Come i nanodiamanti potrebbero rivoluzionare le batterie delle auto elettriche

I nanodiamanti, cristalli di carbonio di poche nanometri, promettono batterie più rapide ma sono ancora a livello di laboratorio.

Negli ultimi anni una nuova classe di materiali sta attirando l’attenzione dei ricercatori: i nanodiamanti. Si tratta di cristalli di carbonio con diametro dell’ordine di pochi miliardesimi di metro, la cui struttura ricorda quella del diamante tradizionale. Grazie a questa disposizione atomica, i nanodiamanti possono influenzare il movimento degli ioni all’interno di elettroliti solidi componente cruciale delle batterie per veicoli elettrici. Il potenziale miglioramento riguarda sia l’efficienza energetica sia la velocità di ricarica, due parametri chiave per la diffusione delle auto elettriche.

Nanodiamanti e conduttività ionica: i risultati di Ionics

Un articolo pubblicato quest’anno sulla rivista Ionics ha dimostrato che l’aggiunta di nanodiamanti a specifici sali organici solidi provoca un incremento della conduttività ionica di quattro-cinque ordini di grandezza rispetto al materiale di partenza. In pratica, gli ioni possono attraversare il composto con una facilità quasi dieci-mila volte superiore. Si tratta di un risultato sperimentale ancora confinato al laboratorio, ma che spiega l’interesse crescente verso questi cristalli nella ricerca su batterie per la mobilità elettrica.

Concentrazioni ottimali e temperature critiche

Gli studi più citati, condotti da Stebnitskii e Mateyshina hanno analizzato due sali organici: il tetraetilammonio e il tetrapropilammonio tetrafluoroborato. La conducibilità massima è stata osservata con una frazione volumetrica di nanodiamanti pari rispettivamente al 50% e al 40%. Un ulteriore esperimento su tributylmetilammonio tetrafluoroborato ha mostrato un picco di conducibilità intorno a 145–150 °C. Questa temperatura è tuttavia molto più alta rispetto al range operativo delle batterie delle auto elettriche, che normalmente work a temperatura ambiente (circa 20–40 °C). Per rendere la tecnologia praticabile, sarebbe necessario ottenere risultati simili a temperature molto più basse.

Prospettive di mercato e limiti operativi

Un report di mercato pubblicato a metà settembre 2026 colloca i nanodiamanti tra le tecnologie emergenti per supercapacitori e batterie, con previsioni di consumo fino al 2036. Il documento li classifica come “in sviluppo”, sottolineando che al momento non esistono linee produttive su scala commerciale per veicoli elettrici. La principale barriera resta la necessità di un’alta conducibilità a temperature comprese tra 20 °C e 40 °C, condizioni che le batterie di serie devono soddisfare quotidianamente.

Produzione di nanodiamanti da plastica e nuovi allotropi

Un altro avanzamento interessante proviene dal ELI Beamlines dove è stata dimostrata una tecnica di “shock laser” capace di trasformare plastica di scarto in nanodiamanti ultra-puri. Sebbene la dimostrazione sia ancora a livello di principio, le potenziali applicazioni indicate includono medicina, catalisi e sviluppo di nuovi materiali. Parallelamente, la Chalmers University ha annunciato a settembre 2026 la sintesi di un nuovo allotropo di carbonio poroso denominato “diamondiyne”, caratterizzato da nanopori programmabili. Resta da verificare come gli ioni si muovano all’interno di questi reticoli, un passo necessario prima di poter parlare di elettrodi operativi per batterie o supercapacitori.

Impatti sui solid-state e roadmap dei fornitori

Il settore più promettente per l’impiego dei nanodiamanti è quello degli elettroliti solidi che sostituiscono il liquido infiammabile delle batterie tradizionali, riducendo il rischio di cortocircuiti. L’integrazione di nanodiamanti potrebbe aumentare la stabilità meccanica e la conduttività di questi elettroliti, effetti analoghi a quelli osservati con il litio metallico nelle celle di nuova generazione. Tuttavia, le roadmap pubbliche dei principali fornitori di batterie continuano a concentrarsi su chimiche al litio-ferro-fosfato, stati solidi, MXene e grafene. I nanodiamanti rimangono una voce di ricerca, non ancora tradotta in prodotti commerciali per le auto elettriche di serie.

La sfida più grande consiste nel trasferire le eccellenti proprietà osservate in laboratorio a condizioni operative realistiche, soprattutto per quanto riguarda la temperatura. Se riuscirà a superare questi ostacoli, potrebbe aprire la strada a veicoli elettrici più rapidi, sicuri e con una durata di vita più elevata.

Scritto da Ilaria Mauri