Le auto elettriche a 800 volt stanno diventando sempre più popolari, con marchi come MercedesXiaomi e Zeekr che presentano modelli con tempi di ricarica sempre più rapidi. Tuttavia, la tensione non è l’unico fattore che determina la velocità di ricarica. Scopriamo insieme cosa rende queste auto così speciali e perché non tutte offrono le stesse prestazioni.
L’architettura a 800 volt: cosa la rende speciale
Un’architettura a 800 volt indica il livello di tensione utilizzato dal sistema elettrico ad alta tensione di un’auto elettrica, che include batteria, inverter, motore e componenti collegati. La maggior parte delle auto elettriche oggi in circolazione utilizza ancora sistemi intorno ai 400 volt mentre il passaggio agli 800 V permette di trasferire la stessa quantità di energia utilizzando una corrente inferiore.
Il vantaggio principale di questa tecnologia è la riduzione delle perdite elettriche e del calore generato nei cavi e nei componenti. Questo consente di progettare sistemi più efficienti e, quando tutti gli altri elementi lo permettono, di raggiungere potenze di ricarica molto elevate. Tuttavia, l’architettura a 800 V rappresenta solo una base tecnologica avanzata, ma non è da sola la garanzia di una ricarica record.
Non tutti gli 800 V sono uguali
Basta confrontare alcuni dei modelli oggi in commercio per capire che l’architettura elettrica non racconta tutta la storia. La smart #1 rinnovata per ora solo in Cina, dichiara una ricarica dal 10 all’80% in circa 12 minuti grazie a una potenza massima che può arrivare a circa 400 kW. Anche le Xiaomi SU7 e Xiaomi YU7 sfruttano una piattaforma a 800 V e, nelle versioni più performanti, arrivano rispettivamente fino a circa 486 e 500 kW di potenza di ricarica.
Dall’altra parte ci sono modelli che utilizzano la stessa tensione ma con valori inferiori. La Kia EV9 basata sulla piattaforma E-GMP a 800 V del Gruppo Hyundai, arriva a circa 210 kW, mentre la Hyundai Ioniq 6 può raggiungere circa 233 kW. La Porsche Taycan e l’Audi e-tron GT si fermano intorno ai 320 kW, mentre la Lotus Emeya arriva fino a circa 400 kW.
La nuova Mercedes GLA elettrica
La nuova Mercedes GLA elettrica utilizza un’architettura a 800 V e può ricaricare in corrente continua fino a circa 320 kW. Con una colonnina HPC compatibile, Mercedes dichiara un passaggio dal 10 all’80% in circa 22 minuti. La GLA elettrica ha un’autonomia fino a 657 km WLTP e può recuperare fino a 270 km di autonomia in 10 minuti di ricarica.
Non conta solo la tensione
La potenza di ricarica è il risultato della relazione tra tensione e corrente. Aumentare la tensione permette di trasferire più energia utilizzando meno corrente, con vantaggi in termini di efficienza, minori perdite elettriche e minore sviluppo di calore. Tuttavia, la tensione non è l’unico parametro che determina la velocità di ricarica. Ogni costruttore decide infatti quanta potenza consentire in base alle caratteristiche della batteria, dell’elettronica di potenza, dell’inverter e del sistema di raffreddamento.
Un’auto progettata per privilegiare costi, durata delle celle o affidabilità potrebbe limitare deliberatamente la potenza massima anche disponendo di un sistema a 800 V. Al contrario, un modello sviluppato per ottenere prestazioni elevate può sfruttare maggiormente il potenziale della piattaforma grazie a componenti progettati per gestire livelli di potenza superiori.
Batteria e gestione termica fanno la vera differenza
La batteria è probabilmente il componente che incide maggiormente sui tempi reali di ricarica. Non tutte le celle hanno la stessa chimica e non tutte sono in grado di sopportare gli stessi livelli di potenza senza compromettere durata, sicurezza e prestazioni nel tempo. Fondamentale è anche la gestione della temperatura. Prima di arrivare a una stazione HPC (High Power Charging), molte auto possono preriscaldare o raffreddare automaticamente il pacco batterie per portarlo nella finestra termica ideale.
Se la batteria è troppo fredda o troppo calda, il sistema riduce automaticamente la potenza disponibile per proteggerla. Per questo un’auto collegata a una colonnina molto potente potrebbe comunque ricaricare più lentamente rispetto al valore dichiarato dal costruttore.
La promessa dei ’12 minuti’ vale soltanto in condizioni ideali. Per raggiungere prestazioni così elevate, è necessario che tutti i componenti del sistema siano perfettamente sincronizzati e che l’infrastruttura di ricarica sia adeguata. In definitiva, l’architettura a 800 V rappresenta un passo avanti significativo, ma è solo uno degli elementi che contribuiscono alla velocità di ricarica di un’auto elettrica.
