La produzione nello stabilimento Stellantis di Cassino è precipitata: nei primi cinque mesi dell’anno gli operai hanno lavorato soltanto 24 giorni, mentre il resto del tempo è stato caratterizzato da fermi produttivi, periodi di cassa integrazione e ferie forzate. Questo quadro fotografa una crisi profonda per uno stabilimento strategico dell’automotive italiano, dove la produzione dei modelli Alfa Romeo Stelvio, Tonale e Jeep Compass procede a singhiozzo.
La riduzione delle attività e le sue conseguenze
Da gennaio a maggio la fabbrica del Lazio ha accumulato una serie di interruzioni e rallentamenti che hanno lasciato interi reparti inattivi. La situazione non migliorerà a breve: è già programmato un fermo produttivo dal 1° al 5 giugno che interesserà carrozzeria, verniciatura, montaggio e reparti collegati. L’interruzione continua è dovuta principalmente a una domanda debole sui modelli in gamma e a decisioni aziendali che favoriscono altri siti europei.
Il risultato è che la capacità impiantistica installata è sfruttata solo per una frazione minima, con impatti concreti: calo delle competenze tecniche, demotivazione del personale e aumento dei costi fissi dello stabilimento. Per oltre 3.000 lavoratori diretti e per l’indotto locale la situazione rischia di diventare rapidamente insostenibile, mettendo a rischio economie di territorio intere.
Impatto sociale ed economico
La continua alternanza tra lavoro effettivo e ammortizzatori sociali genera una perdita di capacità produttiva e una progressiva erosione della memoria tecnica accumulata negli anni. Questo fenomeno è particolarmente pericoloso in settori ad alta specializzazione, dove il know-how è elemento chiave per la competitività. L’aumento dei periodi di inattività comporta anche pesanti ricadute economiche sulla filiera di fornitori locali, con effetti a catena che amplificano la crisi territoriale.
La reazione dei sindacati e l’intervento della Regione
Di fronte a questo scenario, i rappresentanti sindacali di FIOM e CGIL hanno intensificato la pressione sul management. In una riunione convocata presso la Regione Lazio hanno chiesto un confronto diretto con Stellantis per ottenere chiarezza sul piano industriale del sito di Cassino e garanzie occupazionali concrete. I sindacati denunciano il rischio di una progressiva desertificazione produttiva dello stabilimento e chiedono misure immediate per tutelare i posti di lavoro.
Il presidente regionale Francesco Rocca ha preso atto della gravità della situazione e ha assicurato la disponibilità della Regione a intervenire, ribadendo però che non si possono accettare promesse vaghe. Secondo Rocca è necessario un piano ambizioso che garantisca volumi produttivi e prospettive a lungo termine per il sito e per il territorio.
Richieste e obiettivi della trattativa
I punti chiave richiesti dalle parti sociali comprendono trasparenza sul piano industriale, impegni sui volumi produttivi e un calendario di investimenti. L’obiettivo è evitare che la crisi si travasi in licenziamenti e perdita di competenze, trasformando un polo produttivo strategico in un ricordo. Le trattative mirano anche a esplorare soluzioni che possano rendere lo stabilimento più flessibile e integrato nelle strategie future dell’industria automobilistica europea.
Ipotesi di alleanze esterne e posizioni industriali
La discussione politica e sindacale si è allargata alla possibilità di coinvolgere nuovi partner industriali per rilanciare Cassino. Il presidente Rocca ha aperto esplicitamente all’ipotesi di collaborazioni con gruppi come Dongfeng per riportare volumi e continuità produttiva.
Parallelamente, Alfredo Altavilla, esponente di BYD, ha dichiarato che il suo gruppo potrebbe essere interessato a capacità produttive esistenti in Europa, Cassino inclusa. Altavilla ha lanciato un monito: senza un cambio di passo e una maggiore apertura alle joint-venture strategiche, l’Europa rischia di perdere pezzi importanti della sua industria automobilistica a vantaggio di realtà extra-europee.
Scelte strategiche e scenario futuro
Le aperture istituzionali a partner esterni segnano una svolta nell’approccio locale: non più solo richieste alla proprietà, ma disponibilità a facilitare alleanze che possano garantire prospettiva industriale. Tuttavia, qualsiasi soluzione dovrà tradursi in impegni concreti e immediati sui volumi di produzione e sugli investimenti tecnologici, altrimenti il rischio di uno spopolamento produttivo rimane elevato.
La vertenza di Cassino ha ormai una valenza che supera la singola azienda: rappresenta un banco di prova per la capacità del paese e delle istituzioni di difendere la manifattura avanzata. I prossimi mesi saranno decisivi: i lavoratori pretendono risposte concrete, perché una media di 24 giorni lavorativi in cinque mesi non è compatibile con la tenuta occupazionale e sociale del territorio.
