Di Francesco e Esposito: le ambizioni e le sfide dei due protagonisti del calcio italiano

Eusebio Di Francesco e Sebastiano Esposito si preparano per una nuova stagione ricca di sfide. Scopri le loro parole e i progetti per il futuro.

Il calcio italiano si prepara a una nuova stagione ricca di sfide e ambizioni. Due protagonisti, Eusebio Di Francesco e Sebastiano Esposito, hanno condiviso le loro riflessioni e progetti in vista del nuovo campionato.

Di Francesco, reduce da una stagione intensa con il Lecce, e Esposito, pronto a indossare nuovamente la maglia del Cagliari, rappresentano due storie di rinascita e determinazione.

Eusebio Di Francesco: la rinascita e le ambizioni

Eusebio Di Francesco ha vissuto anni intensi, sia sul piano emotivo che professionale. Dopo la magica notte della salvezza con il Lecce, il tecnico pescarese è pronto a rimettersi in gioco con nuove sfide.

“Gli ultimi anni per me sono stati impegnativi sul piano emotivo”, ha dichiarato Di Francesco. “Dopo la festa per la salvezza sono andato cinque giorni a Dublino, poi sono stato a Pescara dove sto sempre bene con familiari e amici. In più avevo anche il matrimonio di Federico. È il primo dei miei figli che si sposa e mia moglie voleva essere pronta.”

Di Francesco è anche nonno di quattro nipoti, un ruolo che trova particolarmente coinvolgente. “Fare il nonno è una cosa bella e impegnativa. Forse è più bello che essere papà, perché dietro i nipoti vedi un po’ il percorso della tua vita: lo trovo molto coinvolgente.”

L’evoluzione di un allenatore

Dieci anni fa iniziava la storica avventura in Europa League con il Sassuolo. Da allora, Di Francesco ha cercato di migliorarsi, integrando anno per anno nuove conoscenze. “Con i miei alti e bassi ho cercato di migliorarmi, di integrare anno per anno le conoscenze e lo sto facendo anche adesso. E poi è passata l’epoca del Di Francesco integralista, anche se certi principi di gioco mi piace portarli avanti: su tutti cercare di migliorare i giocatori, soprattutto i giovani.”

Le sfide del mercato e del ritiro

Per il Lecce, la partenza di Pantaleo Corvino rappresenta una nuova sfida. “Non penso sia un anno zero perché adesso c’è un responsabile dell’area tecnica come Stefano Trinchera che ha lavorato tanti anni al fianco di Corvino”, ha spiegato Di Francesco.

Il mercato è ancora aperto e Di Francesco ha identificato le aree di rinforzo necessarie. “Sicuramente in attacco dove sono andati via dei giocatori e dove ora siamo ‘corti’. Poi ci serve un terzino destro perché anche lo scorso anno a un certo punto in quella posizione avevamo solo Danilo Veiga e quando è mancato lui ho dovuto adattare altri giocatori e queste cose a me non piacciono tanto.”

Intanto, Banda non si è presentato in ritiro, ma Di Francesco sposa la linea della società. “Su questo sposo la linea della società che credo stia facendo quello che è giusto fare. Poi vedremo.”

Per quanto riguarda le scelte tecniche, Di Francesco ha puntato su Santiago Pierotti. “Direi Santiago Pierotti: è un grande lavoratore e sa fare un po’ tutto. Adesso lo sto facendo lavorare da mezzala, vediamo come va.”

Nikola Stulic potrebbe essere più incisivo. “Nikola non ha espresso tutto il suo valore e spesso nel campionato italiano ci sono stati giocatori che sono esplosi dopo un anno di adattamento. Di sicuro potrebbe succedere anche a lui.”

Lavorare in ritiro con un gruppo non definitivo è complicato. “Per un allenatore è complicato perché non è semplice dare un’identità alla squadra, ma vale per tutti. Lo sappiamo e proviamo ad adattarci.”

Conosce già le caratteristiche dei suoi giocatori, il che rappresenta un vantaggio. “Conosco già le caratteristiche di tutti e posso aggiungerci altro invece di partire dalle basi.”

