Corea del Nord: il sorprendente aumento delle automobili private a Pyongyang

Pyongyang, un tempo simbolo di strade deserte, oggi vive un boom di automobili private. Scopri come il regime sta gestendo questa trasformazione e le sfide future.

Per decenni, le immagini della Corea del Nord hanno mostrato strade deserte e viali vuoti, con poche auto d’epoca a circolare. La storia automobilistica del Paese era segnata dal debito contratto con la Svezia per una flotta di Volvo mai ripagata. Oggi, però, la situazione è radicalmente cambiata. Pyongyang sta vivendo un boom del mercato automobilistico privato un fenomeno che ha sorpreso il mondo intero.

Le analisi di LiveEO, un’azienda tecnologica tedesca specializzata in dati satellitari, rivelano un quadro inedito: parcheggi pieni, traffico intenso e, per la prima volta, code e ingorghi nelle arterie principali della capitale. Questo cambiamento non è casuale, ma il risultato di una serie di fattori interconnessi, tra cui riforme interne e un massiccio afflusso di capitali stranieri, soprattutto dalla Russia.

Il possesso privato diventa realtà

Uno dei pilastri di questa rivoluzione è il cambiamento normativo. Negli ultimi due anni, il regime di Kim Jong-un ha regolamentato formalmente il possesso privato di automobili un tabù che ha resistito per decenni. La Corea del Nord sembra avviarsi verso un modello ibrido, simile a quello cinese, dove il comunismo si mescola con elementi capitalisti.

Per la prima volta, le famiglie con patente possono acquistare legalmente un veicolo attraverso concessionari autorizzati dallo Stato. La crescente importanza delle auto nella società nordcoreana è evidente anche dall’introduzione di nuovi regolamenti stradali, che includono il divieto di fumare al volante e norme più severe per la protezione dei pedoni.

L’effetto Putin e l’influenza russa

Il catalizzatore economico di questo boom è il legame militare e diplomatico con la Russia. La fornitura di armi e l’invio di soldati nordcoreani a sostegno della guerra in Ucraina hanno portato nelle casse del regime una quantità senza precedenti di valuta estera. L’Istituto per la Strategia di Sicurezza Nazionale di Seul stima che questi scambi abbiano fruttato tra i 7,7 e i 14,4 miliardi di dollari tra agosto 2026 e fine 2026.

Questa liquidità ha spinto l’economia nazionale, che nel 2026 ha registrato una crescita del 3,7%, il valore più alto degli ultimi otto anni. Tuttavia, nonostante questa impennata, l’auto rimane un lusso per pochi. A beneficiare di questa crescita è principalmente la classe dei Donju imprenditori e commercianti benestanti che costituiscono la nuova élite economica del Paese.

La sfida infrastrutturale e il ruolo della Cina

Le sanzioni ONU vietano l’esportazione di veicoli completi verso la Corea del Nord, ma i dati doganali cinesi mostrano un’impennata nelle forniture di pneumatici, specchietti retrovisori e lubrificanti. Molte delle auto che circolano a Pyongyang sono di produzione cinese, inclusi numerosi modelli elettrici, sebbene si avvistino occasionalmente anche veicoli di marchi tedeschi.

La crescita del parco automobilistico ha scatenato una repentina fame di infrastrutture. Le immagini satellitari mostrano la costruzione di ampi parcheggi nei nuovi quartieri residenziali e il fiorire di officine, centri di assistenza e autolavaggi. Persino le vecchie botteghe per riparare biciclette e motociclette si stanno riconvertendo alla manutenzione delle auto. La sfida principale per il futuro resta l’approvvigionamento energetico: con l’aumento delle auto elettriche cinesi, la Corea del Nord dovrà sviluppare una rete di ricarica adeguata, al momento limitata quasi esclusivamente alle flotte di taxi.

Nonostante il crescente numero di automobili, la Corea del Nord non si sta trasformando in un Paese motorizzato come i vicini Cina o Corea del Sud. La maggiore diffusione delle auto private riguarda solo una piccola percentuale della popolazione. Per la maggior parte dei nordcoreani, una propria vettura resta fuori portata: il reddito medio pro capite è stimato in circa 100 dollari al mese, mentre i modelli più economici costano tra i 15.000 e i 20.000 dollari.

Scritto da Ilaria Mauri