L’Unione europea sta vivendo una fase di forte pressione sul fronte commerciale con la Cina. Il disavanzo commerciale, attualmente di circa un miliardo di euro al giorno, spinge i responsabili di Bruxelles a cercare misure correttive. In questo contesto, le auto ibride cinesi hanno conquistato più di un terzo delle immatricolazioni europee, grazie a sussidi pubblici e politiche di prezzo aggressive.
Pei, la Commissione europea, ha deciso di affrontare la questione in vista del prossimo incontro bilaterale previsto per ottobre. L’obiettivo dichiarato è riportare la presenza delle ibride cinesi a un livello più “sostenibile”, fissando un tetto massimo del 15% sulla quota di mercato. Se la proposta non verrà accettata, l’UE ha già indicato la possibilità di introdurre dazi analoghi a quelli applicati alle Auto elettriche cipriota lo scorso ottobre.
Domanda dell’UE: ridurre la quota di mercato delle ibride cinesi al 15%
Secondo le informazioni diffuse, la Commissione vuole che la quota di mercato delle ibride cinesi scenda dal 30% attuale al 15% entro pochi mesi. La richiesta è motivata dalla necessità di proteggere l’industria automobilistica europea, ritenuta in svantaggio a causa di price wars e incentivi governativi cinesi. Bruxelles sostiene che la concorrenza sleale rischia di compromettere la capacità di investimento delle case automobilistiche europee, già sottoposte a pressioni dal rialzo dei costi delle materie prime.
Il provvedimento sarà discusso durante il vertice UE-Cina di ottobre, dove si cercherà di evitare una escalation commerciale. L’Unione ha già avviato un dialogo sul tema con diversi ministri cinesi, compreso il ministro del Commercio Wang Wentao, per capire se Pechino sia disposta a mettere in atto un “piano di riduzione volontaria”.
Possibili dazi sul segmento ibrido e confronto con le elettriche
Qualora la Cina rifiutasse di aderire al tetto richiesto, Bruxelles è pronta a imporre dazi sull’intera categoria delle ibride cinesi. Attualmente, questi veicoli sono soggetti al solo dazio ordinario del 10%, mentre le auto elettriche cinesi subiscono dazi antisovvenzione che possono arrivare fino al 45%. L’UE intende allineare la tassazione delle ibride a quella delle elettriche, facendo leva su una politica di “parità di trattamento”.
Il ruolo dei sussidi pubblici cinesi
Le autorità cinesi hanno sostenuto massicciamente la produzione di veicoli ibridi, garantendo finanziamenti diretti e agevolazioni fiscali. Questo ha permesso alle case automobilistiche di offrire prezzi estremamente competitivi sui mercati esteri. L’UE osserva che tali pratiche creano distorsioni nel libero mercato, rendendo più difficile per i produttori europei rimanere competitivi senza ricorrere a proprie forme di sovvenzione.
Nuove linee guida cinesi per i produttori auto all’estero
Parallelamente alle pressioni europee, il governo di Pechino ha pubblicato nuove indicazioni per i costruttori cinesi operanti fuori dal Paese. Le direttive chiedono di evitare concorrenti disordinati e di adottare politiche di prezzo più stabili, eliminando promozioni opache che possono danneggiare la reputazione del marchio. Le case dovranno inoltre garantire la trasparenza delle offerte e rispettare le normative locali sulla protezione dei dati dei consumatori.
Queste misure riflettono una volontà di curare l’immagine “Made in China” nei mercati sviluppati, dove la percezione di prodotti a basso costo può minare la fiducia dei clienti. Il documento, emanato da più ministeri, sottolinea la necessità di allineare le pratiche commerciali internazionali con gli standard europei, al fine di mantenere la competitività senza ricorrere a una “guerra dei prezzi” globale.
