titolo piloti sfuggì a Felipe Massa nell’ultima gara in Brasile contro Lewis Hamilton. Da allora, Maranello ha vissuto un digiuno iridato, attraversando numerose ristrutturazioni e continui aggiustamenti alle normative.

2026: la stagione più lunga di delusioni e i contrasti interni

Il 2026 sembrava promettere una svolta: la vittoria di Lewis Hamilton al Circuit de Barcelona-Catalunya aveva riacceso le speranze dei tifosi, mentre le prestazioni a Silverstone e Spa-Francorchamps suggerivano un possibile recupero. Tuttavia, le uscite a Budapest e Zandvoort tracciati “non di motore” ideali per la SF-26, furono deludenti, e la disfatta a Monza fu aggravata da errori di guida e da un aggiornamento del motore insufficiente per competere con la Mercedes che, nonostante poche innovazioni dal Canada in poi, manteneva il passo. Il clima a Maranello si è ulteriormente incrinato da scambi accesi tra Vasseur e i piloti, culminati a Baku con la provocatoria dichiarazione di Christian Horner sul muretto della Ferrari. Il futuro sembra dipendente da una rielaborazione della power unit, dalla leadership tecnica e dalla capacità di gestire le relazioni interne.

Le voci su possibili cambiamenti di comando

Nel panorama attuale, si sente spesso parlare di una possibile uscita di John Elkann o di una ristrutturazione della direzione, con nomi come Christian Horner citati come possibili “salvatori”. Tuttavia, finché le decisioni chiave rimarranno nelle mani di Elkann e del suo braccio destro Vigna gli esperti temono che la Ferrari non possa sfuggire a una ciclicità di crisi. La costruzione di una nuova power unit ADUO-2 è prevista, ma il tempo necessario per tradurre gli sviluppi in vittorie potrebbe richiedere diversi anni, mettendo ulteriormente alla prova la pazienza di Vasseur e dei suoi piloti.

Scritto da Francesca Lombardi