Rispetto al passato, manca lo spirito di aggregazione. “Rispetto al passato manca lo spirito di aggregazione che c’era prima. Ai miei tempi magari c’erano 15-16 giocatori che si fermavano nella hall dell’hotel a chiacchierare o a fare una partita a carte o a biliardino. Adesso si sta attorno al tavolo e ognuno guarda il suo telefono mentre parla con l’altro.”

Il Mondiale e il gioco

Sul Mondiale, Di Francesco ha apprezzato la Spagna. “La Spagna che per fortuna ha alzato la coppa. È stata la vittoria del gioco, del pensiero. Iniesta raccontava che quando i ragazzini tornano a casa, a loro viene chiesto se si sono divertiti. Da noi, invece, la prima cosa che domandano è se hanno vinto o no. E i risultati si vedono.”

Sebastiano Esposito: la sfida del Cagliari

Sebastiano Esposito si prepara ad affrontare una nuova stagione con la maglia del Cagliari. Dal ritiro di Pontedilegno, l’attaccante rossoblù ha condiviso le sue riflessioni sul rapporto con i fratelli, sull’affetto ricevuto dai tifosi della Sampdoria e sulla decisione di proseguire la propria avventura in Sardegna.

Il classe 2002 ha parlato anche del confronto iniziale avuto con Fabio Pisacane, della volontà di diventare uno dei leader della squadra e del proprio modo di vivere il calcio. L’obiettivo principale non riguarda il numero di gol: per Esposito, ciò che conta maggiormente è contribuire alla salvezza del Cagliari.

Il legame con i fratelli e la Sardegna

“Un legame pazzesco. Da due anni giochiamo tutti con il numero 94, una scelta fatta in nome del nostro quartiere, ‘Cicerone 94’. Ci siamo ritrovati per le vacanze a Castellammare. Abbiamo giocato nel campetto che abbiamo donato al quartiere. Sono venuti a trovarci anche Hernanes, il cantante Olly, sampdoriano, e Fabio Depaoli della Samp che per me è proprio un fratello. Ci siamo tatuati a vicenda.”

L’omaggio dei tifosi della Sampdoria è stato un’emozione. “Non sapevo nulla, è stata un’emozione. Ho lasciato il cuore a Genova, la mia ragazza è di lì. Si è visto che i calciatori sono anche esseri umani. È vero, abbiamo vantaggi economici e di fama, ma ci piace anche aiutare. Per questo abbiamo donato il campetto a Castellammare di Stabia.”

La scelta di Cagliari è stata voluta. “L’ho voluta. Mi sto trovando bene. È una piazza calda, come piace a me, con una tifoseria che nel nostro stadio ci spinge molto. C’è un popolo intero dietro. Il Cagliari è una Nazionale. Io non amo la comfort zone. Ricerco le sfide. E Cagliari, venendo dall’Inter, era la più difficile. C’è un gruppo sano che ha voglia di lavorare. Sarà tosta, perché arrivare è facile, confermarsi è difficile.”

L’obiettivo stagionale e il rapporto con Pisacane

“Non seguo le statistiche e non mi pongo obiettivi. E non sono neppure uno che cerca di segnare a ogni costo. Se devo dire una cosa che ho in testa è che voglio salvarmi.”

Il rapporto con Pisacane è migliorato. “Ci parliamo in napoletano. Ora va benissimo. Ha equilibrio ed è bravo nella gestione dello spogliatoio e delle situazioni. Ma pensi che tutto è cominciato con uno scontro. In Verona-Cagliari mi fece riscaldare senza poi farmi entrare. Poi ci fu un diverbio. Allora sono andato nel suo stanzino a chiedergli spiegazioni. Ci siamo confrontati. È uno schietto, vero. Ci siamo capiti e adesso è un bel rapporto.”

Il ruolo nel gruppo

“Dopo un colloquio con la società ho chiesto di essere più responsabilizzato nel ruolo. Di essere leader. Come Deiola e Caprile. Mi piace aiutare i giovani e bacchettarli anche perché, pur avendo solo 24 anni, qualche partita ce l’ho nel curriculum.”

Scritto da Francesca Lombardi