Maxima riproduce la leggendaria Superflow II di Pininfarina in scala ridotta

Scopri come Maxima ha riprodotto in scala 1:18 la leggendaria Superflow II di Pininfarina, un'icona del design automobilistico degli anni '50.

Nel 1956, Pininfarina presentò la Superflow II una vettura che sembrò arrivare da un futuro lontano. Basata sulla meccanica dell’Alfa Romeo 6C 3000 questa auto combinava superfici vetrate smisurate, forme aerodinamiche e un’eleganza quasi aeronautica, incarnando il gusto italiano degli anni ’50. A settant’anni esatti dalla sua presentazione, questa straordinaria interpretazione del design automobilistico continua a esercitare un fascino unico.

Non sorprende, quindi, che Maxima specializzata nella riproduzione di modelli in resina, abbia deciso di dedicarle una riproduzione in scala 1:18.

Un capolavoro scolpito nell’aria

La prima impressione, una volta estratto il modello dalla confezione, è quella di trovarsi davanti a un oggetto fuori dal comune. La Superflow II non assomiglia a nessun’altra Alfa Romeo della sua epoca, e questo carattere unico emerge immediatamente anche nella miniatura. Le forme allungate, il cofano interminabile e l’abitacolo raccolto sotto l’enorme superficie trasparente catturano lo sguardo da qualsiasi angolazione.

La verniciatura bicolore è uno degli aspetti più riusciti del modello: il contrasto tra il rosso e il bianco sottolinea le linee della carrozzeria e mette in evidenza il lavoro di Pininfarina. Le superfici appaiono pulite e uniformi, mentre la separazione tra i due colori segue fedelmente i complessi raccordi della carrozzeria. Osservando il frontale, si apprezza la precisione con cui sono stati riprodotti gli elementi distintivi del prototipo.

Dettagli che fanno la differenza

I gruppi ottici carenati si integrano perfettamente nelle forme aerodinamiche della vettura, mentre lo scudetto Alfa Romeo è ben riprodotto e perfettamente centrato. Il lungo sviluppo della carrozzeria permette di apprezzare la fluidità delle linee e la quasi totale assenza di spigoli. Maxima è riuscita a replicare molto bene la continuità stilistica del progetto originale.

Convincente è anche l’ampia superficie vetrata. Il grande parabrezza panoramico, i finestrini avvolgenti e la particolare configurazione della cabina in questa scala diventano protagonisti assoluti e contribuiscono a creare quell’effetto “navicella” che rese celebre il prototipo nel 1956. Anche la parte posteriore è stata riprodotta con la giusta attenzione. Le pinne e gli altri dettagli emergono con chiarezza e invitano a soffermarsi nell’osservazione.

I cerchi a raggi, i sottili profili cromati e le numerose finiture contribuiscono ulteriormente alla qualità generale della replica. Si tratta di particolari che su una vettura del genere assumono un’importanza fondamentale, perché aiutano a trasmettere quell’atmosfera da prototipo esclusivamente costruito per stupire, lontana dall’idea di una produzione in serie.

Il fascino di un esercizio di stile

La scala 1:18 si rivela ideale anche per gli interni, totalmente visibili attraverso la cupola. Caratterizzato dalla guida a destra, offre un abitacolo semplice, come tutte le concept. Sedili, cruscotto e volante sono rappresentati con un buon grado di sintesi. Una scelta diversa dal consueto.

Non si tratta della classica Alfa Romeo da competizione o della sportiva stradale entrata nell’immaginario collettivo, ma di una pagina meno conosciuta e forse ancora più affascinante della storia del marchio, capace di attirare l’attenzione anche di chi normalmente non segue il mondo delle concept car.

Disponibile sul sito del produttore al prezzo di 170 euro.

Scritto da Ilaria Mauri