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Record di temperatura e siccità: l’estate 2026 sconvolge l’Europa

L’estate più calda mai registrata in Europa occidentale ha spinto al limite energia, trasporti e salute, con temperature record, fiumi a secco e incendi diffusi.

L’estate 2026 ha superato di gran lunga tutti i precedenti degni di nota per l’Europa occidentale. I dati forniti dal programma europeo Copernicus mostrano una media stagionale di 21,7 °C cioè 2,5 °C sopra la media del periodo di riferimento 1991-2020, eccesso che supera il precedente primato del 2003. Il fenomeno non si è limitato a luglio-agosto: temperature anomale sono state registrate già a maggio e hanno proseguito fino a settembre, portando a 17 giorni in cui oltre il 60 % del territorio ha superato i 30 °C.

Stress termico senza precedenti

Il Universal Thermal Climate Index (UTCI) ha indicato la categoria più grave di stress termico per la stagione estiva 2026. In totale, sono stati 41 giorni di forte stress per il corpo umano, cinque in più rispetto al 2003, e 13 giorni di stress molto forte un nuovo record assoluto. Queste condizioni hanno intensificato il disagio sanitario, aggravando rischi come colpi di calore e problematiche cardio-respiratorie in tutta la regione.

Siccità dei grandi fiumi e pressione sul sistema energetico

Nel periodo di luglio-agosto, i principali corsi d’acqua europei – Reno, Danubio, Po, Loira, Rodano e Senna – hanno registrato portate minime o quasi minime storiche. La carenza idrica ha influito direttamente sul raffreddamento degli impianti termoelettrici e nucleari, oltre a limitare la produzione idroelettrica. La scarsità d’acqua ha inoltre compromesso le attività di irrigazione, aumentando la vulnerabilità del settore agricolo.

Ripercussioni sui trasporti e sulla sicurezza energetica

Le basse portate fluviali hanno ostacolato il trasporto di merci via navigabile, rallentando le catene di approvvigionamento. Allo stesso tempo, le centrali termoelettriche hanno dovuto operare con sistemi di raffreddamento meno efficienti, elevando i rischi di surriscaldamento. Questi intrecci dimostrano come il cambiamento climatico stia direttamente minacciando la sicurezza energetica e la resilienza delle infrastrutture di mobilità.

Incendi su larga scala e mari insolitamente caldi

Al 2 settembre, l’area bruciata nell’Unione Europea era quasi il doppio della media 2006-2025 per lo stesso periodo, con la Spagna e la Francia più colpite. Le emissioni derivanti da questi incendi si sono collocate tra le dieci più elevate dal 2003, esponendo milioni di persone a livelli pericolosi di inquinamento atmosferico. Parallelamente, le temperature della superficie del mare (SST) lungo la costa atlantica e nel Mediterraneo occidentale hanno raggiunto valori record o quasi record, creando ondate di calore marine che hanno limitato il raffreddamento notturno delle zone costiere e aumentato l’umidità, accentuando lo stress termico per la popolazione.

Mare Caldo e prospettive per l’autunno

Il progetto “Mare Caldo” di Greenpeace, con il climatologo del Cnr Antonello Pasini ha rilevato incrementi di temperatura fino a 5 °C sopra la media trentennale nelle acque mediterranee a partire da maggio. Questo eccesso termico favorisce l’evaporazione, fornendo più umidità all’atmosfera e alimentando fenomeni meteorologici intensi come supercelle, trombe marine e medicane. Il clima autunnale potrebbe quindi rivelarsi ancora più instabile, richiedendo una pronta capacità di adattamento.

La sfida per la prossima stagione è rafforzare la resilienza delle infrastrutture e accelerare la transizione verso sistemi energetici capaci di operare anche in condizioni climatiche estreme.

Scritto da Ilaria Mauri