La Formula 1 ha subito una trasformazione radicale dal 2026, con monoposto più lunghe, pesanti e basate su un nuovo concetto aerodinamico. Franz Tost, ex team principal della Toro Rosso, ha espresso preoccupazioni su come queste modifiche stiano influenzando lo stile di guida dei piloti, in particolare di quelli come Max Verstappen.
Le nuove vetture, con un peso minimo di oltre 790 kg e cerchi da 18 pollici, richiedono un approccio di guida più preciso e meno istintivo. Le sospensioni rigide e i fondi complessi limitano la capacità dei piloti di ‘giocare’ con l’auto, riducendo la libertà di espressione che caratterizzava le vecchie monoposto.
Le modifiche tecniche e il loro impatto
Le nuove regole hanno introdotto fondi a venturi e altezze da terra controllatissime, che aumentano l’aderenza ma solo se l’auto rimane ‘piatta’ sull’asfalto. Le gomme Pirelli, con finestre operative strette, si surriscaldano facilmente se l’auto scivola troppo, mentre i cordoli diventano una trappola per il fondo della vettura.
Secondo Tost, queste modifiche comprimono il margine in cui i piloti possono utilizzare il proprio istinto meccanico. L’aerodinamica moderna non tollera angoli di imbardata elevati, e le gomme non sopportano il calore extra generato da manovre aggressive. Questo limita la capacità dei piloti di controllare il retrotreno con micro-pattinamenti e di far ruotare l’auto in inserimento.
Il talento sprecato di Verstappen
Max Verstappen è noto per il suo stile di guida aggressivo, caratterizzato da ingressi rapidi, rotazioni veloci e uscite con il gas che ‘guida’ il retrotreno. Tuttavia, con le nuove monoposto, questo stile è diventato più complicato e rischioso. Le curve stop-and-go come quelle di Montreal o Spielberg richiedono oggi maggiore cautela, poiché una vibrazione di troppo può far perdere aderenza dal fondo.
In curve medio-veloci, dove un tempo i piloti potevano ‘tenere viva’ l’auto con il gas, oggi conviene più pulizia che creatività. Chi ha molto talento nel piede destro deve accontentarsi di margini più stretti e rischi più alti. Tost non parla di nostalgie, ma di spazio d’espressione. Quando le regole irrigidiscono il campo, l’abilità fine diventa più invisibile, anche se non sparisce.
La domanda scomoda
Alla fine, la domanda che emerge è semplice ma scomoda: vogliamo auto che obbligano a non sbagliare, o auto che invitano a osare? Immaginate un rettilineo al tramonto, freni tardi, l’auto accenna un passo di lato e il pilota la riporta in linea col gas. Quell’istante, oggi, è più raro. Ma non per questo smette di mancarci.
