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Evoluzione delle berline premium giapponesi: potenza e tecnologia

Un'analisi delle principali berline di lusso giapponesi, dai motori V8 degli anni ’80 alle soluzioni high‑tech dei primi anni 2000.

Negli anni Ottanta la combinazione di una bolla economica globale e la rapida diffusione dell’elettronica ha spinto le case automobilistiche giapponesi a reinventare la berlina di prestigio. Una riforma fiscale introdotta nel 1989 ha, inoltre, attenuato lo svantaggio delle grandi cilindrate, rendendo più appetibile l’adozione di motori potenti nei veicoli di alta gamma. Il risultato è stato un nuovo concetto di lusso, dove potenza e tecnologia sono diventati elementi imprescindibili, particolarmente mirati al mercato statunitense.

Toyota Century: dalla solidità del V8 al silenzio del V12

Nel 1982 la Toyota Century ha introdotto un V8 quattro litri segnando un passo decisivo verso la potenza senza trascurare l’eleganza tradizionale. Dopo quindici anni, nel 1997, è arrivata la seconda generazione: la carrozzeria è rimasta fedele alle linee classiche, ma sotto il cofano è comparso un V12 cinque litri progettato per ridurre vibrazioni e fornire una coppia più regolare. Questo motore ha consolidato la Century come simbolo di continuità e lusso per istituzioni e grandi aziende.

Mitsubishi Debonair: innovazione progressiva dal 1986 al 2000

Dopo 22 anni di produzione, nel 1986 la Mitsubishi Debonair V ha abbandonato la trazione posteriore a favore della trazione anteriore, introducendo motori V6 2.0 e V6 3.0. Tra le novità spiccavano la climatizzazione a zone separate, il telefono vivavoce e una versione sportiva “3000 Royal AMG” sviluppata con un preparatore tedesco. La terza serie del 1992 ha portato versioni V6 3.0 e V6 3.5 insieme a un sistema laser per il controllo della distanza. Nel febbraio 2000 le Debonair sono state sostituite da Proudia e Dignity, equipaggiate rispettivamente con V6 3.5 o V8 4.5 GDI passo allungato a 5,34 m per la versione limousine e dotate di telecamere e radar per un nuovo pacchetto di assistenza alla guida.

Nissan Cima, Lexus LS e Infiniti Q45: la gara delle prestazioni

La Cima del 1988 ha rappresentato la prima berlina giapponese con un V6 bialbero turbo. La versione Type II Limited erogava 255 CV e aggiungeva sospensioni pneumatiche a controllo elettronico. Le successive serie Y32 (1991) e Y33 (1996) hanno integrato anche un V8 4,1 litri creando il fenomeno Cima, che ha dimostrato come il lusso giapponese potesse coniugare personalità e prestazioni. Nel 1989, Toyota ha lanciato negli Stati Uniti la Lexus LS 400 (Celsior in patria) con un V8 quattro litri da 250 CV silenziosità, eccellente qualità costruttiva e servizio post-vendita. Nissan ha risposto con la Infiniti Q45 dotata di un V8 4,5 litri da 278 CV e sospensioni idrauliche attive su richiesta. La LS è stata aggiornata nel 1994 e nel 1997 ha ricevuto la tecnologia VVT-i, mentre la Q45 ha adottato nel 1996 un V8 4,1 litri. Nel 2000 la LS è evoluta nella LS 430, dotata di un V8 4,3 litri.

President e Crown Majesta: eleganza su misura per clienti esigenti

Nel 1990 la Nissan President JHG50 ha compiuto il primo salto generazionale dal 1973, estendendo la lunghezza a 5,23 m e proponendo un V8 4,5 litri da 270 CV sospensioni multilink e, su richiesta, un sistema idraulico attivo. Nissan ha dichiarato un livello di rumorosità interno di 62 dB a 100 km/h; nel 1993 è stato introdotto anche l’airbag per i passeggeri posteriori. Dal 1991, la Toyota Crown Majesta si è posizionata tra la Crown e la Celsior, con una scocca portante, V8 quattro litri da 260 CV e sospensioni pneumatiche a quattro ruote controllate elettronicamente. Nel 1992 è arrivata la versione i-Four a trazione integrale. Non era una Century meno solenne, ma una berlina pensata per essere guidata, dimostrando che alla fine del secolo il Giappone aveva padroneggiato entrambe le idee di lusso.

Scritto da Francesca Lombardi